5 Dicembre Dic 2017 1706 05 dicembre 2017

Ovodonazione: la storia dell'artista Jenny Carolin

Le riflessioni di una donna che ha deciso di donare per cinque volte gli ovuli e il suo progetto: The Egg Donor Project.

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Ovodonazione Jenny Carolin Egg Donor Project

Donare i proprio ovuli è una una scelta personale. Può essere dettata dall'amore verso il prossimo, magari chi non può avere figli o chi ha difficoltà a concepirne. O magari per soldi, visto che in alcuni Stati è previsto il pagamento per poter procedere alla cosiddetta fecondazione assistita eterologa, che in alcuni Paesi è ancora illegale. A voler essere lessicalmente corretti, il termine da usare per questa pratica è ovodonazione. Detta così sembra qualcosa di tecnico (e medico) ma dietro a questa scelta complessa, si nascondono una serie di preoccupazioni e riflessioni. Proprio come ha fatto l'artista americana Jenny Carolin, che per cinque volte ha deciso di donare i propri ovuli. Così, a un certo punto si è chiesta: «Che fine faranno? E chi diventeranno?». Da queste due domande è nato il The Egg Donor Project.

THE EGG DONOR PROJECT

Attraverso una mostra di arti visive, Jenny Carolin mette 'nero su bianco' la sua esperienza, raccontando con le immagini quella rete sociale, fisica, economica ed emotiva dell'ovodonazione. Ma in che modo? Immaginando che quelle uova che ha donato siano diventate dei bambini in carne e ossa. I suoi disegni sono molto particolari perché vuole rendere visibile il processo riproduttivo: per prima cosa ha creato una matrice a matita, dalla quale poi sono nate tutte le altre sue opere esposte. Al centro del progetto, quindi c'è un messaggio profondo: la riporduzione artistica è simile a quella umana, dove un codice genetico incontra una miriade di fattori che portano a risultati completamente diversi.

LA SCELTA, I SOLDI E LA RELIGIONE

«Prima che cadessi nella tana del coniglio, non sapevo che una donna potesse donare le sue uova a un destinatario anonimo per un compenso monetario», spiega sul suo sito web Jenny Carolin. E continua la sua riflessione: «Sembrava un gesto estremo, come la vendita all'asta di parti del corpo o la vendita di plasma, ma una volta vai più a fondo, scopri che è un gesto impacchettato di intenti filantropici. Ho donato le uova perché ho trovato l'esperienza avvincente e il denaro convincente. Non è un atto d'altruismo. Il cattolicesimo mi ha insegnato che dovrei essere madre, preferibilmente più volte. Questo definisce il mio valore. A causa del mio stile di vita, questo non sarebbe potuto succedere a stretto giro. Donare le uova mi ha permesso di costruire una duplice narrazione, come la madre che avrei potuto essere, così come i bambini che avrei potuto avere».

I PROBLEMI LEGALI

L'esperienza di Jenny Carolin, scrive l'Establishment, si trova nel mirino rovente della controversia internazionale. Ogni stato in America ha leggi diverse che regolano la donazione di ovociti e la maternità surrogata. Non ci sono leggi federali. Il lavoro di Carolin è profondamente personale e, allo stesso tempo, funge da commento feroce della nostra ossessione sociale per la fertilità, la maternità e il classismo che accompagna questa procedura.

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