15 Gennaio Gen 2016 1235 15 gennaio 2016

Accoglienza sì, solidarietà no

La Svizzera segue l'esempio della Danimarca, confiscando i beni dei migranti per pagare le spese di accoglienza. Ma il commissario Nils Muiznieks ammonisce: «Potrebbe essere una violazione della dignità umana».

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++ Svizzera come Danimarca, confisca beni ai rifugiati ++

Non sempre accoglienza è sinonimo di solidarietà. Chiedere, per averne conferma, a Svizzera e Danimarca. A qualche giorno di distanza dalla decisione di Copenhagen di sequestrare i beni dei migranti per pagare il soggiorno nei centri dedicati, gli elvetici ha deciso di adottare la stessa misura. I rifugiati saranno costretti a consegnare i propri beni fino a coprire l'ammontare di 10 mila franchi svizzeri.

IL PRECEDENTE DANESE
A riferirlo è la radio svizzera Srf, secondo cui ai rifugiati verrebbe consegnato un volantino che li invita a consegnare i propri beni in cambio di una ricevuta. La norma ricorda in tutto e per tutto quella già approvata dal governo danese, che ha trovato un accordo insieme alle forze politiche xenofobe che lo sostengono e agli oppositori socialdemocratici. Il provvedimento, che in molti hanno paragonato alla sistematica spoliazione di beni di cui erano vittima gli ebrei ai tempi del Nazismo, ha suscitato innumerevoli polemiche, non solo tra l'opinione pubblica ma anche tra le istituzioni.

IL MONITO DEL COMMISSARIO
Nils Muiznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d'Europa, ha espresso la propria perplessità e preoccupazione in una lettera inviata al ministro danese per l'Immigrazione Inger Stojberg: «Ritengo che tale misura possa essere una violazione della dignità umana delle persone a cui viene applicata», ha scritto il commissario, che si è detto letteralmente «sgomento».

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