10 Maggio Mag 2018 1336 10 maggio 2018

Maria Venturi: «Donne, smettiamo di fare le crocerossine»

Il suo nuovo romanzo Tanto cielo per niente parla di amore e conflitti: «Abbiamo una superiorità sentimentale, ma siamo sempre schiave degli stessi meccanismi».

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Maria Venturi 2

Scrittrice, giornalista, ex direttrice di Novella 2000 e Anna, Maria Venturi si definisce soprattutto un’esperta di cuore e sentimenti. A renderla tale, oltre alla prova sul campo di un matrimonio duraturo ma «nel quale ancora oggi non mancano i litigi», è una vita passata a scoprire le storie delle sue lettrici e a scrivere quelle delle protagoniste dei suoi romanzi. Come Stella, che nella sua ultima fatica letteraria, Tanto cielo per niente edito da HarperCollins, vive una vita ricca di vicissitudini e stati d'animo contrastanti ma sempre dirompenti, che dopo una figlia avuta giovanissima e un matrimonio fallito la riporterà dove tutto era iniziato, tra le braccia del suo primo amore.

DOMANDA: Che donna è la protagonista del suo romanzo?
RISPOSTA: Stella è una guerriera che non si lascia mai abbattere ma riconosce gli errori commessi e fa sempre un passo in più per recuperarli, riprendendo il cammino della vita che è per tutti una corsa a ostacoli. Brillante, ambiziosa, piena di sogni e prospettive, a volte perde se stessa per poi ritrovarsi più forte di prima.

D: Con questo libro ancora una volta si conferma la Regina dei romanzi sentimentali italiani.
R: Diciamo più che altro che si tratta del mio ambito di competenza e per questo amo parlarne. Non potrei mai scrivere di qualcosa che non so, mentre tra vita privata e lavoro di passione e amore conosco quasi ogni sfumatura. Convivo da 40 anni con un uomo e l’ho spostato dopo 15 di convivenza, ci siamo lasciati e ripresi mille volte e oggi posso dire di sapere come far funzionare un matrimonio. E dove non sono arrivata con l’esperienza diretta ci ha pensato il lavoro.

D: Come quasi tutti i suoi romanzi anche questo ruota intorno a una figura femminile, com’è cambiata secondo lei la donna nel corso degli anni?
R: In generale direi molto ma nei sentimenti non vedo nessuna evoluzione, a parte per quanto riguarda le leggi che adesso in temi come adulterio, divorzio, aborto e libertà sessuale ci tutelano. Siamo diventate più esigenti e determinate ma nulla più, un tempo eravamo obbligate a tenerci un amore anche se non ci soddisfaceva, oggi giustamente vogliamo che sia gratificante. Pur avendo però una certa superiorità sentimentale che ci permette di intuire, capire, prevedere e anche correggere l’uomo, alla fine continuiamo ad essere schiave dei soliti meccanismi e a subire le stesse cose.

D: Cosa intende?
R:
Gli uomini possono diventare sadici ma non sono mai masochisti, sposano una donna per amore, raramente per interesse, e la tradiscono perché attratti da un’altra. Noi invece continuiamo a provare attrazione per quelli tormentati e come crocerossine sviluppiamo un senso di abnegazione che ci rende le prime nemiche di noi stesse. L’amore deve dare serenità, invece spesso ci esaltiamo nel conflitto. Io per prima dopo anni di matrimonio mi annoio se non c’è qualche casino e mi arrabbio spessissimo con mio marito.

D: Conflitti che nei casi più estremi purtroppo sfociano in tragedia.
R: Tutte le volte che leggo storie di femminicidi mi chiedo: «Non c’erano segnali precedenti?». Lo vedi se un uomo è borderline o se è andato oltre. Una conto è provare un minimo di gelosia, ma prima di arrivare a sfigurare una donna con l’acido o a farla a pezzi si manifestano tanti comportamenti troppo spesso sottovalutati. Possibile che non abbiamo ancora imparato che l’ultimo chiarimento finisce quasi sempre in tragedia?

D: Cosa pensa dei casi Weinstein e Brizzi?
R:
Weinstein è sicuramente un molestatore, su questo non c’è alcun dubbio, però è anche vero che molte donne di fronte a un uomo carismatico e di potere fanno qualunque cosa per attrarre l’attenzione, quindi dubito che in tutti i casi si possa parlare di molestie, anche perché credo ci sia quasi sempre la possibilità di dire di no. Idem per quanto successo in Italia. Quando però le molestie sono tali sono assolutamente da condannare, senza se e senza ma.

