SAPER VIVERE 17 Maggio Mag 2013 1920 17 maggio 2013

Stop a ansia e attacchi di panico

In Italia, 6 milioni di persone ne soffrono. Come riconoscere e affrontare i sintomi.

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Gli attacchi di panico e gli attacchi di ansia sono due stati emozionali differenti.

Gli attacchi di panico e gli attacchi di ansia sono due stati emozionali ben distinti.

In Italia oltre 6 milioni soffrono di Disturbo D'ansia, ma chi ne è affetto, talvolta, ha difficoltà a parlarne. La paura di essere giudicati o non capiti prende il sopravvento. Errore.
RICONOSCERE I SINTOMI
Per prima cosa, suggerisce la psicologa e dottoressa Elena Giulia Montorsi, «provate a riconoscere i sintomi di questa emozione complessa che, di per sé, non è né buona né cattiva; è un campanello d'allarme che sposta la nostra attenzione su qualcosa che si sta verificando dentro e fuori da noi». Se limitata a episodi sporadici, l'ansia non sempre deve essere percepita come un problema. E, anzi, può essere gestibile. La situazione si complica quando abbiamo la percezione che l’ansia stia per prendere avere la meglio su di noi e non riusciamo a controllarla. È bene dunque ricercare dove 'risieda' questa emozione nella nostra mente e perché decida di tornare nella nostra vita in modo inaspettato.
PERDITA DI CONTROLLO
Discorso diverso se parliamo di attacchi d’ansia e di attacchi di panico, due risvolti sicuramente più difficili da gestire. Si tratta di momenti in cui «l’ansia si innalza vertiginosamente, portandoci a ritenere di perdere il controllo su noi stessi e su ciò che ci sta intorno. È importante comprendere che questi attacchi sono come delle scariche di qualcosa che dentro di noi va in cortocircuito», spiega la dottoressa.
In ogni caso, anche se spesso vengono confusi e accomunati, l’attacco di panico e quello d’ansia sono due condizioni psicologiche diverse per intensità e durata. Secondo il manuale degli psicologi, il primo si manifesta in un periodo preciso di paura o disagio durante il quale affiorano diversi sintomi - palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, senso di soffocamento, dolori al petto, nausea o disturbi addominali, sensazione di svenimento, sensazione di irrealtà (non sapere dove si è o cosa si stava facendo), depersonalizzazione (sentirsi staccati da se stessi), paura di impazzire o di morire, sensazioni di torpore o formicolio a parti del corpo e brividi o vampate di calore - e raggiunge il picco in circa 10 minuti.
UN'ONDATA DI EMOTIVITÀ TROPPO FORTE
Una condizione più comune e meno grave è quella delle crisi d'ansia, sia di tipo somatico (corporeo) sia di tipo cognitivo (mentale). A livello fisico si concretizza con tachicardia, sudorazione, tremore, vertigini, asfissia, dolori al petto, nausea o brividi. A livello cognitivo, invece, si ha la percezione che l’ansia non se ne vada e che la mente non riesca a gestire un’ondata di emotività così forte.
L’idea di non riuscire a gestire l’ansia ne amplifica ancora di più gli effetti a livello corporeo e mentale. Molte persone che soffrono di queste crisi diminuiscono gradualmente le attività sociali e i rapporti affettivi; smettono di guidare per paura che un attacco li sorprenda nel traffico, non vanno più al cinema o a cena fuori per il timore di avere una crisi in pubblico e non riuscirla a gestire, evitano le uscite con gli amici per non dover spiegare le motivazioni del malessere. Solo la casa diventa un luogo sicuro.
L'IMPORTANZA DELLA TERAPIA
Per superare questi malesseri, spesso si fa ricorso a rimedi di tipo farmacologico, fondamentali in molti casi, ma non sempre utili a risolvere definitivamente i veri motivi per cui crisi e attacchi prendono il sopravvento su noi stessi. «Per arrivare a una sua soluzione, la persona deve imparare a conoscersi e soprattutto a riflettere in maniera consapevole su se stessa. Spesso una psicoterapia diventa un percorso utile perché direttamente rivolta ad individuare le cause profonde e realmente scatenanti tale situazione», conclude l'esperta.

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