10 Luglio Lug 2015 1538 10 luglio 2015

Stai male? Non cercare online

Il 35% degli adulti si rivolge ai motori di ricerca quando non si sente bene. Una ricerca rivela quanto affidarsi a «dottor Google» sia pericoloso.

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Certo, si potrebbe andare dal medico. Ma c'è la coda, bisogna pagare, e soprattutto, bisogna uscire di casa. A tentarci si si mettono anche i motori di ricerca, Google in testa, considerati ormai da molti alla stregua di oracoli. E allora perché non cercare la risposta a quella macchia sulla pelle, a quel dolorino improvviso a quel malessere, proprio online? Lo fanno in tanti: circa il 35% degli adulti. Peccato che spesso e volentieri le risposte che ci trovano non siano utili o si rivelino addirittura fuorvianti, come dimostra un'indagine di Guido Zuccon della Queensland University Technology Information Systems School di Brisbane, in Australia.

SAPERE COSA CERCARE
Secondo i dati di Google, su cento miliardi di ricerche al mese una su venti riguarda la salute. Ovviamente, come in tutte le cose, è importante l'utilizzo che si fa dello strumento 'cerca'. Se si inseriscono termini appropriati e si utilizza il gergo medico corretto le ricerche si rivelano in molti casi utili, se al contrario, si digitano sulla tastiera i presunti sintomi sperando di trovare una descrizione completa della malattia e la cura per guarire si finisce in una spirale di cattiva, e in alcuni casi anche pericolosa, informazione. Per provarlo, Zuccon ha fatto vedere foto di condizioni comuni come calvizie, itterizia, psoriasi ad alcuni volontari chiedendo loro di scrivere nella stringa di ricerca parole le chiave che avrebbero scelto per volerne saperne di più. Nel caso dell'itterizia, ad esempio, i partecipanti hanno cercato combinazioni come «occhi gialli» e «la parte bianca dell'occhio diventa giallo-verde». «Ebbene, appena tre dei primi dieci risultati emersi di volta in volta si sono rivelati davvero utili alla diagnosi fai da te, solo metà avevano una qualche rilevanza con la domanda. Stando così le cose, molti continuano a brancolare fra miliardi di siti oppure si fanno andar bene informazioni scorrette, che possono provocare danni anziché essere utili», ha spiegato Zuccon.

ATTENTI ALLA CYBERCONDRIA
A furia di cercare sul web in modo spasmodico e ansiogeno poi, si potrebbe finire per ammalarsi davvero. Di cybercondria. E in questi casi un banale mal di testa da raffreddamento può trasformarsi agli occhi dell'internauta anche in un tumore al cervello. «Questo dipende in parte dai pregiudizi della persona, che si fa sopraffare dall'ansia e tende a prendere per buone le notizie peggiori, ma in parte è 'colpa' anche del modo in cui lavorano i motori di ricerca: le pagine sui tumori al cervello sono più popolari di quelle sull'influenza per cui si viene inevitabilmente indirizzati verso le prime», ha sottolineato il ricercatore. Per quanto costo tempo e denaro, è ancora meglio andare dal medico.

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