PRIMA VOLTA 7 Ottobre Ott 2012 1806 07 ottobre 2012

A 15 anni si "debutta". Senza condom

Si abbassa l'età del primo rapporto. Gli adolescenti si sentono maturi, ma non conoscono i rischi.

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I ragazzi sentono di essere diventati "maturi" più in fretta rispetto ai loro genitori. Ma dimostranon di non conoscere bene i rischi a cui vanno incontro.

Getty Images - (c) Bruce Grenville Matthews

Le 70enni di oggi hanno aspettato, in media, fino ai 21 anni, prima di cominciare la loro vita sessuale (fonte: Isi, Indagine sulla sessualità degli italiani). I loro nipoti (maschi e femmine), invece, vivono la loro “prima volta” a 15 anni e mezzo.  È il risultato di una ricerca condotta da Donatella Panatto, docente dell’Università di Genova, che fra il 2008 e il 2011 ha intervistato, attraverso un questionario anonimo, gli studenti fra i 14 e i 26 anni, di cinque città italiane: Genova, Torino, Firenze, Sassari e Cagliari.
Negli ultimi dieci anni, secondo l’indagine, l’età media del primo rapporto si è abbassata, e i partner delle ragazze hanno in media due o tre anni più di loro, mentre i maschi si accompagnano soprattutto alle coetanee. I dati sono in linea con la media degli altri Paesi dell’Europa meridionale.
UNA VITA SOCIALE PRECOCE
Ma che cosa è cambiato rispetto al passato? «La società, gli stili di vita. I ragazzi», ha spiegato la Panatto, «cominciano la loro vita sociale sempre prima, e hanno più possibilità di viaggiare, di incontrare e frequentare altri giovani, magari anche di altre nazionalità. In definitiva, sentono di essere diventati “maturi” più in fretta, e danno meno importanza al discorso della “prima volta”. In sintesi, se iniziano a frequentare una persona, a loro sembra normale iniziare anche un rapporto sessuale».
Le risposte dei ragazzi hanno mostrato anche un altro fenomeno curioso: chi “debutta” precocemente, nel corso della sua vita, avrà anche un numero più elevato di partner, rispetto agli altri.

Solo il 50% degli adolescenti italiani utilizza il profilattico.

Getty Images/iStockphoto

I RISCHI, QUESTI SCONOSCIUTI
Il problema è che, però, i giovanissimi non sembrano abituati a usare il preservativo, che è l’unico metodo contraccettivo in grado di proteggerli dalla malattie a trasmissione sessuale: solo il 50% di loro, circa, lo utilizza. E fino ai 22-24 anni i ragazzi non hanno una reale percezione del rischio che corrono: anche chi usa le precauzioni, lo fa più che altro per mettersi al riparo da una gravidanza non desidera.
Ancora più dei maschi, rischiano le loro coetanee: i loro partner, di solito più grandi, spesso hanno avuto già diverse esperienze sessuali non protette: «I ragazzi avrebbero bisogno di capire a che cosa vanno incontro: non bastano le campagne pubblicitarie. È necessaria una formazione continua e sarebbe importante che anche le scuole partecipassero», ha spiegato la dottoressa.
VINTI DA PREGIUDIZI E FALSI MITI
Insomma, gli adolescenti si credono più maturi, ma in realtà non dispongono di tutte le informazioni necessarie: «I giovani di oggi si avvicinano alla sessualità con più disinvoltura», ha spiegato Antonio Dessì, psicologo sessuologo, «e hanno più facilità ad avere contatti intimi precocemente: i sessuologi lo vedono durante i corsi di educazione sessuale. Ma questi ragazzi spesso sono sprovveduti, e hanno un sacco di pregiudizi e stereotipi: non hanno quasi nessuna informazione sul contagio delle malattie a trasmissione sessuale, che non a caso sono in aumento tra i giovani. Inoltre, i loro falsi miti diventano terreno fertile per costruire una sessualità non soddisfacente in età adulta».
COLPA DELLA "CULTURA DELL'OSTENTAZIONE"?
È anche “colpa” della tecnologia, e della velocità con cui il web trasmette i messaggi legati a queste tematiche: «Si sta sviluppando una cultura dell’ostentazione: i ragazzi sviluppano una dimensione della sessualità che è svuotata dai contenuti affettivi ed emozionali dello scambio a due». E non si tratta di una questione di anni: «Non esiste un età “giusta” per farlo», ha proseguito Dessì, «ma solo un’età in cui ci si sente pronti e consapevoli. È importante che ai ragazzi venga dato spazio per parlare di sessualità, della prima  esperienza, delle incertezze, perché solo in questo modo la prima volta precoce può essere una scelta libera, accompagnata dalla volontà e dal desiderio, frutto del proprio percorso interiore di maturazione». Un concetto importante da trasmettere è quello della sessualità come una dimensione che cresce e migliora con il tempo: «È proprio nello scambio e nel rapporto con l’altro, e riconoscendo le emozioni e gli affetti, che si impara a fare l’amore. Ed è importante che questo avvenga fin dalla prima volta».

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