12 Aprile Apr 2018 1706 12 aprile 2018

Assegno di divorzio, perché il parametro del tenore di vita non va abolito

Ora che le Sezioni Unite della Corte Suprema devono decidere se confermare il verdetto Grilli, la sociologa Chiara Saraceno ci spiega perché è importante.

  • ...
Assegno Di Divorzio Stile Di Vita

È stato uno dei principali punti di riferimento per quantificare l'importo dell'assegno di divorzio, finché è arrivata la sentenza della prima sezione dell'11 maggio 2017 riguardante il caso dell’ex ministro dell’Economia Vittorio Grilli e l’ex moglie Lisa Caryl Lowenstein. Addio tenore di vita: quello che conta è l’autosufficienza economica dell’ex coniuge perché, secondo i giudici, occorre superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come una sistemazione «definitiva». La Lowenstein, nella fattispecie, era ed è tuttora un’affermata imprenditrice.

L'APPELLO ALLE NAZIONI UNITE

La sentenza, applicata dalla corte d’Appello, ha avuto strascichi anche pesanti, basti pensare che il famoso assegno mensile milionario che Silvio Berlusconi ha dovuto versare all’ex moglie Veronica Lario è stato annullato proprio in base a questa sentenza. Ma c’è chi dice no. E non si tratta di un semplice movimento femminista. Non soltanto perlomeno, perché il Procuratore Generale Marcello Matera ha chiesto alle Sezioni Unite della Corte Suprema, chiamate a decidere se confermare o meno il verdetto Grilli, di tornare a tenere conto del tenore di vita nell’assegno di divorzio, una decisione che verrà depositata presumibilmente nel giro di un mese. Intanto però sono decine, come detto, le associazioni femministe e di donne di spicco scese in campo sulla questione e che hanno firmato un appello alle Sezioni Unite per chiedere che il parametro del tenore di vita non venga abolito. «Perché ancora oggi molte donne sacrificano la professione alla cura della famiglia, dei figli, spesso anche alla carriera del marito». A parlare è Chiara Saraceno, sociologa della famiglia e una delle prime firmatarie dell’appello.

Chiara Saraceno.

DOMANDA: Dottoressa Saraceno, perché riportare il tenore di vita al centro dell’assegno mensile di divorzio?
RISPOSTA
: Perché la sentenza Grilli vuole essere un principio che vale sempre. Della serie: nel matrimonio ciascuno entra con le proprie cose ed esce con le proprie cose. Come se non ci fosse una condivisione di vita, di esperienza comune e perché no, anche di costrizione di risorse comuni che avvantaggiano e svantaggiano entrambi i soggetti, nell’immediato e nel lungo periodo.

D: Cosa intende per costrizione di risorse?
R:
Per risorse non intendo soltanto quelle economiche. Oltre allo stipendio esiste anche il cosiddetto lavoro gratuito. La capacità di guadagno del marito non dipende solo da lui ma anche dalla moglie che, di fatto, lo libera da una serie di mansioni come possono essere i servizi, la cura della casa e soprattutto la cura dei figli. Questo aspetto viene totalmente ignorato dai giudici nella sentenza Grilli, che invece segue una filosofia del tipo: «Il matrimonio si scioglie? Chi ha avuto, ha avuto. Chi ha dato, ha dato». E a nostro avviso è un principio, se così vogliamo chiamarlo, sbagliato.

D: In buona sostanza i giudici che hanno deliberato nel caso Grilli hanno fatto un ragionamento «anti assistenziale»: vediamo prima se l’ex moglie è in grado di mantenersi, poi si decide se serve un ulteriore aiuto o meno.
R:
E invece va fatto il contrario! Prima bisogna tenere conto del contributo che la coniuge in questione ha messo sul piatto durante il matrimonio, e poi su valuta se a sua volta è in grado di mantenersi o meno. Non dimentichiamo che viviamo in una società dove nell’organizzazione familiare c’è una forte disuguaglianza nei confronti delle donne. I dati statistici dimostrano che hanno meno chances lavorative, fanno meno carriera e vengono pagate di meno.

