7 Maggio Mag 2018 1944 07 maggio 2018

Alessandra Fornasiero sul Gender Pay Gap: «Donne, non abbiate paura di chiedere l'aumento»

Abbiamo parlato di gender diversità salariale, #metoo, femminismo e molestie sul lavoro con la terza manager più influente d’Italia. Che ha qualcosa da dire alle ragazze.

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Alessandra Fornasiero

È sorprendente constatare che nonostante ci si mobiliti per combattere il gender gap, la diversificazione tra uomo e donna si evidenzi ugualmente nella retribuzione. È questo quanto emerge dai dati di Repubblica, secondo cui non solo i dirigenti di borsa più pagati sono 240 uomini in un elenco di 250 manager totali ma le 10 top manager d’Italia hanno guadagnato 1,5 milioni in media a testa, contro i 9,4 milioni di ciascun manager uomo.
La legge 120/2011 Golfo-Mosca ha introdotto l'obbligo di aumento delle quote rosa nelle aziende che, entro il 2022, dovrà raggiungere un terzo dei posti lavorativi totali. Ed è singolare debba essere un'imposizione più che una scelta. Secondo Eurostat i maschi guadagnano il 5,5% in più delle colleghe donne, eppure i fatti dimostrano altro. Roberta Neri, amministratrice delegata dell’Enav, numero uno dell’azienda, guadagna 828.400 euro, un quinto del numero uno di Enel Francesco Starace.

STORIA DI UNA TOP MANAGER

Alessandra Fornasiero, manager milanese classe 1975 e terza manager più influente d’Italia, dal liceo scientifico salesiano di Milano è arrivata al consiglio di amministrazione di Innovatec Power e di Waste Italia prima di diventare direttore generale Sostenya, consigliere di Amministrazione della Fondazione Pier Lombardo e founder di CSRValue. Non perdendo mai le sue passioni: la matematica e l'insegnamento.
La dedizione e l’impegno per la Green Economy, in unione alla sua tenacia, le hanno consentito di sovrastare le barriere sessiste presenti nel percorso di crescita professionale. E Alessandar Fonasiero ci confida quanto sia comune, per chi la osserva oggi, pensare erroneamente che gli inconvenienti non l’abbiano riguardata. Invece è importante diffondere messaggi di sostegno e non pensare minimamente a cedere o scoraggiarsi ma essere protagoniste del cambiamento: «Sto finalmente costatando con mano un reale mutamento degli equilibri di genere nel business». Di fronte ai dati odierni relativi al forte divario retributivo tra uomo e donna, a parità di qualifica, la manager sente l’urgenza di lasciare un messaggio di fiducia alle più giovani. E si racconta a LetteraDonna, palesando le difficoltà che una donna ambiziosa e intraprendente incontra sul lavoro: «Gli studi sul genere dimostrano che, a parità di competenze, l’indole femminile porta ad avere una sensibilità notevolmente più spiccata di quella maschile».

DOMANDA: Secondo Repubblica le top manager guadagnano l'83% in meno rispetto ai colleghi uomini. Come se lo spiega?
RISPOSTA:
Credo che la risposta debba essere cercata nell’evoluzione del ruolo della donna nella storia. Una delle caratteristiche peculiari odierne è il mutamento del ruolo femminile nelle società. Storicamente, infatti, le donne hanno sempre assunto un’unica posizione chiave nella gestione domestica e nell’educazione dei figli. Solo nell’ultimo secolo, con la cultura dell’emancipazione, si sono ritagliate spazi sempre più ampi nel mondo del lavoro.

D: E gli uomini come reagiscono alla conquista di spazi da parte delle donne?
R:
Purtroppo il vertice delle Aziende e dell’economia è radicalmente in mano a loro, che ancora oggi fanno una grande fatica ad accettare di averci al loro stesso livello. Noi donne abbiamo guadagnato legittimità e cittadinanza all’interno delle organizzazioni da troppi pochi anni perché non perduri un’intima convinzione di ineluttabilità del dominio maschile.

D: Quali sono le sue impressioni personali a riguardo?
R:
Sono circa 20 anni che lavoro e nell’ultimo periodo sto finalmente costatando con mano un reale mutamento degli equilibri di genere nel business. È in atto un radicale processo di cambiamento nella consapevolezza delle donne, delle loro potenzialità e del loro nuovo ruolo da coprotagoniste nella Società e nella famiglia.

