28 Marzo Mar 2018 1730 28 marzo 2018

Federica Cacciola ci racconta chi è davvero Martina dell’Ombra

Fa la stupida ma non lo è. Ha usato l’intelligenza per diventare un fenomeno del web. Perché il personaggio funziona? «Fa sentire gli altri superiori a lei».

  • ...
Martina Dell'Ombra Federica Cacciola

Cappuccino con latte di soia per Federica. Caffè lungo caldo in tazza grande fredda macchiato con latte di soia non ogm con una spolverata di cacao peruviano fondente 90%, un filo di cannella e cardamomo, per Martina. «Capito perché io sono molto più noiosa e meno interessante?». Federica Cacciola mostra le differenze tra lei e la sua «creatura» già a colazione. «Arrivo da una cura detox estrema a base di centrifugati, ma oggi voglio coccolarmi un po’ e allora vado di 'cappuccio'. Di soia. Sono una palla, lo so», ammette la ragazza che da quattro anni imperversa il web come opinionista interpretando la pariolina tuttologa svampita Martina dell’Ombra.

MILIONI DI INSULTI SUL WEB

All’inizio sembrava tutto vero. Una ragazzetta che si piazza con la webcam davanti al computer e inizia a dire cose del tipo: «Ci vuole l’iphone di cittadinanza», «usiamo le buche di Roma per dare una casa agli immigrati» e «se non ci fossero le banche non ci sarebbe il denaro». C’è gente che ci è cascata. Come Sky Tg 24, che l’ha invitata in studio due anni fa senza porsi nessuna domanda di chi ci fosse dietro. Come alcuni politici, che l’hanno invitata a cena più volte per discutere di una sua possibile candidatura alle elezioni. E come decine di migliaia di utenti della Rete. «C’è chi ha milioni di iscritti sulla propria pagina. Io ho milioni di insulti». In fondo questo personaggio raccontava (e racconta) qualcosa di molto scomodo: si diventa famosi solo se si è stupidi. O forse basta apparire stupidi.

LAUREATA IN DRAMMATURGIA

Già, perché Federica in realtà non è romana ma siciliana, non ha 26 anni ma 31, non è svampita né stupida, ha una laurea in Lettere alla Cattolica di Milano, con indirizzo in drammaturgia. Ha seguito diversi corsi di teatro, dall’Accademia di recitazione a Milano al New York Film Academy. Ha portato sul palco spettacoli scritti e interpretati da lei e vinto diversi premi, uno anche a Los Angeles, come produttrice e sceneggiatrice di un corto con protagonista Valentina Lodovini. Come autrice, d’altronde, ha iniziato a lavorare da giovanissima. La svolta è arrivata quel 5 febbraio di quattro anni fa, quando Federica ha acceso la webcam presentandosi come Martina dell’Ombra annunciando la sua «scesa in politica». Oggi lavora per Nemo, su Rai2, partecipa come attrice e autrice in una serie Tv su Fox chiamata Pink Different, dove insegna agli italiani il bon ton al bar mentre ordina, che detto, «un caffè lungo caldo in tazza grande fredda macchiato con latte di soia non Ogm con una spolverata di cacao peruviano fondente 90%, un filo di cannella e cardamomo». In questi giorni è anche in libreria, con il romanzo: Fake, una storia vera edito da Mondadori.

La poraccitudine è una particolare condizione che ha origini già nell'impero romano. Ne erano solitamente affetti gli...

Geplaatst door Martina Dell'Ombra op dinsdag 27 maart 2018

DOMANDA: La copertina è tutto un programma. Ci sei tu, o meglio la caricatura di Martina, che distribuisce i macarons ai poveri.
RISPOSTA:
Ti do un’anteprima: Martina farà presto un tour umanitario a Roma Sud, portando champagne e macarons ai 'poveri'. L’ho già fatto a livello fotografico, ma lo farò anche in carne e ossa e verrà tutto documentato. Proprio perché avevo questa idea in mente da un po’ ho chiesto all’illustratore della copertina di realizzare qualcosa del genere, il risultato direi che è decisamente efficace.