D: Crescono però, e non di poco, le coppie in cui entrambe le parti sono occupate e portano un reddito.
R:
Ma infatti il discorso non è: assegno di mantenimento in ogni caso. Oppure: tenore di vita come caposaldo per valutare la cifra in ogni caso. Lo stesso Pg è stato chiaro: occorre valutare caso per caso. Il problema è l’adozione di un unico principio, come quello stabilito dalla sentenza Grilli. Nel caso che dice lei consideri che solo nel 20% delle sentenze viene previsto l’assegno di mantenimento, il più delle volte pari a 400 euro al mese. Ripeto: non è un principio assistenziale, ma un riconoscimento di quanto viene dato all’altro nell’ambito di una libera scelta, presa da entrambe le parti.

D: Ci sono movimenti femministi che invece hanno accolto la sentenza positivamente, prendendo come esempio il caso di Veronica Lario, 'mantenuta' dall’ex premier con un assegno mensile milionario.
R:
Ovvio che noi non ci rivolgiamo a quel tipo di casistica, anche perché mi sembra che qui si sia consumata una vera e propria vendetta. Ma non stiamo parlando nemmeno del caso Grilli, dato che la moglie aveva una buona carriera già avviata per conto suo. Questi sono divorzi borderline. Guardando invece anche alle coppie paritarie, dove marito e moglie lavorano, solitamente è sempre la donna che si preoccupa di gestire anche la famiglia. Inoltre il 70% delle dimissioni volontarie sul lavoro riguardano donne che hanno i figli. La maternità ha un costo, non solo di mantenimento. Rappresenta anche un rallentamento di carriera, di stipendio, e quindi di ricchezza pensionistica.

D: Cosa vi aspettate?
R:
Al di là della decisione della Corte Suprema, il messaggio che deve passare è che venga smentito il criterio assistenziale argomentato nella sentenza Grilli, perché così si torna indietro nel tempo, dal mio punto di vista è una visione quasi Ottocentesca quella fornita dai giudici. Se il matrimonio è comune, non può essere assistenziale, della serie: «Mi sposo così mi sistemo».

D: Così agendo non verrebbe a mancare la cosiddetta emancipazione femminile nei confronti dell’uomo, tanto sostenuta da numerosi movimenti?
R:
Ma noi lo diciamo sempre: non fidatevi! Non rinunciate mai al vostro lavoro. Investire tempo e risorse solo e soltanto nella famiglia, purtroppo, rischia di non avere un valore. Per questo ci battiamo sul tenore di vita. Dipendere dal marito non è un’umiliazione se si crea un equilibrio in cui la coppia si sostiene l’una con l’altro. Ecco perché va riconosciuta una… possiamo chiamiarla anche ricompensa alla donna per quanto dato: in molti casi sono i mariti stessi ad accettare che la propria coniuge rimanga lontano dal mondo del lavoro, non dimentichiamolo. E anche questa è una responsabilità.

D: Esistono molti casi in cui sono gli ex mariti a finire sul lastrico, costretti a tornare a vivere con i genitori o a vedere i propri figli per pochi giorni al mese.
R:
Non lo metto in dubbio, ma vorrei ricordare che, statisticamente, il divorzio impoverisce soprattutto le donne. Si tratta di un dato incontrovertibile, e questo non avviene solo in Italia. Certo, la separazione per una coppia a reddito modesto diventa costosa per entrambi. Due case costano più di una. Lui perde i servizi gratuiti e lei rimane da sola ad accudire i figli. In più l’ex marito deve mantenere lo stesso tenore di vita dei figli e così facendo rischia davvero di non farcela. Questo fa sì che molto spesso i giudici stabiliscano un assegno di mantenimento più basso del necessario. La sicurezza economica ha spesso un equilibrio fragile. L’impoverimento degli uomini, quando c’è, è un problema che va affrontato, ma ripeto: i dati statistici sulla povertà rivelano che sono le mamme con figli il gruppo più a rischio

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso