23 Giugno Giu 2015 1809 23 giugno 2015

Come sta il mondo? Lo misuro su donne e bambini

Rappresentano il 70% della popolazione mondiale, eppure sono le categorie più svantaggiate. Ecco perché nel rapporto We World 2015 diventano indicatori del benessere sulla Terra.

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Family mother with son boy striped fashion clothes

Donne e bambini rappresentano il 70% della popolazione mondiale, eppure rappresentano le categorie più a rischio di esclusione sociale. E allora per misurare il benessere di una società, la qualità di vita e le opportunità che  ogni Paese offre ai suoi cittadini bisogna guardare a loro. Da questo presupposto parte  lo studio WeWorld Index 2015, presentato il 23 giugno alla Farnesina. Il rapporto, attraverso 34 indicatori suddivisi per 7 grandi temi, si va dalla salute all’educazione, passando per l'ambiente e l'accesso all'informazione, stabilisce che i diritti dell’infanzia e la parità di genere sono collegati e rappresentano degli indicatori validi per stabilire come si vive in 167 Paesi del mondo.

LA NOVITÀ
Più che nella classifica in sè, la novità sta nell'aver considerato tanti nuovi indicatori, che hanno sopratutto un forte impatto sulla vita di donne e minori. Dal tasso di omicidi, che influisce sulla sicurezza, alla diffusione di internet, al lavoro minorile, passando per i tassi di maternità precoce, la violenza di genere e la partecipazione politica.

FOCALIZZARSI SULL'INCLUSIONE
«Abbiamo dato importanza ad aspetti che incidono profondamente sulle possibilità di vita di una persona: la sicurezza, il livello di inquinamento, l’alfabetizzazione degli adulti», ha dichiarato Marco Chiesara, Presidente di WeWorld. «Alcune di queste categorie agiscono in maniera diretta rispetto all’inclusione, altri hanno effetti più diretti di quanto possa sembrare a prima vista. Indipendentemente dalla ricchezza di un Paese, vivere in un contesto con un tasso di omicidi alto o in una nazione che ha subito conflitti ha ricadute profonde sul tessuto sociale, in particolare su donne, bambini, bambine e adolescenti».

LA CLASSIFICA
Sul podio, come di consueto, paesi come Norvegia, Danimarca, Svezia, Islanda, Finlandia. In fondo alla classifica tante nazioni africane: ultima è la Repubblica Centrafricana, poco più su Ciad, Niger, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Mauritania e Sierra Leone. L'Italia occupa il 18esimo posto, subito prima di Stati Uniti e Irlanda. Una buona posizione dovuta soprattutto a scelte del passato come l’istruzione universale e laccesso alla sanità. Male in termini di inquinamento delle aree urbane, partecipazione delle donne alla vita economica e sociale, accesso a internet, corruzione.

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