4 Dicembre Dic 2015 1641 04 dicembre 2015

Le strane alleanze contro l'utero in affitto

Da una parte le femministe di SNOQ, dall'altra Mario Adinolfi, Giovanardi e il Vaticano: la maternità surrogata (almeno in Italia) non piace a nessuno.

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Che cos'hanno in comune Mario Adinolfi e le donne di Se Non Ora Quando Libere? Ben poco, ma c'è una battaglia che li accomuna: quella condotta contro la pratica della maternità surrogata, o volgarmente dell'utero in affitto. Il 4 dicembre 2015 sul sito cheliberta.it è stato pubblicato un appello firmato da numerose e numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e della società civile. Il loro obiettivo è chiaro: «Vogliamo che la maternità surrogata sia messa al bando».

L'OMOFOBIA NON C'ENTRA
L'appello è rivolto a tre delle principali isitutizioni europee, «Parlamento, Commissione e Consiglio», e si basa sull'idea che la maternità surrogata sia una forma di sfruttamento del corpo femminile, spesso ai danni delle donne in grosse difficoltà economiche. «Una madre non è un forno», spiega Cristina Comencini a Repubblica. I firmatari dell'appello respingono le accuse di omofobia: il loro scopo, infatti, è impedire a tutte le coppie, e non solo a quelle omosessuali, di ricorrere alla maternità surrogata. Tra i nomi coinvolti, Francesca Neri, Claudio Amendola, Peppino Caldarola, Ricky Tognazzi, Dacia Maraini e molti altri.

CONSENSO TRASVERSALE
Il 3 dicembre anche il Vaticano, nella persona di don Pegoraro, della Pontificia Accademia per la Vita, aveva espresso la propria preoccupazione per la pratica dell'utero in affitto, proiezione di «una pretesa di dominio e di potere sulla procreazione umana». L'appello di SNOQ trova anche un alleato che condivide un percorso politico e di vita probabilmente molto diverso dalle attiviste: Carlo Giovanardi. Il senatore ha dichiarato che bisogna evitare «di aprire la porta a pratiche aberranti e offensive per la dignità delle donne».

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