13 Agosto Ago 2015 1202 13 agosto 2015

«Ma quale dieta, correte di più»

Non importa che cosa si mangia, ma quanta attività fisica si svolge. È quanto emerge da uno studio sulle cause dell'obesità. Finanziato, però, dalla Coca Cola.

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«Affidare la ricerca sull'obesità alle industrie alimentari è come affidare a Dracula la banca del sangue». La suggestiva quanto efficace similitudine arriva da un editoriale del British Medical Journal e riassume la crescente preoccupazione da parte degli ambienti medici per la tendenza sempre più accentuata che vede importanti multinazionali commissionare indagini e ricerche sugli effetti di bevande ultrazuccherate, patatine e hamburger sulla salute.

BOLLICINE E FINANZIAMENTI
L'ultima azienda ad adottare questa strategia è stata la Coca Cola, che, secondo Repubblica, ha deciso di supportare con ben 5 milioni di dollari il Global Energy Balance Network, un gruppo no profit che ha l'obiettivo di combattere l'obesità degli statunitensi. Gli esperti e gli scienziati che lavorano per la GEBN sostengono di aver trovato una soluzione che soddisferà palato, salute e bilanci aziendali. In poche parole: non importa ciò che mangi, l'importante è che ti muovi. Ingozzarsi, in altre parole, di cibi poco salutari non è poi questo gran problema, se l'abbuffata viene bilanciata con una costante attività fisica.


SCONTRO TRA SCIENZIATI
Basta farsi un giro sui canali social della GEBN per capire quanto l'organizzazione sia devota alla promozione dell'attività fisica. Quasi assenti, invece, i post che mettono in guardia da un'alimentazione sregolata. Ma a James Hill e a Gregory Hand, due eminenti scienziati che dirigono il GEBN sostenendone e condividendone le tesi, fanno eco altre personalità importanti, come Scott Grundy, direttore del Centro per la nutrizione umana presso l'Università del Texas. Intervistato dal Guardian, nega con decisione che per annullare gli effetti negativi del cibo spazzatura sia sufficiente fare attività fisica. Questa è importante, ma in definitiva l'obesità è causata in maggior parte dall'errata alimentazione. Anche perché, obesità o meno, l'assunzione smodata di zuccheri da parte della popolazione sta causando una vera e propria epidemia di diabete.

MENO ZUCCHERI, MENO SOLDI
Non si può poi fare a meno di notare, come sottolineato dal New York Times, che negli ultimi vent'anni gli americani hanno tagliato del 20% il consumo di bevande zuccherate, anche in virtù delle continue campagne a favore di un'alimentazione sana e del conseguente aumento di consapevolezza riguardo i rischi per la salute di una dieta sregolata. Un serio problema per i bilanci del gruppo, che non è il solo a vedere minacciata la propria posizione sul mercato: McDonald, per la prima volta negli ultimi 40 anni, tra il 2014 e il 2015 è stata costretta a chiudere negli USA più punti di ristoro di quanti non ne abbia aperti. Kraft, Pepsi e Nestlé sono altre tre aziende che hanno finanziato studi su obesità e alimentazione.

DICHIARAZIONE D'INDIPENDENZA
James Hill della GEBN, intanto, ha rilasciato una dichiarazione che allontana da sé le polemiche degli ultimi giorni: «Le nostre ricerche sono indipendenti e non sono sottoposte all'approvazione preventiva da parte di Coca Cola Company». La polemica tra scienziati indipendenti e scienziati finanziati dalle multinazionali è solo all'inizio.

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