19 Novembre Nov 2015 1725 19 novembre 2015

Stipendi, parità di genere tra 118 anni

In base agli attuali tassi di crescita, le donne otterrano la stessa paga degli uomini tra oltre un secolo. Lo spiega il report annuale del World Economic Forum, che non vede eccellere l'Italia.

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Se non vedete l'ora che il gender gap tra uomini e donne venga colmato, vi conviene mettervi l'anima in pace, augurarvi una lunga vita e aspettare pazientemente 118 anni. Secondo il Global Gender Gap Report del World Economic Forum, infatti, le donne otterrano uno stipendio pari a quello degli uomini solo nel 2133.

GUADAGNARE CON LENTEZZA
Il report del WEF ha spiegato che gli stipendi che le donne ottengono nel 2015 sono equiparabili a quelli che gli uomini guadagnavano nel 2006. Ma il tasso di crescita delle buste paga al femminile è così lento che bisognerà attendere un secolo abbondante prima di colmare il divario. Non sono ancora chiari i motivi di questa lentezza. Alcuni studiosi additano come causa la crisi del 2008. Altri, invece, sostengono che le cause vadano ricercate nel sistema-lavoro: nonostante le tutele legali nei confronti delle donne, infatti, i ritmi lavorativi sarebbero ancorati al vetusto modello che continua a vedere l'uomo come colui che «si guadagna la pagnotta», mentre le donne sono ancora considerate per il loro ruolo 'casalingo'.

ITALIA POCO EQUA
Il rapporto del WEF conferma ciò che già molte associazioni sostengono: il gender gap è dannoso per l'economia, così come tutte le altre forme di discriminazione, legate alla razza, alla religione o all'orientamento sessuale, che impediscono alle persone di tutte il mondo di dispiegare il proprio autentico potenziale. La parità, però, non va conquistata solo sulle buste paga, ma in tutti gli aspetti che riguardano la società, a partire dalle opportunità educative. Lo studio del WEF infatti, per determinare il gender gap prende in considerazione anche l'istruzione, la salute e la rappresentanza politica. Tenendo in considerazione tutti questi parametri, l'Italia rimane fuori dalla top ten dei Paesi virtuosi (è al 41esimo posto): presenti invece Islanda, Norvegia, Finlandia, Svezia, Irlanda, Ruanda, Filippine, Svizzera, Slovenia e Nuova Zelanda. Il nostro Paese ottiene il risultato migliore nella classifica sulla rappresentanza politica, dove aggunata il 24esimo posto. Meno bene istruzione e salute (58esimo e 74esimo posto), pessima la condizione lavorativa che ci vede al 111esimo posto su 145.

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