VIE ALTERNATIVE 29 Novembre Nov 2012 1838 29 novembre 2012

Crisi, prendila con filosofia

L'insegnamento dei maestri del pensiero sono utili nei momenti di difficoltà. Per cogliere le opportunità.

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La felicità va cercata prima di tutto in noi stesse e in ciò che ci circonda, la famiglia, ad esempio.

Non importa se sei una studentessa in procinto di laurearsi, una lavoratrice con contratto a progetto o una stagista che si barcamena per arrivare alla fine del mese. La crisi economica preoccupa tutte noi, che ci chiediamo sbigottite cosa sia successo ad un mondo che avevamo imparato a conoscere così bene. Eppure non è successo nulla che lo sguardo di un saggio zen non sapesse già. Anche l'imperatore Marco Aurelio e la millenaria saggezza indiana avevano colto, molto prima di noi, che tutto cambia e che la storia umana è fatta di picchi in positivo e in negativo. Ma se la crisi ci tocca da vicino, forse possiamo cambiare il nostro atteggiamento.
ACCOGLIERE GLI EVENTI PER QUELLO CHE SONO
Accettare la realtà non significa subirla. Significa  accogliere gli eventi per quello che sono. Pensiamo a come gestire al meglio la nostra vita adeguandoci ai mutamenti che sono avvenuti nella società. Già nel 2008, agli albori della crisi, il giornalista Walter Passerini, ex direttore del Corriere Lavoro, sosteneva nel libro Ricomincio da me, scritto con Antonella Galletta, che dobbiamo mettere in atto nuove strategie che ci aiutino ad adeguarci ai cambiamenti del mercato del lavoro. Secondo Cristina Mondello, consulente filosofica milanese, anche la perdita del posto di lavoro può essere vista come una occasione di rinnovamento, se sappiamo cogliere la sfida insita in essa: «Può essere un'opportunità per conoscersi meglio, per trovare in se stessi quei punti di forza che ci faranno reinventare professionalmente, trasformando l'abbattimento in forza e creatività».
LA FELICITÀ È IN NOI STESSE
Il filosofo Epitteto scriveva che per essere felici bisogna imparare a distinguere ciò che è in nostro potere da ciò che non lo è. E che solo ciò che è in nostro potere ci può dare serenità. Smettiamo di preoccuparci per le sorti dell'economia mondiale o di quanto la crisi stia incidendo sull'umore della gente perché su quello non abbiamo potere di intervenire, concentriamoci invece su di noi e ciò su cui abbiamo diretto potere (i rapporti con i familiari, i colleghi, i figli). La felicità non è mai nelle circostanze esterne, ma in noi stesse e nel nostro modo di cogliere gli eventi per quello che sono. Difficile? Per la dottoressa Mondello è possibile: «Pensiamo al giornalista Tiziano Terzani che ha affrontato serenamente la sua malattia o a Hetty Hillesum, giovane ebrea che, pur essendo stata deportata durante le persecuzioni naziste, non ha mai perso la forza d'animo. Se ci sono riusciti loro, in situazioni estreme, possiamo riuscirci anche noi».
CRISI = OPPORTUNITÀ?
Sembra quasi un luogo comune: l'ideogramma cinese “crisi” vuol dire anche “opportunità”. Però chi lo dice, forse, non ha torto. Sono sotto gli occhi di tutti le opportunità di cambiamento significative che sono nate in questi ultimi anni. Come la consapevolezza che la crescita economica senza limiti sia insostenibile: per questo stiamo sostituendo il baratto, il riciclo e l'uso collettivo delle cose (il bike sharing, il car pooling o il community garden) al consumo usa e getta. E lo stesso avviene con gli swap party: feste dove si scambiano i vestiti usati. Negli sfavillanti Anni '80 probabilmente non avrebbero mai preso piede.
ACQUISTI (FORSE) NON INDISPENSABILI
Chi si accontenta gode. Nel senso di essere contente, imparando a dare un limite ai nostri bisogni, se non sono davvero necessari, perché, come avrebbe detto il filosofo Socrate, non siamo libere se siamo schiave delle nostre voglie. Chiediamoci se l'acquisto dell'ultimo tablet o dello smartphone appena uscito siano davvero indispensabili, soprattutto se i precedenti modelli ancora funzionano bene. Chi decide cosa dobbiamo acquistare? Noi o qualcun altro? La nostra consulente, a questo proposito, ci propone una sua chiave di lettura: «Non sono i soldi a fare la felicità e un povero può essere addirittura più libero di chi è ricco. Chi è povero, infatti, è libero dalla paura di perdere quello che ha e non si affanna a mantenere il suo status, riuscendo a spingersi al di là dei ruoli che spesso la società ci impone di interpretare, senza lasciarci spazio per essere davvero noi stesse».
LA SCALA DELLE PRIORITÀ
Questo momento storico così duro può spingerci a capire meglio quali sono le priorità della nostra vita e a rivedere la nostra scala di valori. Cosa conta davvero? Ognuno ha le sue preferenze. Non è mai troppo tardi per fare un bilancio, accorgendoci di aver dato troppa importanza a ciò che non ne aveva. Concentriamoci sul presente e diamo senso alle cose nel qui e ora: questo ci consentirà anche di avere meno rimpianti o rimorsi nel futuro. Insomma, impariamo da Plutarco quando scriveva che «le persone sagge, come le api che producono il miele dal timo che è aspro, sanno ricavare qualcosa di conveniente dagli avvenimenti più sgradevoli».

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