6 Novembre Nov 2015 1109 06 novembre 2015

Caso Ruben, il prefetto annulla l'atto di nascita

Cancellato il doppio cognome del bimbo - figlio di due donne sposate in Spagna - e l'indicazione del nome della seconda madre. Il Comune di Napoli guidato da Luigi de Magistris presenterà ricorso al Tar.

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Alla fine è accaduto: il prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, ha annullato d'ufficio l'atto di nascita di Ruben, il bimbo con due madri trascritto nel registro dello Stato civile il 30 settembre. Una decisione contro la quale l'Amministrazione Comunale guidata da Luigi de Magistris ricorrerà al Tar Campania. Il provvedimento della prefettura è arrivato in assenza dell'intervento del sindaco al quale il prefetto, lo scorso 28 ottobre, aveva inviato una diffida in cui si «invitava» a procedere all'annullamento. Il provvedimento attuato dal prefetto Pantalone cancella così dall'atto di nascita le parti non previste dalla legge italiana: il doppio cognome del bambino e l'indicazione del nome della seconda madre che, nell'atto di trascrizione, era stato inserito nella sezione in cui normalmente si indica il nominativo del padre. Nel provvedimento, inoltre, si affida a de Magistris il compito di «annotare gli estremi dell'atto così come modificato nel registro dello stato civile».
Il prefetto ha quindi eseguito d'ufficio le modifiche chieste al sindaco e non arrivate entro il 5 novembre, termine che era stato concesso all'Amministrazione per intervenire. La Prefettura ha anche spiegato che non era stata concessa «alcuna proroga al sindaco» contrariamente a quanto era stato fatto sapere da fonti dell'ufficio stampa del Comune. Qui la nostra intervista al giurista Francesco Pisano sulla vicenda.

LE TAPPE DELLA VICENDA
La vicenda ha avuto inizio quando Daniela Conte, napoletana e madre biologica del bimbo, e Marta Loi, sarda, regolarmente sposate in Spagna dove vivono, si sono recate presso gli uffici anagrafe iberici per far trascrivere l'atto di nascita del loro bambino nato il 3 agosto con l'inseminazione. Qui sono venute a sapere che la Spagna, pur trascrivendo l'atto, non poteva concedere un documento d'identità al piccolo perché figlio di un'italiana. Il documento - come hanno spiegato le due donne - è indispensabile per poter viaggiare, ma soprattutto per poter usufruire dell'assistenza sanitaria. Si sono rivolte così al Consolato generale d'Italia che però ha respinto la richiesta. Un rifiuto che non ha abbattuto Daniela e Marta che hanno così deciso di rivolgersi al Comune di Napoli per ottenere la registrazione. In venti giorni, il sindaco de Magistris ha accolto la richiesta e il 30 settembre ha provveduto alla trascrizione con quella che lui stesso ha definito «un'interpretazione originale, ma costituzionalmente orientata». Nell'atto si è inserito il doppio cognome e si è indicato come 'padre' il nome della seconda madre. Ma la Prefettura a questo punto ha chiesto al Comune tutta la documentazione per procedere a «una valutazione» che si è conslusa il 5 novembre con esito negativo, l'invio della diffida e l'annullamento d'ufficio.

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