30 Ottobre Ott 2017 1800 30 ottobre 2017

Tristezza invernale: l'assenza di luce può diventare una malattia

Ritorna l'ora solare e si ha voglia di carboidrati e una forte sonnolenza. Un letargo fisiologico che in alcuni casi può trasformarsi in depressione.

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Tristezza Invernale

Le foglie cadono e così l’umore. Con l’arrivo dell’autunno, infatti, siamo presi da una tristezza sonnolenta che rende irresistibile il divano. E mentre fuori dalla finestra le giornate si accorciano, il plaid e un pacchetto di biscotti diventano i nostri migliori amici. È una situazione molto comune ma per alcuni questa ‘tristezza invernale’, o disordine affettivo stagionale, è più di una sensazione passeggera. Ci sono casi, come spiega il Guardian, in cui può diventare grave al punto di non riuscire più a lavorare e avere una vita normale. Fra le cause di questa malattia c’è la diminuzione delle ore di luce e per questo il periodo autunnale risulta il più pericoloso. Non stupisce quindi che a soffrirne siano soprattutto gli abitanti dei Paesi nordici, dove il buio dura molte ore e per lunghi periodi dell’anno. In Gran Bretagna, Canada, Danimarca e Svezia la percentuale va dal 2 all’8% della popolazione per i casi peggiori e sale al 15% per quelli più leggeri.

HO FAME E HO SONNO

Sottovalutare questa patologia e considerarla solo una forma leggera di depressione è pericoloso. Anche se presenta sintomi diversi, si tratta infatti di una variante altrettanto seria della malattia. E se di solito al malessere si associano la perdita di sonno e di appetito, anche una sonnolenza perenne e una voglia eccessiva di carboidrati sono segnali di allarme.

UN PIGRO CIRCOLO VIZIOSO

Gli effetti di questa tristezza invernale sono la perdita di interesse in ciò che stiamo facendo e una stanchezza cronica. Con la conseguenza che affrontare i normali impegni quotidiani diventa una vera e propria impresa. Si cade quindi in un circolo vizioso dove i sentimenti di frustrazione e delusione vanno aumentando. Inoltre l’abuso di pane e pasta fa ingrassare, col risultato che ci si vede ancora più brutte.

UN LETARGO ANTICO COME LA PIETRA

A soffrire di questa patologia è soprattutto il genere femminile, e in particolare le giovani adulte. Secondo Robert Levitan, professore dell’università di Toronto, il motivo è un’eredità dei nostri antenati primitivi. Migliaia di anni fa durante il periodo invernale, infatti, le donne preistoriche andavano quasi in letargo per conservare le forze in vista di un’eventuale gravidanza o di un allattamento. Il muoversi meno e il mangiare cibi che rilasciano energia più a lungo termine come i carboidrati era quindi una risposta fisiologica del nostro corpo.

CAMBIAMENTI LENTI

Un bisogno di risparmiare energie e accumulare riserve di cibo che nel mondo occidentale di oggi, dove i supermercati sono aperti 24 ore su 24 e il riscaldamento mantiene una temperatura tropicale anche in inverno, suona come assurdo. Con il risultato che ci si sente ancora più inadeguate a una società che ci vorrebbe brillanti e iperattive 12 mesi all’anno. Ma se tutto intorno a noi cambia rapidamente, l’evoluzione del corpo e dei suoi cicli biologici segue tempistiche molto più lunghe.

SIAMO FATTI DI LUCE

Come tutti gli esseri viventi, anche noi ci muoviamo infatti in base alla luce e ignorare gli effetti della natura sul nostro corpo può avere conseguenze molto gravi. D'altronde quando si dice che una bella giornata di sole mette di buon umore stiamo dicendo una verità scientifica. Perché i raggi di luce innescano la produzione di serotonina, l’ormone della felicità e del buonumore. Di conseguenza lunghi periodi di buio finiscono viceversa con il provocare tristezza e malumore.

UN’IDEA BRILLANTE

E siccome l’estrogeno, il principale ormone femminile, è legato al trasporto della serotonina nel corpo, si spiegherebbe anche un tipo di depressione che colpisce in particolare le donne in età fertile. Chi soffre di questa malattia viene curato quindi con raggi ultravioletti specifici, per attivare artificialmente i processi cerebrali. Come se ci accendessero una lampadina in viso per costringerci a svegliarci e iniziare la giornata. Suona un po’ brutale, ma la prima cosa da combattere nella depressione è proprio l’inattività. Perché rimanere a poltrire a letto, quando diventa eccessivo, non fa che peggiorare la situazione.

GLI ISLANDESI, GENTE ALLEGRA

Per confermare questa diagnosi della tristezza invernale occorre però un’eccezione. A fornirla sono gli Islandesi. Nonostante vivano sei mesi di buio all’anno, rispetto ai loro vicini nordici loro sembrano non conoscere la depressione legata alla brutta stagione. La spiegazione è da cercare in un bagaglio differente genetico. E proprio sui ritmi circadiani, le fasi biologiche regolate dall’alternanza di luce e ombra, hanno indagato Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young, i ricercatori che hanno vinto il premio Nobel per la medicina del 2017.

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