18 Aprile Apr 2018 1905 18 aprile 2018

La startup italiana che ha sconfitto Facebook: intervista a Sara Colnago

Secondo la Corte d'appello di Milano, Facebook ha copiato Nearby da Faround.

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Faround Nearby Facebook Copiata

Non capita tutti i giorni di vincere contro un colosso della Silicon Valley. E, se a interpretare la parte di Davide che batte Golia è una piccola società dell'hinterland milanese, allora fa davvero notizia. Il 16 aprile la Corte civile di Milano ha confermato la condanna inflitta a Facebook per violazione del diritto d'autore e concorrenza sleale nei confronti dell'italiana Business Competence. Quest'ultima nell'ottobre del 2012 aveva lanciato Faround, app che propone agli utenti bar e ristoranti graditi e vicini al luogo in cui si trovano, copiata immediatamente dal gigante di Menlo Park, che a dicembre aveva reso disponibile Nearby: un'applicazione ritenuta identica dai giudici, ad eccezione soltanto degli aspetti grafici. «Siamo stati coerenti con noi stessi e con le nostre convinzioni, nonostante tutto e tutti ci dicessero di lasciar perdere. E adesso la giustizia ci ha dato ragione per la seconda volta. Siamo soddisfatti, ma anche un po' dispiaciuti di aver dovuto affrontare questa battaglia da soli», spiega Sara Colnago, fondatrice e Ceo di Business Competence. Classe 1982, raggiunta da LetteraDonna si definisce «motociclista, amante degli animali, ballerina di danza del ventre e rockabilly», sottololinea di aver ricevuto «i premi Donna Imprenditrice 2014 dello Smau e Donna Innovatrice per l'ambito Social nel 2015, ricevuto dall'Associazione ITWIIN» (anche se al momento la vediamo come la 'Donna che ha vinto 2-0 contro Zuckerberg').

DOMANDA: Come e quando vi siete accorti che Nearby era uguale a Faround?
RISPOSTA:
Immediatamente, appena è stata presentata Nearby: siamo sempre attenti a ogni tendenza e innovazione tecnologica, soprattutto quando le novità arrivano direttamente da un player di rilievo come Facebook. La nostra Faround, un'applicazione integrata in Facebook, consentiva di individuare i negozi, bar ristoranti ed esercizi commerciali in genere vicini alla propria posizione, lasciare recensioni e vedere quelle degli amici e usufruire di offerte specifiche. L'arrivo sul mercato di un'applicazione con funzionalità molto simili, lanciata direttamente dalla stessa Facebook, ovvero la medesima piattaforma su cui era presente la nostra app, ci lasciava ben pochi spazi di manovra per la sopravvivenza.

D: Quando è iniziata la causa e quali sono state le varie tappe?
R:
Abbiamo lanciato Faround nel 2012 e poco dopo è arrivata Nearby. Ci siamo mossi subito, ma con molta pazienza abbiamo dovuto attendere fino al 2016 per vedere pubblicata la sentenza di primo grado del Tribunale di Milano, che dichiarava Facebook responsabile di violazione del diritto d'autore e concorrenza sleale nei nostri confronti. Facebook ha successivamente fatto ricorso in secondo grado, rigettato il 16 aprile dalla Corte d'Appello, che ha confermato integralmente la sentenza di primo grado.

D: In generale non sembra essere un bel periodo per Zuckerberg. Cosa pensa del recente 'processo' nei suoi confronti che si è tenuto a Washington e in mondovisione?
R:
I temi legati alla privacy non sono un problema solo di Facebook. La 'creatura' di Zuckerberg ha semplicemente maggiore visibilità ed esposizione mediatica, ma è una criticità di tutti i social e delle piattaforme in cui si prevede un'interazione attiva e costante degli utenti. Il problema poi è molto sentito all'estero, più che in Italia. Relativamente al processo, spero che la stessa umiltà, trasparenza e correttezza con cui Facebook si è rivolta al Congresso degli Stati Uniti d'America possa essere rivolta anche al Tribunale Italiano.

