29 Gennaio Gen 2016 1416 29 gennaio 2016

La rivoluzione delle donne magistrato

Hanno raggiunto il 50,7% di incarichi rispetto al 49,3% dei colleghi uomini. Una svolta considerando che l'accesso per il gentil sesso è stato introdotto solo nel 1963. Il vicepresidente del Csm: «Un passaggio storico».

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Un passo in avanti significativo per la parità di genere in magistratura: rispetto agli anni scorsi nella popolazione dei magistrati in servizio si è ribaltato il rapporto tra uomo e donna, pur rimanendo vicino alla parità: 50,7% di donne, e 49,3% di uomini. Un dato che si legge nella relazione del procuratore generale della Cassazione Pasquale Ciccolo.
«Ci sono più donne in magistratura»: lo ha sottolineato anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, in visita al tribunale di Gela.

UN PASSAGGIO STORICO
«Dall’inizio della nostra consiliatura abbiamo conferito 252 incarichi direttivi e semidirettivi, un numero rilevante. Ne rimangono pendenti altri 209 di quelli già banditi e istruiti. Abbiamo un notevole aumento di incarichi direttivi e semidirettivi delle donne», ha spiegato, «che porta finalmente ad un riequilibrio molto importante dei magistrati donna. Siamo in presenza di un turnover, di un ricambio molto esteso». Che Legnini ha definito addirittura «un passaggio storico e un’autentica palingenesi».

L'ACCESSO ALLA MAGISTRATURA SOLO 50 ANNI FA
Una piccola rivoluzione, se si considera che alle donne l’ingresso delle donne in magistratura risale in Italia solamente al 1963, quando la legge n. 66 regolamentò «l’ammissione della donna ai pubblici uffici ed alle professioni». E il primo concorso aperto alle candidate donne fu indetto nel maggio dello stesso anno.

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