D: Perché proprio Roma Sud?
R:
Per Martina Roma è un concetto mentale. Lei è nata e cresciuta ai Parioli, assieme a Prati, Flaminio e agli altri quartieri di Roma Nord formano la zona più abbiente della Capitale, dove si concentrano le ville delle persone ricche. La parte Sud, ma anche a Est, c’è invece la parte di Roma più verace. E quindi, nella lettura di Martina, è anche la più povera. Nel libro diventa una sorta di Lady Diana di Roma, fino a quando non incontra Berlìnguer, con l’accento sulla i come dice lei, che la porta in un futuro distopico, in cui l’umanità si divide in sette pianeti: quello degli influencer, quello dei politici, quello delle donne belle. Un viaggio decisamente particolare.

D: Perché hai scelto proprio questo nome, Martina Dell’Ombra?
R: Conosco molte donne e ragazze che si chiamano Martina, e sono tutte abbastanza… allegre. Ma in senso buono, simpatiche, con il sorriso sempre pronto. Dell’Ombra invece, beh, è abbastanza chiaro. Anzi, quel cognome avrebbe potuto intendere che qualcosa dietro c’era. E invece niente. È caduto nel vuoto.

D: Il titolo del libro, Fake, una storia vera, è quasi un ossimoro. Che poi è la perfetta declinazione del fenomeno di Martina: ha avuto successo perché non è stata capita.
R:
Più che altro ha diviso l’Italia, a modo suo. Anche perché, scherzi a parte, Martina dell’Ombra non è stata fraintesa proprio da tutti, sono in tanti ad averla compresa sin da subito. Non credo avrebbe avuto successo, altrimenti. Su internet ci sono tantissimi fenomeni «freak» ma che poi muoiono in pochi mesi.

D: Intanto ti ha permesso di toglierti cinque anni. Federica ne ha 31, Martina 26.
R:
Ah beh, grazie! Però in effetti sì, ce ne vuole ancora per arrivare ai 30!

D: Finora comunque hai ragione: Federica Cacciola è molto più noiosa di Martina. Magari è anche per questo che ti 'nascondi' dietro di lei?
R: (Ride, ndr) Ma io lo dico sempre! Sin da quando ho iniziato a lavorare come attrice, mi ha sempre messo un po’ a disagio apparire, la notorietà, anche solo stare sul palco. Pensa che da piccola mi mettevo pure a piangere…

D: Ma è un controsenso. Volevi fare l’attrice e il palco ti metteva a disagio?
R:
Tutto è iniziato quando avevo sei anni. Facevo di tutto: disegnavo, cantavo, facevo la ballerina, suonavo il pianoforte. Il problema è che non riuscivo a mettere insieme tutto quanto e dare un indirizzo chiaro a queste mie passioni. E così i miei genitori mi costrinsero a fare un corso di teatro. Il palco mi fece paura sin da subito. Fu traumatico, scoppiavo in lacrime, volevo andarmene. Ma fu la scelta giusta. Sul palco puoi suonare, ballare, cantare. Puoi anche scrivere per il teatro. E così ho continuato. A Messina, dove sono nata e cresciuta, frequentai un corso scolastico: credo siano una grande opportunità per gli adolescenti, per certi versi è anche salvifica. Andrebbe incentivata, aiuta a costruire sin da subito uno spirito di gruppo, che è fondamentale per la crescita di chiunque.

D: Insomma, come al solito, la mamma ha sempre ragione.
R:
Mi ha cresciuto a pane e Serena Dandini, tra L’Ottavo Nano e il Pippo Chennedy. Mia madre è appassionata di satira come me, e infatti ha subito sostenuto il personaggio di Martina dell’Ombra. Non vi dico l’emozione quando Serena mi ha chiamata per dirmi che avevo vinto il premio 2016 per la satira di Forte dei Marmi che presentava lei. Ovviamente l’ho subito presentata alla mamma.

D: Tuo padre invece, come l’ha presa?
R:
Meno bene. Ha una mentalità un po’ più vecchia, fa fatica a comprenderla, anche perché non vede il web di buon occhio. Capita che Martina mostri una scollatura un po’ vistosa, un abito con le gambe in bella mostra, in fondo è lo stereotipo della youtuber un po’ gallina e bimbaminkia. Solo che se lo fai in un film viene considerato normale. Se lo fai sul web si trasforma in un: «Ma ti si vede il culo, o sbaglio?». È capitato anche che i colleghi di lavoro di mio padre gli abbiano detto: «Ma tua figlia davvero dice tutte quelle cose?». È inevitabile che un po’ accusi il colpo.

