INFERTILITÀ 3 Luglio Lug 2012 1404 03 luglio 2012

Il lungo vaggio di chi cerca un figlio

Vanno in Spagna, Svizzera e Repubblica Ceca. In cerca di chi li aiuti a diventare genitori.

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inseminazione_artificiale

In Italia è consentita solo la fecondazione omologa, dove seme e ovulo provengono solo dalla coppia che desidera avere il bambino.

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L’eterologa continua ad essere vietata in Italia. A nulla sono valse le speranze delle coppie sterili riposte nella decisione della Corte Costituzionale in merito a quella parte della legge n.40 del 2004, che proibisce la fecondazione assistita con ovociti o gameti non appartenenti alla coppia nel nostro Paese. La Consulta non l’ha bocciata, ma ha rinviato gli atti ai tribunali di Milano, Firenze e Catania che avevano promosso i ricorsi, invitandoli a valutare la questione tenendo conto dell’ultima sentenza di Strasburgo del 3 novembre scorso. La Corte Europea aveva stabilito legittimo il no all’eterologa sancito da un tribunale austriaco, dichiarando che il veto non è una violazione della Convenzione dei diritti dell’uomo.
È PERMESSA SOLO LA FECONDAZIONE OMOLOGA
In Italia è permessa solo l’inseminazione artificiale omologa, quella in cui sia l’ovulo che il seme provengono dalla coppia che desidera avere il bambino. Una delle più diffuse è l’intrauterina: nel periodo pre ovulatorio, si inietta il liquido seminale direttamente nell’utero. Il costo si aggira intorno ai 700-800 euro. L’altra tecnica, invece, avviene al di fuori del corpo della donna ed è gestita dall’operatore. Per questo tipo di inseminazione la spesa è tra i 5 e i 6 mila euro. Si chiama FIVET e consiste nella fecondazione in vitro dell’ovulo con il successivo trasferimento dell’embrione già formato nell’utero della futura mamma. Ma anche qui ci sono restrizioni: non si possono impiantare più di tre embrioni, sempre secondo la legge n.40 del 2004.
UNA QUESTIONE MORALE
Ma i no italiani hanno origini diverse: «Da noi il divieto molto probabilmente nasce per motivazioni etiche e legate alla morale cattolica, perché per la fecondazione eterologa non ci sono controindicazioni da un punto di vista medico, visto che la diagnostica pre impianto è altamente controllata: i donatori, sia uomini che donne, sono molto giovani e prima di diventare idonei, devono superare una serie di rigorosi test», spiega la ginecologa Michelina Vitagliano. Che aggiunge: «Molte coppie scelgono di partire e andare all’estero, ad esempio in Spagna, Grecia, Belgio, Inghilterra, dove l’eterologa è legale. Le spese da sostenere non sono poche, perché per l’eterologa i costi variano tra i 5 mila e i 7 mila euro, a seconda del Paese scelto, a cui vanno aggiunte anche le spese di viaggio e di soggiorno all’estero. Ma queste cifre non sembrano scoraggiare i futuri genitori: la percentuale che sceglie questa strada aumenta sempre di più». A confermarlo sono anche gli ultimi dati dell’indagine dell’Osservatorio del Turismo Procreativo, che traccia un quadro completo su quanti varcano i confini nazionali per avere un figlio e quali sono le principali motivazioni che li spingono a farlo.

La fecondazione eterologa è vietata in Italia, ma consentita in altri Paesi come Spagna, Grecia, Belgio, Inghilterra.

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E LA FUGA (VERSO LA SPAGNA) CONTINUA
Dalla ricerca emerge che nel 2011 sono state circa 4 mila le coppie italiane che sono andate all’estero per coronare il sogno di avere un bambino. Il 50% per ricorrere alla fecondazione eterologa, ma il restante 50% espatria per sottoporsi a trattamenti di procreazione assistita disponibili anche in Italia. Allora qual è la causa che li spinge a fare le valigie? Una mancanza di notizie certe sulla normativa e sui divieti ancora in vigore. In questo modo, ci si affida al passaparola. Colpa quindi della molta confusione in merito alla legge n.40 e delle diverse sentenze, che insieme non hanno contribuito a produrre un flusso di informazioni chiare, tali da evitare questa "migrazione sanitaria" verso gli altri stati.
Tra le mete più gettonate c’è la Spagna, a seguire la Svizzera e poi la Repubblica Ceca. A questo va aggiunto un altro dato allarmante: molti si rivolgono a strutture straniere per la loro maggior disponibilità, per la loro fama e per la facilità di reperire informazioni su internet, che le rendono ai loro occhi più affidabili dei centri italiani.

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