D: Perché le denunce arrivano spesso a distanza di anni?
R:
Perché le donne sanno che in sede processuale facilmente subiranno una seconda violenza a causa di domande tipo «portavi gli slip?», «com’eri vestita»?. Gli strupratori o i molestatori spesso hanno degli ottimi avvocati che insinuano l’orrendo dubbio che in qualche modo la vittima abbia provocato l’aggressore o se la sia andata a cercare. Un’idea che purtroppo non è molto distante dal pensiero comune, basti pensare al caso di Asia Argento.

D: Cosa ne pensa?
R:
Seppur qualche dubbio possa insinuarlo, è stata linciata senza pietà. Se proprio non si crede fino in fondo alla sua storia e si preferisce non solidarizzare almeno sarebbe il caso di tacere, invece le più feroci a puntarle il dito sono state le donne, che sono bravissime a scagliarsi contro qualcuno ma altrettanto a farsi la guerra tra loro. Dovrebbe esserci più sorellanza, mentre invece dopo i movimenti femministi del 1968 è svanita.

D: Il movimento #Metoo può aiutare le donne ad agire prima?
R: Certamente: l’unione fa la forza.

D: E gli uomini di oggi come sono e come vivono l’emancipazione femminile?
R:
A parte casi isolati si sono abituati alla parità, difficilmente impediscono alla compagna di lavorare o sono disturbati da questo, anche se devo dire che le donne si stanno sempre più mascolinizzando e quando arrivano al potere sono più autoritarie che autorevoli e questo rende sicuramente i maschi un po’ smarriti. Nonostante non siano più analfabeti sentimentali come un tempo, non sanno gestire bene come noi le avvisaglie di quello che non va in una relazione, nei sentimenti abbiamo ancora una certa supremazia tant’è che se vogliamo ferire o sedurre sappiamo bene come farlo.

D: E loro?
R:
A loro è rimasto il potere economico, è più facile per un uomo sui 35-40 anni trovare un lavoro che per una donna pari età, magari con figli, che spesso non avendo un’indipendenza economica è costretta a restare in un matrimonio infelice.

D: Come vede le coppie?
R: La società odierna è caratterizzata da sciatteria, degrado e precarietà e questo non risparmia nemmeno i rapporti umani, basati spesso sulla superficialità. Tu vedi una coppia oggi e tra un anno non esiste più, anche se magari nel frattempo ha messo al mondo un figlio. Si fa un gran parlare delle famiglie allargate ma non mi si racconti che siano felici. Vissero allargati e contenti funziona solo se dal nucleo originario si formano due nuove famiglie, se solo una delle due parti si è rifatta una vita mentre l’altra è ancora sola a masticare amaro la felicità è irreale. Se poi si fanno differenze tra figli di primo e secondo letto ancora peggio.

D: L’Italia è un Paese maschilista?
R: Più che maschilista direi che ci sono molti maschi violenti, che sarebbe il caso di smettere di assecondare e iniziare a isolare.

D: Quando ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo del giornalismo ha incontrato difficoltà in quanto donna?
R:
No nessuna. Sono diventata giornalista professionista nel 1970 e all’epoca lavoravo a Novella, poi diventata Novella 2000, dove eravamo quasi tutte donne quindi il clima non è mai stato ostile.

D: E oggi com’è quell’ambiente?
R: Nel mondo del giornalismo c’è molto spazio per le figure femminili ma solo in alcuni settori e sotto certi livelli, a parte la bravissima Concita De Gregorio che diresse l’Unità a nessuna è mai stata affidata la direzione di giornali politici o quotidiani, ancora in mano solo agli uomini. Odio parlare di quote rosa perché sono convita che chi è capace alla fine riesca ad arrivare ma è innegabile che, ad esempio, nelle trasmissioni politiche a parte qualche esponente di partito le opinioniste siano poche e vengano chiamate quando è previsto un accenno di gossip. Questo significa che c’è ancora molta strada da fare però non possiamo pensare di recuperare un gap di secoli in pochi decenni, ricordiamoci che fino al 1946 non potevamo neanche votare.

D: Giornalismo e letteratura, cosa ama di più?
R: Sono due modi di approcciare la scrittura molto diversi e non saprei scegliere. Scrivere libri fa una gran compagnia perché i personaggi che crei ti prendono per mano. È un esercizio che permette di raccontarsi una favola ogni giorno mettendoci sempre dentro una parte personale e riflessioni introspettive. Il giornalismo è il mio primo amore e mi piace principalmente perché scrivere un articolo o intervistare qualcuno è una finestra sul mondo che offre sempre nuovi punti di vista.

D: È vero che una volta fece avere un manoscritto a Italo Calvino?
R: Sì, quando avevo 22 anni. Lo adoravo e decisi di inviargliene uno chiedendogli se valeva la pena continuassi su questa strada. Un paio di mesi dopo, quando non ci pensavo nemmeno più, arrivò una risposta di una decina di righe scritta a mano dove mi disse di aver provato un’emozione di fronte alle mie parole e mi suggerì di continuare assolutamente.

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