D: Quanti ti hanno sostenuto, all’inizio?
R: Pochissimi. Amici e colleghi vedevano male il personaggio di Martina. Roba del tipo: «Ma non ti vergogni?». Credo che però il problema non fosse tanto cosa dicessi ma il contesto. Il web viene visto con molto snobismo. Anch’io ho avuto questa percezione, e a lungo. Tutti gli Youtuber sembrano sempre un po’ dei deficienti, un po’ come fare la Tina Cipollari della situazione. Insomma, il messaggio che passava era: «Federica, sei un’attrice, dici e scrivi cose intelligenti, ma perché devi andare su internet a fare la cretina?».

D: Già, perché?
R:
Avevo in testa il personaggio di Martina da mesi. Anzi, a dire la verità era già andato in scena, anche se in una versione un po’ differente. Si chiamava Evelin, aveva caratteristiche simili: un po’ frivola, un po’ sciocca, una colombina praticamente. Però non mi bastava. Volevo che fosse un personaggio che avesse a che fare con la modernità e l’attualità e in questo senso il web era il contesto giusto. E così ho registrato il video, l’ho messo in Rete e…

D: Decine di migliaia di visualizzazioni. E ovviamente insulti su insulti.
R:
Sono arrivati subito, sin dalla prima notte. Quando li ho visti la mattina dopo ho pensato: «Che figata! Voglio continuare, è troppo bello!». Mi sono venuti in mente quelli attori che negli Anni '70 facevano le performance in strada e venivano presi sul serio dalla gente.

D: Una cosa del genere, con il teatro, non sarebbe mai potuta accadere.
R:
Al teatro devo tutto, ma ho sempre sofferto il fatto che sia troppo scollato dalla realtà. Non esiste più un coinvolgimento reale. C’è troppa distanza, da una parte ci sono gli attori diventati un po’ troppo autoferenziali. Dall’altra il pubblico, che li vedi stare sempre di più al cellulare anche durante lo spettacolo. A me dispiace perché sono una grande appassionata di quella che di fatto è una recitazione 'viva'.

D: Qual è stato il primo messaggio di Martina sul web?
R:
La sua «scesa» in politica. E i cinque motivi per non lasciare l’Italia. Era il 2014, l’argomento era molto attuale. Si parlava di fuga dei cervelli e di immigrazione.

D: E gli ultimi?
R:
Due post su Facebook dedicati a Fabrizio Frizzi e Stephen Hawking. Due personaggi importanti per Martina: il primo ha dimostrato che una persona buona buona buona può diventare un vip. Il secondo invece è la dimostrazione che anche un disabile può diventare ricco. Come vedi Martina ha un’opinione su tutto.

D: Perché Martina dell’Ombra funziona?
R:
Perché dà la possibilità al popolo web di sentirsi superiore a lei, credo. Di poter giudicare e criticare dall’alto qualcuno di cui si ha la chiara percezione che è molto meno intelligente di te, e ciò nonostante è famosa. Il web è la classica finestra sulla strada a cui si affaccia la persona anziana che inizia a parlare male di tutti. La differenza è che da quella finestra la realtà è comprensibile. Il web invece è qualcosa di troppo grosso, non tutto viene capito, da qui si genera il gap cognitivo che coinvolge così tante persone.

D: Ed ecco il motivo per cui Martina dell’Ombra non è stata compresa da tutti.
R: Ma credo non ci sia nulla di male. Io sono molto democratica. La cultura non è per tutti e chi non ce l’ha non deve essere incolpato di niente, anzi: la sua opinione va rispettata. Se poi quell’opinione non piace, sta alla società, e quindi anche alla politica fare in modo che gli ignoranti siano meno ignoranti, formare la mente, la testa, fornire strumenti cognitivi per poter comprendere meglio il mondo.

D: La stessa politica che invitava Martina a cena per proporti la candidatura alle elezioni?
R: Proposte che sono arrivate quasi subito, peraltro, dopo pochi mesi dall’esordio di Martina sul web. Ecco, i politici da questo punto di vista sono sempre sul pezzo. Si fece avanti un consigliere regionale della Lega, al Nord, ma non ricordo di quale regione. Poi capitò anche che un partito mi propose, a livello locale, di sostenere il programma dell’avversario, sempre come Martina. Non lo feci, ma mi fa sempre molto ridere ripensarci.

