10 Maggio Mag 2018 1835 10 maggio 2018

Cristina Scabbia: «L'originalità? A The Voice è meglio l'emozione»

La coach di The Voice racconta la sua esperienza televisiva, vissuta come una vacanza. Ma con la consapevolezza di essere responsabile del futuro di tanti giovani.

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Cristina Scabbia The Voice

Va di corsa, Cristina Scabbia, e non è un modo di dire. Ci sentiamo al telefono in una delle sue giornate peggiori, tra gli ultimi minuti di una conferenza stampa e le prove per la finale di The Voice, prima e unica puntata in diretta dell’edizione 2018 del talent che su Raidue, il 10 maggio, decreterà il vincitore dell'edizione 2018.
Il vivavoce coglie tutta la frenesia del lavoro che c’è, dietro, per incastrare ogni cosa, e io, imprevisto, faccio già parte di un meccanismo perfetto. Abbiamo pochissimi minuti, ma lo scoprirò a tempo scaduto. E anche Cristina, che a un certo punto verrà risucchiata, suo malgrado, da altro. La fretta, intendiamoci, non si traduce affatto in superficialità. Quando il telefono arriva in camerino lei già mi ha detto: «Ciao, diamoci del tu, è un piacere». Sorride, e si sente. Voce intensa, la famosa r moscia che si percepisce appena, l’attesa per il gran finale di un’avventura, bella.

PRESSIONE E DIVERTIMENTO

«Da un lato sono molto emozionata», esordisce sicura alla più classica delle domande su questa esperienza che l’ha tirata giù dal palco per un po’ per metterla nell’insolito ruolo di coach al fianco di tre 'ragazzi' che in Italia sono molto più famosi di lei: Al Bano, (che all’inizio la intimoriva un po’), J-Ax e Francesco Renga. «Dall’altro piena di relax, perché quest’esperienza l’ho vissuta come una vacanza professionale». Ospitate e interviste a parte, infatti, lei fino a questo momento non aveva nessuna familiarità con le telecamere di un programma televisivo. «I tempi della tv sono molto scanditi, è tutto nuovo», mi dice, ma di viverla con preoccupazione non aveva voglia, anche se alla fine un po’ di pressione è arrivata comunque.
Il suo segreto per fare le cose per bene, assicura, è sempre una buona dose di divertimento. «Perché certe cose le puoi fare solo se le ami davvero, altrimenti diventa impossibile». Non tutto però è andato liscio, e i momenti difficili non sono mancati. «Durante le eliminazioni ho sofferto molto», rivela Cristina, «perché sei responsabile della gioia di alcuni e del dolore di altri».

L'ORIGINALITÀ? MEGLIO L'EMOZIONE

Colpa del ruolo: il peso di una responsabilità grande nei confronti di ragazzi pieni di speranze non è mancato, e ora la fiducia è tutta per Andrea Butturini, 23enne bresciano che rappresenterà il suo team in finale. In lui ha trovato un talento che le piace. «Sembra timido e un po’ misantropo, ma con la sua musica è capace di trasformarsi completamente», dice. Cosa le piace di lui? «Il suo lato paranoide. Sui social è stato definito 'deliziosamente paranoide', penso che sia una definizione che gli si adatti a pennello. Non è un artista scontato, insomma, è capace di tirare fuori capacità inaspettate». Cristina, del resto, ha le idee chiare su cosa cercare in un talento, che deve avere soprattutto la capacità di emozionare. Non serve la perfezione, né tantomeno l’originalità.
Il motivo è semplice. «Originalità è una parola complessa, spesso legata a un’idea di diversità ed eccentricità, l’emozione invece è l’insieme di sinergie diverse. Sono tante le caratteristiche che fanno un artista, come l’umiltà, che secondo me è la cosa più importante». E non è necessario nemmeno sgomitare per farsi notare. «Non conta che tu stia nell’angolo al buio, se sai di valere e di fare un buon lavoro va bene lo stesso, non bisogna farsi vedere dagli altri e pretendere attenzioni a tutti i costi, dire 'Io sono bravo'. So per esperienza che quelli che gridano la loro bravura alla fine sono sempre quelli che hanno fatto di meno, l’umiltà è imprescindibile dall’essere artista».

LA DONNA DEL METAL

Anche per lei, del resto, è stato così, tanto che prima di The Voice in pochi l’avevano sentita nominare, ancora meno quelli che conoscevano la sua musica. Nessuno è profeta in patria, si suol dire, e nel caso della Scabbia il vecchio adagio è perfettamente confermato. Milanese, 45 anni, da più di 20 è la voce dei Lacuna Coil, italianissimo gruppo heavy metal nato nel 1994 e molto noto all’estero. E a The Voice, oltre a quello di lanciare talenti, quest’anno va anche il merito di aver acceso i riflettori su un genere su cui in Italia non c’è cultura musicale, mentre abbondano i pregiudizi. Dello stereotipo del metallaro, brutto, sporco e sicuramente cattivo, uno da cui tenersi alla larga, Cristina Scabbia non ha nulla, anzi, l’hanno pure definita un’icona sexy, anche se a lei più di tutto è la musica che interessa. E nemmeno si sconvolge più di tanto a sapersi l’unica donna in una band. «Non mi sono mai considerata in questo modo, sono sempre stata la cantante e basta», ci racconta. Oggi, poi, non è nemmeno più così insolito: «Ci sono tanti gruppi con elementi femminili, le donne sono sdoganate anche nel metal». Non che abbia mai avvertito difficoltà, nemmeno quando era una mosca bianca: «Se ti poni professionalmente non ci sono mai problemi». Cantare è l’unica cosa che conta.

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