Il progetto 5 Febbraio Feb 2015 1338 05 febbraio 2015

Lavorare smart si può

Cisco e Piano C propongono idee concrete. Per migliorare la vita delle professioniste.

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Riccarda Zezza, Presidente di Piano C.

A noi il lavoro piace smart, agile, flessibile. Impossibile? No, affatto. Basta metterci la testa. Come hanno fatto Cristina Coppellotti, Giuditta Deodato e Mara Pieracci, tre donne tra i 29 e i 42 anni, che hanno appena partecipato a un progetto – il primo in Italia – innovativo: C to work. soluzioni senza precedenti per far innamorare donne e lavoro.
Liaison dangereuse, quella tra le donne italiane e l’occupazione. Gli ultimi dati Istat parlano chiaro: in Italia lavora solo il 46,8% delle donne (in Europa, in media, il 58,8%!) e nella metà dei casi, a parità di qualifica, le donne guadagnano di meno. Le cose peggiorano per le madri lavoratrici: il 42% di loro lamenta la difficoltà a conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari, per mancanza di flessibilità degli orari e carenza di nidi e asili. Il 22% delle donne occupate perde il lavoro a due anni dalla nascita del primo figlio e la percentuale raddoppia quando i figli sono più di uno.

LE COSE POSSONO CAMBIARE
Sicure che non si possano cambiare le cose? Cisco, aziende leader nella fornitura di apparati di networking, e Piano C, il primo coworking in Italia con cobaby: tu lavori in uno spazio condiviso e nell’altra stanza, a prezzi calmierati, ci sono delle educatrici a prendersi cura del tuo bimbo piccolo, hanno sostenuto per quattro mesi Cristina, Giuditta e Mara con attività di formazione specialistica e studio per mettere nero su bianco alcune idee concrete che, se applicate, renderebbero davvero migliore la vita delle donne che lavorano.

«SPERIAMO CHE LE NOSTRE IDEE PRODUCANO INNOVAZIONE»
#ideesmartworking è l’hashtag rilanciato in rete dal progetto che si è concentrato sul cosiddetto «lavoro agile», quello che favorisce la flessibilità, il lavoro per obiettivi, anche da remoto (ad esempio da casa, dal parco), che premia i risultati e non il numero di ore passate alla scrivania, che favorisce la produttività e una migliore conciliazione tra vita privata e professione (work-life balance, la chiamano gli americani). Un lavoro agile che oggi in Italia appare ancora come una chimera. Ma che si può fare, dicono invece Cristina, Giuditta e Mara: le loro idee hanno convinto manager come Davide Formica, di Cisco Italia, esperte come Fiorella Crespi del Politecnico di Milano e politiche come Chiara Bisconti, assessore al comune di Milano. «Sono idee originali, nuove, diverse, come il lavoro e il percorso fatto da chi le ha prodotte», ha commentato Riccarda Zezza, Presidente di Piano C. «Sogniamo anche che siano utili, che siano messe in pratica, che ispirino dei cambiamenti, che producano innovazione, che qualcuno anche nel mondo politico le raccolga e le metta in pratica».

Ecco tre delle idee più interessanti e meno dispendiose per diffondere la cultura dello smart working in Italia:
1. Far conoscere lo smart working: l’Italia è fatta di micro e piccole imprese che magari a parole sono anche interessate al lavoro agile (telelavoro, lavoro da remoto) ma poi nella pratica non sanno come organizzarlo o non hanno tempo per pensarci perché assorbiti dalla mole di lavoro quotidiano. Perché le amministrazioni pubbliche non creano un infopoint per lo smartworking, un servizio per le aziende e per le persone, per studiare i singoli casi e aiutare anche le piccole aziende in questo nuovo modo di organizzazione del lavoro?
2. Restyling delle aziende: è stato dimostrato che esiste una diretta conseguenza tra l’ambiente fisico e le performance aziendali. Lavoro agile significa anche creare in azienda spazi di socializzazione dove poter usufruire di servizi (palestra, ristorante, ma anche angolo conversazione, spazio per il riposo o per la meditazione) che rendono l’ufficio più simile a una casa, un luogo dove stare bene e dove liberare le proprie energie creative. Gli neuroscienziati hanno dimostrato che la felicità in ufficio incrementa del 12% la produttività di chi lavora: un investimento su uffici più moderni e confortevoli è un investimento sul futuro economico dell’azienda stessa.
3. Bonus fiscali: è vero, i tempi sono duri per le casse pubbliche, ma perché non estendere i bonus per le ristrutturazioni e quelli per i mobili pensati per i privati anche alle aziende? Cambiare l’ufficio, rendere gli spazi più aperti e più comodi per chi ci lavora, con postazioni mobili e scambiabili al posto delle canoniche e vetuste scrivanie, favorirebbe un lavoro smart e agile. Poter scaricare fiscalmente queste spese mirate a un lavoro ‘più agile’ aumenterebbe il numero di aziende, anche di piccole dimensioni, propense al cambiamento.

MILANO È LA CITTÀ CHE STA INVESTENDO DI PIÙ
Per ora, almeno per chi vive a Milano, città che sullo smartworking sta investendo più che ogni altra in Italia, segnare in agenda la data: il 25 marzo si terrà la Seconda Giornata di Lavoro Agile. Lo scorso anno sono state 100 le aziende e gli enti che hanno aderito permettendo ai loro dipendenti che lo desideravano di lavorare almeno per un giorno da casa, dal bar, dal parco o da una postazione di coworking. È stato calcolato che sono state risparmiate due ore in spostamenti e ridotto dell’1% l’inquinamento del traffico stradale. La soddisfazione di chi ha partecipato non è possibile calcolarla numericamente, ma basti sapere che tutti sono pronti a fare il bis.

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