13 Aprile Apr 2018 1559 13 aprile 2018

Sentenza Foodora, parla l'avvocata dei rider: «La impugneremo»

Giulia Druetta racconta a LetteraDonna perché non è d'accordo con la decisione del Tribunale di Torino.

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Foodora Sentenza Avvocata Giulia Druetta

A ottobre del 2016 LetteraDonna si era chiesta: «Se non Foodora quando?». Lo aveva fatto dopo un'intervista a una biker, assunta dalla società tedesca poco prima che scoppiasse la polemica delle retribuzioni. All'epoca quelle proteste, nate dal desiderio di avere un trattamento economico e normativo più equo, avevano portato all'allontanamento di diversi fattorini. Tolleranza zero da parte di Foodora, insomma. Successivamente alcuni di essi, sei per la precisione, hanno deciso di portare l'azienda in giudizio, contestando l'interruzione del rapporto di lavoro. L'11 aprile la doccia fredda: il Tribunale del lavoro di Torino ha infatti respinto il ricorso, sostenendo come i rider fossero collaboratori autonomi non legati da un rapporto di lavoro subordinato con l’azienda. «Questa sentenza apre un varco per tutti i datori di lavoro che vogliono sfruttare i lavoratori, pagare cinque euro l'ora, fare contratti senza tutele, trascurare la sicurezza sul luogo di lavoro e anche a chi vuole monitorare in modo occulto e non l'operato dei lavoratori», spiega a LetteraDonna uno dei legali dei rider, Giulia Druetta, che promette battaglia: «Aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, poi la impugneremo».

Giulia Druetta

DOMANDA: Insomma, ne siete convinti: si tratta di lavoro subordinato?
RISPOSTA:
Sì, il contratto a chiamata è un lavoro subordinato, non da autonomo. Chi lavora è infatti subordinato alle direttive e al potere disciplinare di un datore di lavoro, che chiama quando ha bisogno. Questo tipo di impiego è inquadrato nell'Articolo 2 comma 1 del Jobs Act.

D: Scusi, ma da fuori uno potrebbe pensare che si tratti del classico lavoretto per arrotondare, adatto per studenti.
R:
Ma anche se fosse, lo devo fare senza nessuna tutela? Andando in bicicletta puoi scontrarti contro un pullman o cadere sull'asfalto. È giusto correre questi rischi senza avere tutele, così come essere controllato a distanza? E non avere una paga degna? Se si potesse assumere in questo modo, lo farebbero tutte le aziende: prenderebbero cinque lavoratori senza tutele invece che due tutelati.

D: Come funzionano le chiamate di Foodora?
R:
I rider non hanno indicazioni riguardanti l'ordine, possono solo accettare senza sapere quanti chilometri ci sono da percorrere. L'azienda conferma i turni e i rider devono rimanere fino alla fine. Ma anche dopo l'orario prestabilito, se c'è necessità. Se invece Foodora decide che non ha bisogno di loro fino alla fine del turno, per poche richieste di consegna, finiscono di lavorare e non sono retribuiti per tutte le ore del turno. Se non vuoi o non puoi lavorare, non ti metti in turno. Ma poi c'è un meccasimo interno, una specie di ranking dei rider, e se finisci in fondo smetti di lavorare.

D: Quindi i rider non possono dire: «Faccio il turno ma magari finisco un'ora prima».
R:
No, i lavoratori vengono sospesi se non seguono le direttive, anche illegittime, del datore di lavoro. C'è stato un evento pubblico in cui Foodora doveva fare una campagna promozionale. Ha chiesto ai lavoratori di andare a prendere delle birre e portarle in sede, fuori dall'orario di lavoro: questa mezzora non è stata retribuita. I rider si sono lamentati e l'azienda li ha prima fatti fuori dalla chat, poi non gli ha dato più dato turni, infine quando nel 2016 hanno chiesto maggiori tutele li hanno mandati via.

D: E per quanto riguarda la retribuzione?
R:
Inizialmente il contratto era un co.co.co a 5,60 l'ora. Poi Foodora è passata a un cottimo da appena 2,60 l'ora, passato poi a 3,60 euro dopo le proteste. A parte che il pagamento a cottimo si usava nell'Ottocento, non è l'euro in più o in meno a fare la differenza, anche se i rider prendono prendono la metà di un voucher, che è il minimo per il lavoro autonomo: è tutto l'insieme, perché se accettiamo tutto questo, allora accettiamo il fatto che il datore di lavoro possa fare quello che vuole.

D: Quali sono le vostre richieste?
R:
Il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato e il ripristino del posto di lavoro, perché è ovvio che ci sia stato un comportamento discriminatorio. Il contratto si rinnova di default ma stranamente è stato chiuso appena dopo lo sciopero... Inoltre chiediamo più attenzione per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro: perché Foodora non effettua nessun controllo medico e nessun controllo alla bici, in più fornisce dispositivi di sicurezza solo se sono presenti in magazino.

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