30 Novembre Nov 2017 1610 30 novembre 2017

Peli superflui: storia dell'ossessione per la depilazione del viso

Il volto femminile deve essere liscio: ce lo dicono dalla fine del Medioevo. Una storia di sessismo, ma anche razzismo e omofobia. 

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Se molte donne stanno cercando di abolire l'ossessione per la depilazione femminile attraverso coraggiose rivendicazioni (per cui spesso ricevono insulti e anche minacce di morte), il più grande campo di battaglia nella guerra dei tabù pelosi rimane sicuramente il viso. Un uomo può accettare un polpaccio poco depilato, ma vedrà sempre di cattivo occhio, o forse si rifiuterà di guardarlo in toto, un volto di donna con un eccesso di 'baffetto' e mento irsuto. La peluria facciale rimane una questione di genere di per sè importante, anche se forse liquidata e sottovalutata. Ha sempre a che fare col fatto che l'immagine femminile e la percezione del nostro corpo siano state definite e controllate da qualcun altro per secoli. Per una ragazza è ancora difficile avere una posizione a riguardo. Possiamo voler esprimere solidarietà con chi ha deciso di dire addio a lamette e strisce depilatorie, ma senza trovar mai il coraggio di seguire la loro strada. In realtà, entrambe le posizioni, se prese in autonomia, sono da accettare. Quello che sarebbe da cambiare è il senso di obbligo che, letteralmente, preme sulla nostra pelle. Qui un piccolo riassunto di come il pelo superfluo sia stato trattato e sfruttato nel corso del tempo per veicolare determinati giudizi e comportamenti sociali.

QUANDO È UNA QUESTIONE MEDICA

Se per la maggioranza delle persone i problemi con i propri peli superflui sono più che altro estetici e sociali, per una parte di popolazione femminile (neanche così piccola) hanno però una natura medica. La sindrome dell'ovaio policistico, per esempio, è fra le principali cause di disfunzioni ormonali e quindi anche nella maggior crescita di peli. In tutto il mondo ne soffre fra l'8% e il 20% delle donne.

QUANDO 'PELOSO' È 'TROPPO PELOSO'?

Tutte siamo passate per quel limbo che divide una ceretta dall'altra, e in cui non sappiamo mai cosa fare con i peli che iniziano a spuntare dopo la seconda-terza settimana (quando si è fortunate). Aspettare che siano abbastanza lunghi per tornare dall'estetista o ricorrere al fai-da-te casalingo in caso d'emergenza? Sempre difficile prendere una posizione. Vi farà piacere sapere che negli Anni '60 fu addirittura creata una scala di riferimento per capire quanto una donna fosse pelosa. Nel 1961, i dottori Ferriman e Gallwey crearono una classificazione femminile in base a 11 aree d'interesse e alla quantità di peluria presente per ciascuna. I valori oscillavano fra lo zero e il quattro. Si creavano così tre distinzioni: donne normali, mediamente irsute e affette da un severo irsutismo. La scala Ferriman-Gallwey fu pensata per scopi medici (seppur molto parziali, perché il campione considerato al tempo non la rendeva estendibile alle donne di colore, per esempio), ma dà comunque l'idea di come siano stati creati nei decenni dei metri di giudizio che definiscono 'normale' un corpo glabro e 'diverso' uno che presenti più peli.

DI PELI, SESSISMO, RAZZISMO E OMOFOBIA

Quando parliamo di peli superflui e di come sono stati trattati dalla scienza nel corso dei secoli, non si parla solo di sessismo (uomini che decidono quando una donna possa sentirsi accettata e quando no), ma anche di razzismo e omofobia. Questioni che si trovano nei manuali medici e sociali dall'inizio dell'Età Moderna. Nel 1575, lo spagnolo Juan Huarte scrisse: «Senza dubbio, la donna che ha molti peli sul corpo e in volto è altrettanto inteligente, ma sgradevole e polemica, muscolosa e brutta. Spesso ha una voce profonda e frequenti problemi di infertilità». Avere una peluria considerata 'strana' o che si discostava dalla norma dava subito un'accezione morale negativa. Per questo era un fattore discriminante anche in termini omofobici: il diverso (la donna barbuta era fra i freak per eccellenza) è stigmatizzato da sempre. Lo stesso ragionamento ebbe poi risvolti raziali: dopo gli studi Darwin moltissimi iniziarono a ribadire il collegamento fra peluria e inferiorità intellittiva ed evolutiva. Le donne di colore (tendenzialmente con più peli di quelle caucasiche e asiatiche) sono state descritte per anni come più mascoline, aggressive e 'arrabbiate'.

UNO STRESS EMOTIVO

Forse per molti (e molte) i peli non costituiscono un problema così importante, nel senso che non si sono mai soffermati a pensare quanto il proprio giudizio possa influire sulla vita delle persone. Ma per chi deve convivere con una peluria facciale e superlua abbondante si tratta di un vero e proprio stress emotivo. Per non considerare quanto tempo una donna si senta obbligata a spendere nella depilazione per sentirsi socialmente accettata. Uno studio del 2006 ha riscontrato che mediamente, nel Regno Unito, la popolazione femminile spende 104 minuti alla settimana in trattamenti estetici per il viso (ceretta, depilazione, decolorazione ecc). Altri numeri: il 67% aveva dichiarato di controllarsi frequentemente allo specchio e il 75% toccandosi i punti di interesse (sopracciglia, labbro superiore, mento). Per molte, i peli superflui provocavano anche ansia clinica, depressione e in generale un abbassamento della qualità di vita percepita. Altre avevano ammesso di sentirsi limitate nelle relazione sociali. Da una delle testimonianze raccolte nella ricerca: «So di avere una peluria facciale molto visibile, per questo sono molto riservata nelle interazioni. Cerco di coprirmi mettendo una mano davanti al mento o alla bocca. Ci penso costantemente».

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