10 Aprile Apr 2018 1625 10 aprile 2018

Questo nostro amore 80, intervista a Manuela Ventura

L'attrice ci racconta la sua Teresa, una donna del Sud che ce l’ha fatta, ma a modo suo.

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Manuela Ventura Questo Nostro Amore 80 (4)

Manuela Ventura ha lo stesso accento cristallino di Teresa, il suo personaggio in Questo Nostro Amore 80, e mentre parla a tratti distinguerle si fa difficile. La fiction di RaiUno racconta le vicende delle famiglie Costa-Ferraris e Strano, che il pubblico ha conosciuto negli anni ’60, accompagnato nei ’70 e che ora ritrova nei ruggenti eighties con i figli cresciuti e nuovi sogni da rincorrere. Niente urla, niente trash, niente reality. Ma realtà sì. Perché nonostante i toni da commedia con cui la serie racconta il decennio che porta nel titolo, e la delicatezza di planare sugli argomenti, anche i più difficili, con garbo, le storie sono quelle comuni di famiglie che sarebbero potute essere le nostre.

UNA DONNA CHE VA AVANTI

A Teresa Strano sono sempre andate le mie simpatie. Quando l’ho vista arrivare a Torino con le valigie legate con lo spago incarnava lo strereotipo della donna del Sud di una volta. Vestita di nero da capo a piedi, un marito abituato a «travagliare» con fatica, Salvatore, quattro figli (tutti maschi, a cui nell’ultima serie si aggiunge Rosa, ndr) da tirare su tra mille difficoltà. Poi un giorno Teresa si guarda allo specchio, accorcia le gonne, scioglie i capelli e si scopre donna oltre che madre e moglie, complice la vicina di casa Anna, (interpretata da Anna Valle, ndr), madre a sua volta, legata a Vittorio ma non sposata, una cosa che negli Anni '60, quando la fiction è iniziata, non era solo scandalosa, ma anche perseguibile. Scopro, andando avanti, che Teresa è giovane e affascinante. E piena di grinta. «Nasce da un’idea di sceneggiatura molto bella», mi spiega Manuela, classe 1973, catanese, che dal 2012 presta il volto a questo personaggio pieno di sfaccettature. «Rappresenta da subito una potenzialità di donna che va avanti. Dalla Sicilia si porta dietro la sua storia, le sue tradizioni, ma a un certo punto apre gli occhi su questo mondo nuovo che le si svela poco a poco, anche grazie all’amica Anna».

DOMANDA: Teresa è quella su cui i cambiamenti sono più visibili. Da casalinga full time a donna moderna, che lascia il marito pensionato a casa e va a lavorare.
RISPOSTA:
È una donna molto semplice, ma anche curiosa, rivendica una sua identità, un suo ruolo, autonomia. In questa nuova serie siamo nel 1981: Teresa rappresenta in pieno la donna in carriera di quegli anni, brillante, indispensabile, moderna, ma a modo suo. Non si lascia travolgere, si porta dietro la sua genuinità, dalla modernità prende quello che va bene per lei e resta se stessa, con i suoi pudori, le sue incertezze, però ha un piglio nuovo, più deciso.

D: Una bella conquista!
R:
Conquista che sarà anche tema di scontro. Sia in famiglia, che con se stessa. 'Avrò fatto bene?', si chiedererà a un certo punto, trovandosi a dover mettere in discussione il suo ruolo, anche nei confronti di Salvatore, un pensionato che non si arrende, animato da tanta voglia di fare. Entrambi sono vulcanici, due teste dure, legati però da un amore antico, forte.

D: Com’è stato interpretare questa evoluzione del personaggio?
R:
Una scoperta e una crescita, non solo professionale, ma anche personale. Ho trasferito in lei molte cose della mia vita, ma attraverso Teresa ho anche scoperto tanto. È un esempio per il modo in cui affronta il quotidiano, il suo slancio, il suo coraggio, un personaggio che ho sempre accanto. Scoprire nuove cose sul mondo femminile attraverso di lei per me è stata una gioia.

D: Ad esempio?
R: Il tema dell’emancipazione delle donne, la serie offre molti spunti di riflessione in proposito. Teresa l’abbiamo conosciuta negli Anni '60, poi il decennio successivo ha visto l’esplosione del femminismo, le manifestazioni, i collettivi. Negli Anni '80 l’evoluzione è più individuale e Teresa è una che ci ha provato e che ce l’ha fatta.

D: Oggi si parla molto di femminismo ma è molto diverso rispetto a quello vissuto dai personaggi della fiction.
R: Molte cose sono state conquistate, ma su altre siamo ancora indietro. La disparità esiste, sul lavoro e in famiglia, con la recrudescenza della violenza a casa. C’è bisogno di più consapevolezza. 'Perché le donne devono ancora rivendicare qualcosa?'. È la domanda che mi faccio più spesso. Sono sempre state messe nella condizione di lottare, di dover dimostrare, sarebbe il momento che la palla passasse ad altri. Occorrerebbe un cambiamento culturale più che di intenti, non limitato al titolo da scoop che nasce e muore, dietro dovrebbe esserci altro. Fatti, insomma, per affermare la diversità dei sessi e l’uguaglianza dei diritti.

D: Manca anche la voce degli uomini.
R:
C’è poco sostegno da parte loro, dovrebbero accogliere questo femminile. Penso sia colpa delle relazioni, che si fermano alla superficie, e delle dinamiche di potere, c’è poco spazio per l’altra parte, per l’atra metà, in tutti i settori. Il fatto è che si fa fatica a considerare le donne al di là della sola apparenza, per le potenzialità, l’intelligenza, le idee.

