10 Dicembre Dic 2015 1247 10 dicembre 2015

La Lega vince sul burqa

La giunta Maroni ha modificato le regole di accesso agli ospedali e alle strutture regionali: vietato l'ingresso a volto coperto. È prevista la rimozione del velo integrale.

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Dopo un'interrogazione della Lega Nord, la giunta regionale lombarda ha approvato la delibera che dal primo gennaio vieta il niqab e il burqa negli ospedali e nelle strutture regionali. Il divieto non vale per le donne che indossano hijab, khimar e chador, indumenti che non coprono il volto. Dopo la riunione della Giunta, durante la conferenza stampa è stato lo stesso governatore Roberto Maroni a riferire le modifiche effettuate: «Abbiamo adeguato il regolamento e ora chi controlla gli ingressi potrà non far entrare chi si presenta con il volto coperto», ha affermato il governatore.

SE PRESENTE, IL VELO VERRÀ RIMOSSO 
«Tutti dovranno essere riconoscibili, abbiamo semplicemente reso attuativo l’articolo 5 della legge Reale del 22 maggio 1975, che vieta di presentarsi in pubblico mascherati senza una giustificazione» ha affermato l'assessore regionale alla sicurezza Simona Bardonali. Sulle modalità con le quali il nuovo regolamento dovrà essere affrontato, l'assessore specifica: «Decideranno le singole strutture, noi abbiamo adeguato il regolamento a una legge nazionale. I soggetti dovranno essere identificati e, se presente, si procederà all’eventuale rimozione del velo integrale».

UNA MISURA PRECAUZIONALE DOPO I FATTI DI PARIGI
Il regolamento è stato modificato in tempi brevissimi. Dopo gli attentati di Parigi si è fatto sentire Fabio Rolfi, vicecapogruppo della Lega Nord. «Questa esigenza nasce da una crescente presenza di donne di religione islamica, con velo integrale, che rende impossibile il riconoscimento immediato di questi soggetti», ha affermato. «Alla luce dei recenti accadimenti che hanno sconvolto l’Europa non possiamo permetterci nessun genere di leggerezza, ma soprattutto non intendiamo accettare che siano consentite pratiche religiose antitetiche con la nostra cultura e che possano, potenzialmente, mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini», conclude.

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