D: Crede che gli uomini si coalizzeranno per frenare questo cambiamento?
R:
Non potranno osteggiarlo perché è troppo potente (una palla su un piano inclinato), ma sono convinta che non lo agevoleranno: si limiteranno a prenderne atto. Sta alle donne consolidarlo e permettere alle nuove generazioni femminili di potenziare le lotte faticose di chi ci ha preceduto.

D: Roberta Neri e Francesco Starace: pari grado ma ampio dislivello di paga. Lei ha mai ottenuto una retribuzione minore, rispetto ai lavoratori uomini, a parità di mansioni?
R:
Si, per lungo tempo. Però la mia meravigliosa coach Cristina Bombelli, esperta di management al femminile, mi ha illustrato fin da ragazza le dinamiche che su cui erigere il cosiddetto soffitto di cristallo. Partendo da lì ho analizzato me stessa e la mia totale incapacità di chiedere un adeguamento retributivo, consono al mio avanzamento di ruolo. I fatti dimostrano che noi donne siamo intimorite dalla richiesta di un aumento di stipendio.

D: A proposito della Legge Golfo-Mosca, pensa che imporre le quota rosa nelle politiche aziendali sia sufficiente per concederci concretamente i posti che meritiamo?
R:
Quando è stata introdotta la legge ero decisamente contraria. Mi sentivo umiliata e paragonata ad un animale in via d’estinzione. Davo per scontati i riconoscimenti conseguenti al merito, perché certa che saremmo state in grado di ricoprire ruoli di vertice senza agevolazioni. Negli anni però ho cambiato idea: questo provvedimento può esserci utile per accelerare un processo che tarda a radicarsi. Ma non è sufficiente. Lei usa la parola concederci i posti che meritiamo, io invece la sostituirei con guadagnarci.

D: Immagini di leggere il curriculum di un candidato. Su quali aspetti si sofferma per comprendere se rispecchia il suo candidato ideale?
R:
Nel lavoro dobbiamo pensarci in primis come persone che, tramite le dinamiche psicologiche, regoliamo le organizzazioni; e per il resto come professionisti, indipendentemente dal genere. Per ottimizzare il governo di un’azienda vanno scelte le competenze e conoscenze, che variano per ogni ruolo, e ciascun candidato ha il dovere di dimostrare le sue capacità e valorizzarsi senza limitazioni.

D: Nell'elenco dei 100 top manager figurano soltanto cinque donne, tra cui lei. Perché così poche?
R:
Sono pochissime! Andrebbero visti i parametri da cui è sorta la classifica, ma devo dire che non sono per nulla sorpresa. Il processo di riconoscimento è culturale e, in quanto tale, richiederà molto tempo.

D: Per lei è chiaramente un orgoglio.
R:
Sì, lo è. Devo ringraziare anche i miei capi. Infatti, nonostante una latente base di maschilismo, non hanno mai intralciato i loro collaboratori. A me hanno insegnato tantissimo, concesso fiducia e responsabilità.

D: Osservando il suo rapido avanzamento di carriera, ci piace pensare che in Italia si stiano aprendo varchi per la meritocrazia. Lei ha mai ricevuto esplicito rifiuto perché donna?
R:
Purtroppo, non credo che la meritocrazia prescinda dal sesso. Dipende molto chi conduce l’azienda. Conosco molte donne vittime di avance o molestie da parte di superiori. Addirittura le scelte di promozioni possono essere influenzate dal genere. Pensi che ad una donna a me molto vicina è stato proposto un contratto dirigenziale, a patto che non avesse figli per un certo numero di anni.

D: Quali sono le skills che rendono le donne speciali?
R:
Mai universalizzare: ogni persona va analizzata individualmente. Ma adoro ammettere che molteplici studi dimostrano quanto l’indole femminile comporti una sensibilità notevolmente più spiccata di quella maschile. Questa caratteristica permette di cogliere dinamiche e sfumature che i colleghi maschi nemmeno notano. Ho costatato che le donne, quando sposano un progetto, organizzano puntigliosamente le fasi per l’ottenimento del massimo risultato, anche se vuol dire enorme sacrificio.

D: E se dovessimo arrivare a una minoranza degli uomini?
R:
Così come accade nelle coppie, c’è una complementarietà efficace tra uomo e donna: vediamo aspetti di problemi in chiavi diverse. Noi donne abbiamo un’intelligenza emotiva più sviluppata e una capacità relazionale che ci permettono una lettura differente dei problemi. Ma la combinazione del nostro modo di approcciarci ai progetti con la visione maschile degli stessi, è la chiave per trovare la soluzione vincente. In un’organizzazione, la mescolanza di presenze maschili e femminili è uno dei fattori chiave per il successo.

