INTERVISTA 16 Ottobre Ott 2012 1836 16 ottobre 2012

«L'arma è la prevenzione»

Adriana Bonifacino, senologa, risponde alle nostre domande su cancro al seno e prevnzione.

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La professoressa Adriana Bonifacino.

Per sconfiggere il tumore al seno, la prevenzione è fondamentale. Per avere maggiori informazioni su come metterla in pratica, LetteraDonna.it ha chiesto il parere della professoressa Adriana Bonifacino, responsabile dell'Unità di diagnosi e terapia in senologia dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, e fondatrice della onlus IncontraDonna.
DOMANDA. Con quali strumenti si previene?
R. «La prevenzione per il tumore del seno si fonda sulla diagnosi precoce. È necessario arrivare presto per poter avere la tranquillità di vincere questa malattia. Mammografia, ecografia e visita clinica da eseguire periodicamente sono ancora oggi le armi più idonee ed efficaci».
D. A quale età vanno fatti i primi esami?
R. «Ogni donna diventa adulta dal ciclo mestruale in poi. L'età delle prime indagini è in funzione anche degli stili di vita di ogni singola persona: alimentazione, attività fisica, fumo, alcool, familiarità, inizio precoce dei contraccettivi orali (pillola). Pertanto direi che in ogni caso è una buona regola una visita del seno periodica (e imparare anche l'autoesame), e una ecografia da dopo i 20-25 anni, salvo diversa indicazione da parte del medico».
D. Ogni quanto vanno fatti i controlli?
R. «La mammografia dai 40 anni in poi, ogni 12-18 mesi. Tra i 50 e i 69 anni, è bene sottoporsi allo screening mammografico gratuito su chiamata della Asl di appartenenza, ogni 24 mesi. E poi continuare anche oltre i 70 anni periodicamente ogni 2 anni. Tra i 35 e 40 anni spesso richiediamo almeno una volta la mammografia oltre alla ecografia (secondo il tipo di seno, dopo gravidanze, ecc) perché in effetti l'età dell'insorgenza del tumore si sta progressivamente abbassando. L'ecografia va associata alla mammografia ogni volta che è necessario. La risonanza magnetica è invece un’indagine necessaria solo in alcuni casi e su specifica richiesta dello specialista. È bene sapere che ognuno di questi esami vede cose diverse e in modo diverso, pertanto uno non sostituisce l'altro. Il medico stabilisce la sequenza e la modalità di esecuzione».
D. Quali sono i segnali sospetti?
R. «Ci sono segnali cosiddetti obiettivi cioè visibili. Ad esempio i seni non uguali tra loro a causa di un diverso improvviso o graduale orientamento del capezzolo. Oppure la secrezione di sangue dal capezzolo, l’infossamento di una parte della pelle del seno che diventa grinzosa o aspetto a buccia d'arancia, screpolature del capezzolo che non guariscono. Altri vengono alla luce grazie alla palpazione. Infatti una donna può accorgersi da sé di un nodulo che prima non c'era oppure è aumentato, anche prima di andare in visita. Segni più specifici, poi, li vediamo attraverso le immagini: noduli a contorni irregolari e con maggiore vascolarizzazione, cioè con maggior nutrimento da parte dei vasi del sangue, depositi di sali di calcio (microcalcificazioni) con particolari aspetti e raggruppate in modo sospetto. Ma sapere riconoscere questi segnali è lavoro dello specialista senologo e non della donna che si sottopone alle indagini».
D. Una buona e una cattiva notizia sul cancro al seno?
R. «Il tumore del seno se colto in una fase iniziale guarisce in una percentuale altissima di casi (anche fino al 95%). La cattiva notizia è che ancora troppe poche donne effettuano gli esami di prevenzione per paura o per distrazione. E ancora non si rendono conto che sottoporsi allo screening e a tutti gli altri controlli di routine rappresenta l'arma vincente. È necessaria una cultura della prevenzione che responsabilizzi maggiormente le donne».

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