D: Mettendo da parte processi e risarcimenti, rimane la soddisfazione di aver creato una app copiata poi da Facebook.
R:
Di certo è un segnale forte e chiaro che ci stavamo muovendo nella giusta direzione dell'innovazione e della tecnologia. La conferma è arrivata anche dopo, con i premi ed i riconoscimenti che ci sono stati conferiti per i nostri progetti, ad esempio il Webby Award, che è 'l'Oscar di Internet' e il Premio Innovazione Italia, consegnato dal Presidente della Repubblica. Le buone idee non dipendono dalla grandezza dell'azienda, ma dalla lucidità e lungimiranza con cui si guarda all'orizzonte del futuro delle tendenze del mercato e delle necessità degli utenti.

D: Al momento avete altre app in rampa di lancio?
R:
Dopo la vicenda di Faround, che avrebbe messo in ginocchio qualsiasi normale azienda, abbiamo continuato a credere nelle nostre idee e, ripartendo da zero, abbiamo lanciato altre start up che nel frattempo sono state vendute. Oggi abbiamo due piattaforme molto diverse tra loro, che sono punti di riferimento per il mercato: Dogalize, che è un un social network completamente gratuito in cui trovare tutte le informazioni ed i servizi utili a chi vive con un animale, e Swascan, piattaforma di riferimento per il mondo della cybersecurity e per gli aspetti della nuova normativa privacy europea, il GDPR.

D: E se vi copiano anche queste?
R:
In realtà qualcuno ha già provato ad imitare queste piattaforme, ma essendo arrivato in un secondo momento, non è riuscito ad eguagliare la solidità dei brand e le loro funzionalità.

D: In Italia quanto è difficile creare una startup di successo?
R:
Parlare di start up oggi è facile, ma realizzarle è estremamente complesso. In primis, è necessario prendersi dei rischi che molto spesso non sono calcolabili in partenza. Inoltre, il contesto in cui ci muoviamo sfavorisce purtroppo proprio i giovani, che sono la leva dell'innovazione e il volano del cambiamento: lanciare una start up significa avere necessariamente a disposizione un budget di partenza, di cui spesso i giovani non dispongono. Infine, bisogna considerare che difficilmente la prima start up si concretizza in un successo, perché spesso si paga lo scotto dell'inesperienza. Per questo motivo, dietro alle start up di successo troviamo spesso chi ha fatto esperienza trovando la forza ed il coraggio di andare avanti.

D: Quando è nata in te la passione per tecnologia e informatica?
R:
Sono laureata in Psicologia e non ho studiato informatica, ma la passione c'è sempre stata: quando ti confronti con il mondo esterno, che è estremamente interconnesso, ti rendi conto che la tecnologia diventa un fattore abilitante per realizzare le proprie idee. Nasce come esigenza, che si trasforma in passione e che ci permette di realizzare progetti efficaci e vincenti.

D: Questo settore, nell'immaginario collettivo, è ancora 'da uomini'.
R:
In Business Competence il 75% dei soci è donna, quindi guardando la nostra azienda non è certo così! Ci sono inoltre molte altre realtà Italiane che hanno una forte componente femminile.
Se vogliamo guardare la questione da un punto di vista sociologico, così come mia mamma è sempre riuscita a gestire il budget familiare con idee creative e innovative a portare avanti l'azienda-casa, chi meglio di una donna può gestire il budget aziendale e portare innovazione nella società?

D: Dunque essere donna non ti ha svantaggiato sul lavoro?
R:
Devo dire di no. Forse anche per merito del mio carattere e del modo di essere: tendo ad essere sempre orientata al risultato e ad affrontare qualsiasi ostacolo con grinta e positività.

D: Hai un consiglio ti senti di dare a una giovane geek che vuole far carriera?
R:
Piuttosto che dare un consiglio a una geek, preferisco dare uno spunto di riflessione a tutti i giovani, cioè di vivere ponendosi sempre la domanda di cosa ci sia oltre l'orizzonte della propria conoscenza.

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