D: In Gran Bretagna La The Equality Act 2010 (Gender Pay Gap Information) Regulations 2017 prevede che le aziende con oltre 250 dipendenti debbano, ogni anno, pubblicare i dati relativi alle remunerazioni e ai bonus dei dipendenti, evidenziando il sesso del lavoratore. A distanza di un anno, i risultati sono stati tutt'altro che piacevoli. Quindi nemmeno le istituzioni hanno il potere di cambiare le cose?
R:
Anche le aziende che pubblicano i propri bilanci di sostenibilità rendicontano questi aspetti e purtroppo in generale il trend è quello che accennava. Ma ho fede nel futuro. Diamoci tempo e le statistiche porteranno a risultati ben diversi nei prossimi anni.

D: Da tempo i vari movimenti come #Metoo e DissensoComune stanno puntando il dito contro le molestie nel settore cinematografico. Il mondo della finanza e del business non è immune, immagino. Che idea si è fatta?
R:
Credo che finché gli uomini non cambieranno il proprio Dna, ogni settore sarà colmo di queste dinamiche riprovevoli. Sta a noi donne non cedere e percorrere la strada prefissata con determinazione e dignità. È anche doveroso però sottolineare che centinaia di uomini, al contrario di queste terribili risultanze, dimostrano pieno rispetto per collaboratrici e colleghe, quindi non è giusto generalizzare!

D: È mai stata oggetto di avance o comportamenti indisponenti da parte dei suoi colleghi o superiori?
R:
Non negli ultimi anni. Quando ero molto giovane ,i è capitato di ricevere complimenti volgari che facevano preludere intenti non professionali, ma nulla che abbia messo a repentaglio il mio posto di lavoro. L'offensività, comunque, può manifestarsi in svariati modi. E resto sempre esterrefatta dalla facilità con cui i miei colleghi utilizzano una terminologia molto colorita in presenza di una donna. Sono comportamenti indisponenti e diffusi.

D: Secondo lei una donna giovane, forse ingenua, che si affaccia al mondo lavorativo, è più in pericolo di una donna adulta? Le molestie hanno un'età 'preferita'?
R:
Sì. Non è facile per una ragazza senza esperienza, con una personalità delicata, com’è normale che accada nei primi anni di lavoro, rapportarsi con uomini di potere che hanno leve personali e professionali affilatissime.

D: È vero che le donne sono le peggiori nemiche delle donne?
R:
Purtroppo spesso è così. È raro trovare una sintonia che crei squadra e armonia. Molte donne entrano in competizione tra loro innescando implicitamente guerre. Lo reputo un grande spreco perché il clan delle donne, quando funziona, è un portento!

D: Sul lavoro c'è più competizione o collaborazione al femminile?
R:
Dipende molto dai ruoli e dai soggetti. In questo caso non valgono le competenze ma i caratteri. Scattano spesso gelosie che rischiano di diventare distruttive. Io ho avuto collaboratrici scelte sempre tra chi aveva uno spiccato spirito di team e cresciute con il late motive: il gossip sta fuori dal mio ufficio. Ho sempre preteso che si evitassero commenti maliziosi e umorali ma è grazie a ognuna di loro che abbiamo ottenuto performance incredibili.

D: Per lei che significato ha la parola 'femminismo'?
R:
Ho sempre amato quel termine! Quando ero giovane mi definivo e mi definivano femminista. Ricordo mia madre, i suoi insegnamenti che mi infervoravano ed io reclamavo i diritti femminili. Consideravo la parità, spinta all’eccesso, l’unica soluzione nelle relazioni. Ma assumevo posizioni radicalizzate. Ero figlia degli eccessi di gioventù ma mi ingannavo, perché l’annullamento delle caratteristiche personali porta all’appiattirsi nell’uguaglianza piuttosto che a quello in cui credo ora, cioè alla piena valorizzazione della diversità. Grazie alle donne che in passato hanno lottato per noi oggi abbiamo la libertà ed i diritti che ormai ci appaiono scontati.

D: Le donne sono sufficientemente riconoscenti alle sessantottine?
R: Non proprio. Reputo anacronistico l’atteggiamento che ritrovo in alcune donne nel mondo del lavoro e della politica, che attaccano gli uomini per principio, affermando una ricerca della supremazia femminile. Esattamente come farebbero gli uomini. Femminismo, secondo me, dovrebbe essere la propulsione di ogni donna verso la ricerca di un ruolo sociale che permetta a ognuna di esprimere la diversità e le meraviglie della complessità femminile. Non si tratta, come alcuni credono, di un movimento che contrasta gli uomini.