D: Tra Teresa e Anna si instaura un rapporto bellissimo, però nella vita vera spesso questa solidarietà femminile non esiste, penso a quello che è accaduto con lo scandalo molestie e le donne. Che idea si è fatta?
R:
È deplorevole, controproducente e senza senso che le donne si mettano contro le altre donne. L’occasione di parlare non dovrebbe mai essere negata. Si possono avere le proprie opinioni, ovviamente, ma senza attaccare chi esprime un disagio. Se mi chiedessero: «A te è successo?» potrei dire che certe dinamiche le riconosco, il problema esiste, sfido chiunque a negare che ci sia, poi i casi sono tanti, si passa dall’atteggiamento, alla molestia, alla violenza vera e propria. Posto che debba esserci il tempo per le indagini e le precisazioni, si dovrebbe fare fronte comune. Nessuno dovrebbe essere messo a tacere, in questo ognuno ha un pezzo di responsabilità.

D: Da dove arriva tutta questa rivalità?
R:
Ci è stata quasi imposta. Siamo troppo abituate a dover dimostrare, è questo che ci frega ancora.

D: Denunciare però è ancora difficile. Perché?
R:
Penso che non sia facile esporsi perché quando lo fai in prima persona ti rendi conto che intorno a te c’è il vuoto. L’ultimo esempio è quello della Casa delle donne a Roma (dove nei giorni scorsi è stato affisso uno striscione da un gruppo di militanti di Forza Nuova contro la legge 194, ndr). Le cose continuano a succedere, è una storia di libertà negata, attaccata tutti i giorni.

D: Sul set invece come è andata tra donne? La terza serie ha visto anche il cambio alla regia, da Luca Ribuoli a Isabella Leoni.
R: Bene, si è creata una bella sintonia. Con Anna abbiamo legato molto e ci sentiamo spesso, Isabella poi è stata brava a raccogliere quello che era stato costruito nelle serie precedenti, ma con cambiamenti inevitabili, questo alla fine è un altro film. Dietro c’è un ragionamento profondo, uno studio, anche perché rispetto alle prime due serie siamo davanti a un un racconto molto più intimo. Tutti prima o poi in Questo Nostro Amore 80 si ritroveranno a tu per tu con loro stessi, si chiederanno: “Ho fatto bene?“. La stessa Teresa avrà un cedimento. A un certo punto avrà paura di aver perso delle cose, specie per quanto riguarda le fasi cruciali della crescita dei figli. C’è una scena che sarebbe dovuta essere commovente, in cucina con Anna. Io, invece, mi sono proprio sfogata, avevo paura di aver esagerato. Noi tre, da donne, abbiamo provato lo stesso brivido.

D: Manuela e Teresa si somigliano un po’ oppure sono diverse?
R:
All’inizio eravamo molto distanti. Lei viene dall’entroterra, un mondo lontano dal mio pur essendo entrambe siciliane, ma ci siamo ritrovate andando avanti. Entrambe amiamo andare in punta di piedi nella vita, abbiamo i nostri pudori, le nostre paure, ma le nostre riflessioni alla fine coincidono, anche per quanto riguarda la famiglia. Siamo madri e donne che lavorano.

D: Vi ritroveremo anche negli anni Novanta?
R:
Questo non lo so, però sarebbe bello.

D: Qualche nuovo progetto all’orizzonte?
R: A maggio sarò in Tv con il film Prima che la notte, che racconta la storia di Giuseppe Fava, giornalista siciliano ucciso dalla mafia nel 1984. È tratto dal libro omonimo scritto da Claudio Fava, figlio di Giuseppe, e da Michele Gambino. Sono molto contenta di questo progetto, e poi per la prima volta ho girato a Catania, la mia città.

D: Interpreta spesso donne siciliane. Scelta o caso?
R:
È quello che è capitato, ne sono molto felice perché attraverso queste storie ho avuto modo di riappropriarmi di pezzi della mia terra, che poi sono pezzi della storia di tutti. Ho molto amato ad esempio il ruolo di Tina, la moglie del giudice Rocco Chinnici in È così lieve il tuo bacio sulla fronte, andato in onda a gennaio.

D: Quando parla dei suoi lavori si accende. Com’è nato l’amore per questo mestiere?
R:
Me lo sono chiesta spesso nel corso degli anni ma non lo so dire. È una passione che viene da lontano, nata quando ero piccola. La mia non è la storia della ragazza che ha accompagnato l’amica al provino ed è stata presa al suo posto o che è stata fermata per strada da un regista. A un certo punto, nel mio mondo dell’infanzia, ho iniziato a sentire qualcosa, a fantasticare, e poi a esprimere quelle fantasie attraverso le vite degli altri, le parole degli altri. È stato il mio modo per esprimere quel sentire. Ho iniziato osservando, da spettatrice. Guardavo tutto, mi affascinavano molto le voci, mio fratello per questo mi dava della ficcanaso! Poi ho capito che volevo stare dall’altra parte e dopo le prime scuole di recitazione mi sono diplomata alla Silvio D’Amico di Roma.

D: Un’emigrante come Teresa!
R: Sì, è un’altra cosa che ci accomuna, la mia valigia è sempre pronta, ma nel mio caso è stata una scelta non una necessità.

D: Oggi continua ad essere una scelta obbligata per tanti ragazzi, solo che non ci si ferma più al nord, si va direttamente all’estero.
R:
Io dico sempre che bisogna viaggiare, muoversi, vedere, ma dovrebbe essere un sogno, non un obbligo. Ci sono generazioni di ragazzi che se ne vanno, lo vedi quando arrivano le vacanze: bus, treni, aerei pieni, le città che si ripopolano. Non c’è un flusso di rientro. Però ho una grande fiducia nelle nuove generazioni. Ci sono tante piccole realtà piene di teste interessanti. Anche in questo caso bisognerebbe rendersene conto, dall’alto.

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