12 Gennaio Gen 2016 1803 12 gennaio 2016

Colonia, obiettivo Carnevale

Mentre la città tedesca, ancora scossa dalle violenze di Capodanno, si prepara al giovedì grasso dedicato alle 'zitelle', le femministe italiane si chiedono come agire per condannare il machismo e non cadere nel pericolo razzismo.

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I fatti del Capodanno di Colonia (descritti con minuziosa precisione in un documento della polizia) hanno gettato un'ombra sul dibattito riguardante l'immigrazione. E ha coinvolto, loro malgrado, anche le associazioni femministe, da più voci invitate a una presa di posizione che condanni non solo le molestie in sé, ma anche il maschilismo di un certo Islam che, secondo alcuni, sarebbe alle origini di tutto. Lo sguardo di tutti, intanto, è rivolto alla prossima, importante festività a rischio che coinvolge la città di Colonia: il celebre Carnevale delle zitelle, previsto per il 4 febbraio.

LA VIOLENZA NON HA RELIGIONE
La tradizione vuole che nel corso del giovedì grasso, le donne della città siano autorizzate a sfilare tagliando le cravatte agli uomini presenti, offrendo in cambio un bacio. Potrebbe trattarsi, effettivamente, dell'occasione perfetta per seppellire le violenze di Capodanno con una manifestazione gioiosa dove le donne sono protagoniste e, soprattutto, rispettate. La galassia dei femminismi italiani in questi giorni si sta interrogando sul da farsi: se, da una parte, si continua a respingere l'equazione secondo cui Islam e sessismo coincidono, dall'altra c'è l'intenzione di lanciare un messaggio forte contro tutte le forme di violenza ai danni delle donne, quale che sia l'origine.

IL PERICOLO STRUMENTALIZZAZIONI
Il Corriere della Sera ha intervistato alcune delle attiviste più in vista. Lea Melandri sostiene che bisogna sì andare a Colonia, ma anche pensare a una manifestazione tutta italiana. Per SNOQ parla invece Cristina Comencini: «Bisogna andare tutti quanti e vorrei maschi che venissero a dimostrare di essere illuminati». «Dovremmo interrogarci sul machismo che esiste in tutte le culture», dice Loredana Taddei, mentre Lorella Zanardo mette in guardia dal rischio di strumentalizzazioni.

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