21 Gennaio Gen 2016 1604 21 gennaio 2016

Gravidanza, (non) diamoci un taglio

L'episiotomia è un intervento che serve per rendere più agevole il parto. Ma è una pratica sempre più temuta dalle future madri. Alcuni la considerano traumatica e obsoleta, ma a volte può essere necessaria.

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nascita parto

Si chiama episiotomia ed è il taglio del perineo che viene praticato alle partorienti per prevenire gravi lacerazioni della vagina. Una pratica piuttosto comune, ma che sempre più donne rifiutano. Succede, ad esempio, negli Stati Uniti, dove una donna che si è vista praticare l'episiotomia, pur avendo espressamente chiesto al medico di non farla, ha fatto causa. E ha vinto.

NON DEVE ESSERE UN INTERVENTO DI ROUTINE
Quella della donna è stata salutata come una grande vittoria dall'associazione Improving Birth, che si batte per migliorare le condizioni del parto e combattere le pratiche considerate obsolete e traumatiche o lesive della salute della donna. Ma l'episiotomia è davvero una pratica obsoleta? La ginecologa Paola Piffarotti, intervistata da Vanity Fair, non ha dubbi: «Va praticata quando è necessaria». Incidere i genitali esterni, quindi, non è imprescindibile e non deve essere considerato come un intervento di routine.

EFFETTI COLLATERALI
Lo scopo dell'episiotomia è allargare il canale del parto durante la fase espulsiva, e può rivelarsi molto utile nelle prime gravidanze o quando le dimensioni del nascituro sono notevoli. Gli effetti collaterali esistono: dai dolori post partum, alla difficoltà di sedersi e camminare normalmente nei primi giorni fino alla difficoltà nei rapporti sessuali. In Italia, l'episiotomia viene praticata nel 60% delle gravidanze al Nord, percentuale che sale al 66% nelle regioni del Centro e all'80% al Sud.

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