D: La sua carriera è iniziata con una cattedra a Milano.
R:
Sì, ho scelto di studiare Matematica per il mio amore nei confronti dell'insegnamento. Non ho mai smesso di occuparmene anche in azienda, anche se marginalmente. In cuor mio non escludo un ritorno tra i banchi di scuola per dedicarmi a una materia considerata arida, ma per me così attraente. Una scienza che, se trasmessa al di là degli automatismi aritmetici, aiuta nella comprensione del quotidiano, in dimensioni che appaiono normalmente molto più vicine alla filosofia.

D: Che ricordo ha di quel periodo?
R:
L’esperienza come insegnante al liceo è stata bellissima. Aiutare i ragazzi a crescere come persone, oltre che culturalmente, credo sia uno dei ruoli più belli, al pari dell’essere genitori. Ho incontrato però grande difficoltà nell’accettare la burocrazia scolastica, l’assoluta mancanza di meritocrazia ed il cambio radicale dell’atteggiamento dei genitori, irrispettoso verso gli insegnanti. Infatti mi sono trovata a vivere senza avere la struttura personale per governare quel cambiamento.

D: Nel suo percorso di crescita professionale ci sono nomi di grandi aziende quali Arthur Andersen S.p.A. e il Gruppo Unendo in cui ha occupato posizioni prestigiose. In ufficio che rapporto si innescava con i suoi colleghi? Di complicità e rispetto o di disparità e sottomissione?
R:
Certamente di complicità e rispetto. Se devo dire quale sia stato uno degli aspetti chiave del mio successo professionale, è certamente la capacità relazionale. Sono stata molto fortunata perché ho sempre trovato capi e colleghi in gamba con cui sono riuscita a costruire relazioni stimolanti basate sul rispetto e sulla stima reciproca.

D: La vediamo protagonista nel settore della Green Economy e nel no profit; attiva per la difesa ed il controllo dei rischi nonché consigliere della Fondazione Pier Lombardo. In che modo riesce a frazionare il suo tempo per essere efficiente in ciascun ambito?
R:
Devo ammettere che la difficoltà nella gestione del tempo è senza dubbio una delle tematiche più importanti che affronto ogni giorno. Tutti mi considerano molto brava nella risoluzione di processi complessi e nel rispetto dei tempi, e questo vale anche nella mia vita personale. Ma non è semplice attribuire priorità in una realtà multiforme che continua ad evolversi. Ho appena letto un bellissimo libro intitolato L’ordine del tempo in cui si parla della relatività del tempo. Conosco la natura di quella teoria ma, ahimè, nel quotidiano rimane una variabile limitata, e l’unico modo per gestirla è una spiccata capacità logistica e di delega. Ho imparato a costruirla negli anni.

D: Molte donne lamentano l'impossibilità di conciliare famiglia e lavoro. È davvero così difficile?
R:
Sì, lo è. Io ho la sfortuna di non avere figli, quindi posso esprimermi con dei limiti considerevoli. Ciò non toglie che pianificare sia ugualmente difficoltoso e spesso, la superficialità di chi osserva dall’esterno, non coglie tale aspetto. Cristina Bombelli, che per me è stata un barlume, mi ha insegnato che è tutta una questione di organizzazione.

D: Che consigli darebbe a una ragazza che si affaccia al mondo del lavoro e vuole fare carriera nel suo settore?
R:
Di credere in se stessa, non fermarsi davanti alle tante difficoltà che incontrerà nel lavoro, decisamente maggiori rispetto a quelle dei colleghi uomini, e di non cedere alle discriminazioni. Le raccomanderei di non inacidirsi, emulando i propri colleghi maschi, con atteggiamenti glaciali, da lady di ferro. Poi le direi di focalizzarsi su un pregio di noi donne: la delicatezza e la finezza nei sentimenti e nei pensieri. Imitare gli uomini, combattendo le battaglie con le loro stesse armi, è infruttuoso.

D: La spronerebbe ad interessarsi al suo settore?
R: Il settore della Green Economy è meraviglioso perché permette di lavorare non solo per un risultato economico, ma mira alla creazione di valore condiviso, ponendo come protagonista l’ambiente. Si preserva così il patrimonio naturale e sociale per le prossime generazioni.
A quella ragazza voglio riportare un passo eccezionale di San Francesco, augurandole l’accompagni nella vita così come ha fatto con me: «Cominciate a fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E vi sorprenderete a fare l’impossibile».

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