Elezioni 2018

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12 Aprile Apr 2018 1942 12 aprile 2018

Titti Di Salvo risponde a #TowandaDem: «Guardiamo al futuro»

Nel primo giorno del secondo giro di consultazioni, il Pd è spaccato: da una parte le 400 firmatarie che attaccano la dirigenza (maschilista), dall'altro le 10 che difendono l'establishment.

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Titti Disalvo Pd 400 Donne Puglisi

Che il Pd non se la passasse affatto bene, lo sapevamo: i risultati deludenti del 4 marzo 2018, le dimissioni postdatate di Matteo Renzi e il sondaggio di Euromedia dell'11 aprile che vede il partito sempre più in calo. A tutti questi problemi se n'è aggiunto un altro. Il 12 aprile 2018, il primo giorno del secondo giro di consultazioni per il nuovo governo, 400 militanti donne hanno firmato un documento di protesta contro l'attuale dirigenza del gruppo politico, ribattezzato #TowandaDem, dal grido di battaglia delle protagoniste di Pomodori verdi fritti. I punti salienti della petizioni sono due: rappresentanza femminile e mancanza di parità ai vertici. Ma non proprio tutte sono d'accordo. Una frangia composta da Silvia Fregolent, Teresa Bellanova, Titti Di Salvo, Chiara Gribaudo, Raffaella Paita, Valentina Paris, Ileana Piazzoni, Flavia Piccoli Nardelli e Alessia Rotta hanno contrattaccato, in una nota, spiegando che si tratta soltanto di «risentimento per essere rimaste fuori un giro». La questione è molto complessa, quindi abbiamo sentito proprio una di queste 10: Titti Di Salvo, ex deputata del Pd e cofondatrice di Se non ora quando.

DOMANDA: Qual è esattamente il motivo dello scontro tra queste due fazioni?
RISPOSTA: Credo che il documento delle 400 guardi all'indietro. Annega nella polemica il lavoro e l'impegno che io credo debba essere di tutte le donne e tutti gli uomini del Pd per fare di questa battaglia (parità di genere, ndr) uno dei perni della ricostruzione del partito e del Paese. Questa polemica rivolta all'indietro non aiuta a realizzare questo obiettivo che è un nostro elemento di identità, una scelta politica di valore economico, oltre che di cultura politica. Ci sono dei punti che vengono criticati, come le pluricandidature. Ecco, io ho la convinzione, anzi, è un dato oggettivo: il fatto che oggi il Parlamento abbia un numero più alto che mai di donne è tutto merito della scelta del Partito democratico di aver inserito nella legge elettorale la norma antidiscriminatoria. Poi, certamente, nell'applicazione si poteva fare meglio con le pluricandidature. Non può essere considerata una responsabilità di qualcuno, così come la sconfitta elettorale: si tratta di una responsabilità collettiva. E, proprio per questo, serve molto tempo per costruire obiettivi nuovi perché la polemica rischia di indebolire gli obiettivi futuri che devono vedere tutte le donne e gli uomini del partito democratico uniti in una visione comune del Paese. Riassumendo: Il tema della polemica deve essere funzionale a porre al centro il tema. Poi bisogna superare la polemica e porre insieme gli obiettivi.

D: Non crede che oggi, l'uguaglianza di genere e la rappresentanza femminile siano passate da 'battaglie storiche' a problema per il centrosinistra?
R: Noi oggi dobbiamo fare i conti con il fatto che l'impegno per questi temi non deve essere soltanto nominato ma deve avere delle conseguenze. Mi spiego meglio: bisogna applicarlo ai gruppi dirigenti del Partito democratico. Come Renzi fece un governo metà uomini e metà donne, allo stesso modo bisogna fare con i vertici. Cosa che oggi non è così. Per dire: nessuna delle cariche (del Pd, ndr) che sono previste per le consultazioni è ricoperta da una donna.

D: È stato giusto fare un attacco pubblico (il documento delle 400, ndr) in un giorno delicato come l'inizio del secondo giro di consultazioni?
R
: Guardi, io non l'avrei fatto. Non so cosa abbiano valutato: andrebbe chiesto a loro. Penso che la discussione sia importante farla ma ci sono anche i luoghi per farla, come l'Assemblea del 21 aprile 2018, per esempio.

D: Questo potrebbe essere l'ultimo giro di consultazioni del presidente Mattarella. Qual è lo scenario più probabile?
R
: Un'allenza tra la Lega e il Movimento 5 Stelle o tra il centrodestra e i 5 Stelle. Hanno già scelto insieme come dividere le cariche istituzionali, i presidenti di Camera e Senato, sembra che ci sia una sintonia piuttosto concreta. Escludo uno scenario in cui il Partito democratico vada in soccorso a una o l'altra forza, in quanto alternativo sia al Movimento 5 Stelle, sia al centrodestra. Lo dico perché ci sono stata in quelle stanze e in quelle aule e ho vissuto la quotidianità del Parlamento.

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