Elezioni 2018

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20 Aprile Apr 2018 1629 20 aprile 2018

Rita Palanza: «Nilde Iotti come Casellati? Non hanno lo stesso curriculum»

Accanto a lei, in quei giorni di marzo ‘87 si muoveva l'assistente della presidente della Camera che ricevette il mandato esplorativo. L’intervista.

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Nilde Iotti Maria Elisabetta Casellati Rita Palanza

Maria Elisabetta Alberti Casellati è tornata al Colle con in mano un pugno di mosche. Il suo mandato esplorativo si è risolto con un nulla di fatto, con qualche «spunto di riflessione» e poco altro, di certo senza un nome intorno a cui costruire una maggioranza di governo. L'esperienza della seconda donna a ricevere questo tipo di incarico dal Quirinale nella storia dell'Italia repubblicana si è conclusa in bianco, così come era andata a finire quella di Nilde Iotti, che nel 1987 condusse le consultazioni per cercare di dare al Paese un governo dopo lo scontro tra DC e PSI e la caduta dell'esecutivo guidato da Bettino Craxi. Accanto alla Iotti, in quei giorni di fine marzo del 1987, si muoveva Rita Palanza, assistente della presidente della Camera dei deputati. «Fu un evento importante nella storia del movimento femminile in Italia», ha raccontato a LetteraDonna, «ma ancora tanta strada deve essere fatta prima di vedere una presidente del Consiglio donna».

Francesco Cossiga con Nilde Iotti in un'immagine d'archivio.

D: Che emozione provo Nilde Iotti quando ricevette l'incarico dal presidente Cossiga?
R:
Era consapevole di essere protagonista di una svolta, lo sentiva. Inoltre era anche la prima comunista a cui accadeva una cosa del genere. Lei era già stata la prima donna presidente della Camera, quindi era abituata a questa dimensione che la legava alla storia di un movimento femminile ben più ampio e forte, si sentiva fiera e responsabile nei confronti di tutte le donne.

D: Come si svolsero quelle giornate?
R:
Il presidente era una persona di grandissimo equilibrio. E dico il presidente perché lei non voleva assolutamente essere chiamata la presidente. Cominciava a lavorare presto la mattina dopo aver dormito poco la notte. Le capitava quando aveva dei problemi da risolvere e delle decisioni da prendere, passava le notti a pensare. Poi si confrontava con gli altri e alla fine decideva tranquilla.

D: Nessun segno di tensione?
R:
Non si innervosiva mai, la tensione c'era ma non le generava uno stato di ansia o agitazione. In quei giorni ci stupì un po' che volesse fare tutti gli incontri da sola quando di solito almeno uno di noi partecipava.

D: Come fu accolta la Iotti dai colleghi maschi nelle consultazioni?
R:
Non avendo assistito ai colloqui non so se ci può essere stata una sfumatura significativa di atteggiamenti. Lei era già un'autorità in sede parlamentare e a presidenti di gruppo e segretari di partito capitava spesso di avere colloqui con lei.

D: Insomma, ci erano abituati.
R:
Si era meritata questo rispetto e questa considerazione con l'esercizio autorevole ed equilibrato del suo ruolo. Sicuramente ci sarà stato lo stupore di trovarsi una donna che svolgeva le consultazioni per il governo, anche se si trattava solo di un mandato esplorativo.

D: Non ci furono pregiudizi legati al genere?
R:
Nel corso della sua carriera la Iotti dovette affrontare tutto questo, ma nel caso specifico veniva già da due elezioni a presidente della Camera, la seconda con una maggioranza rafforzata. Certo, percepimmo una certa meraviglia e un senso di stupore, ma lei aveva già preso decisioni legate alla vita parlamentare che avevano fatto storia, mostrando capacità di innovazione con decisioni interpretative che richiedevano un coraggio notevole.

D: E pregiudizi legati alla sua posizione politica?
R:
La Iotti nell'esercizio del suo ruolo non si è mai sentita legata a un partito. Entrò in conflitto diretto persino con Berlinguer. In questo caso si trattava di un incarico più politico ma lei lo faceva sempre con lo spirito di chi riceve un mandato dal capo dello Stato per svolgere una funzione analoga, con un aspetto istituzionale molto rilevante. Poi non possiamo non immaginare che non ci fosse alcun dubbio nelle forze politiche.

D: In questi giorni, con l'incarico conferito alla Casellati, si è tornato tanto a parlare di Nilde Iotti. Che effetto le fa questo accostamento?
R:
La Iotti è una grande autorità istituzionale, una figura che è rimasta nelle mente di tutti, era persino più avanti del suo partito a quel tempo. Era già stata vice presidente della Camera e presidente della Commissione Affari Costituzionali, oltre che membro della Costituente. Sull'onorevole Casellati non so dire, non l'ho vista esercitare il suo ruolo e prendere decisioni, è troppo presto per esprimere un giudizio e non credo che allo stato attuale si possano fare confronti. Di certo non ha lo stesso curriculum.

D: La Casellati ha a che fare con una classe politica che per molti non è all'altezza di quella della Prima Repubblica. È così?
R:
Sì, penso che sia così. Io credo che all'epoca ci fossero persone di qualità ed esperienza politica e capacità di interpretazione del mondo forse superiori. La classe politica è molto cambiata e si è perso tanto della qualità che aveva. Non credo che abbiamo alle spalle l'età dell'oro, sia chiaro, abbiamo avuto personaggi che non erano degni di particolare stima, ma anche persone di grande livello.

D: Che cosa impedì alla Iotti di riuscire a portare a termine il suo mandato con esito positivo?
R:
Difficile dirlo. Ricordo che lei riteneva di aver trovato un possibile percorso di accordo tra le forze politiche, però poi questo tentativo non riuscì.

D: Si trattava, come in questo caso, di un semplice mandato esplorativo. Quanto ci vorrà per vedere una donna incaricata di formare un governo?
R:
Questa è una bella domanda, ed è proprio questo il punto. Ho l'impressione che ci vorrà ancora del tempo, non vedo ora figure femminili considerate e con un ruolo tale da far pensare possibile questo fatto. Dovremo aspettare ancora.

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