D: E se ripensi a qualche insulto degno di nota? Quali ti vengono in mente?
R: Mi hanno sempre colpito quelli che ho ricevuto da alcuni esponenti delle forze dell’ordine. Due anni fa una signora mi scrisse: «Mio marito sa dove abiti, faremo una spedizione punitiva». Poi mi inviò il mio indirizzo ed era quello giusto. Andai a vedere su Facebook e scoprii che il marito era carabiniere. Più di recente, qualcuno ha scritto di me: «Questa è una nota sgualdrina». Sono andata a vedere chi fosse e risulta che lavora per l’esercito. È incredibile come i messaggi più violenti provengano da persone che hanno una posizione, che svolgono una funzione pubblica e sono al servizio dello Stato. Se dovessi iniziare a fare delle denunce, comincerei da loro.

D: Hai mai ricevuto molestie? Situazioni simili al Weinstein Gate?
R:
Prima di avere questa popolarità, sì. Prima di Martina, intendo. Non voglio però cadere in riflessioni banali. Perché credo che la questione sia stata affrontata con grossa superficialità, soprattutto in Italia. L’argomento è complesso, lo stesso movimento #MeToo per me nasconde troppa ipocrisia. Perché dietro ci sono le stesse attrici che per anni avevano lavorato per Weinstein e che grazie a lui sono diventate famose. Lungi da me da voler colpevolizzare le donne. Il problema è tutto il sistema di potere in quello che è di fatto un ambiente competitivo in cui girano molti soldi e c’è un’ambizione smisurata da parte di tutti. Ecco perché chi ottiene il potere poi diventa, o perlomeno si sente, davvero onnipotente. Al punto da aver bisogno di proiettare quel potere anche sul prossimo. E quando il prossimo è una donna, purtroppo questo potere si trasforma in sopruso sessuale. Le donne si trovano in questo sistema ormai da secoli, un sistema che peraltro mette soprattutto gli uomini nella posizione di supremazia.

D: Come uscirne, allora?
R: I movimenti, ma anche i giornali e le riviste fanno grandi titoli e interessanti articoli su denunce ed episodi di abusi, di molestie. Va tutto bene, per carità, ma occorre iniziare ad affrontare la questione per risolverla. In questo senso la costruzione della cultura femminile è importantissima, deve partire dalle scuole, dagli asili, è l’uno modo per dare forza all’identità femminile, perché è vero che è importante formare l’uomo. Ma ancora più importante è formare la donna. Un po’ come il bullismo. Vero che fare i bulli fa schifo, ma non potremo mai pensare di eliminare la violenza. Meglio insegnare allora alle persone di non farsi abbattere da chi ti insulta e ti bullizza. L’unico modo per farlo è costruire un’identità forte, maschile ma soprattutto femminile.

D: E il tuo, di futuro, come lo vedi?
R:
Martina dell’Ombra può apparire un punto di arrivo per me, invece è un punto di partenza. Sto ricevendo tantissime proposte di lavoro come Federica Cacciola. A novembre mi vedrete nel nuovo film di Paolo Virzì, diciamo che di più non posso dirvi ma spazierò a 360 gradi e quindi radio, tv e cinema. Sicuramente farò altri personaggi per il web, però Martina non la mollo. Ormai ha una vita propria, e poi si sta evolvendo, dopo aver dichiarato che Alberto Angela è molto più sexy di Matteo Salvini…

D: Con chi ti piacerebbe lavorare?
R:
Con Serena Dandini ho già fatto una doppia intervista su Fox, ma con lei farei di tutto, per me resta la numero uno. Dopo direi Guzzanti, così chiudo il cerchio. Ma anche con Diego Bianchi, lo Zoro di Propaganda Live. E poi Crozza, Fazio. E occuparmi della parte satirica di qualche programma politico o di qualche talk.

D: Recentemente hanno accostato Martina dell’Ombra alla prossima edizione del Grande Fratello.
R:
Bufala. Feci già un provino come Martina peraltro, con una telecamera nascosta, anni fa. Quel filmato non l’ho mai potuto mostrare: rimasi sotto torchio degli autori Mediaset per ore. Poi rifiutai, non aveva senso. Come potevo essere Martina tutti i giorni e tutte le notti? Evidentemente ci sono cascati anche loro. Lei però sarebbe un’eccellente opinionista per il Grande Fratello. Se solo si prendessero un po’ meno sul serio…

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso