23 Marzo Mar 2018 1907 23 marzo 2018

Leone Lucia Ferragni e il dibattito sui profili social dei 'baby influencer'

Nemmeno il tempo di nascere e i figli di alcuni vip sono già star sui social. Ma l'esposizione pubblica fin dai primi giorni (ma anche anni) di vita fa bene ai bambini? Abbiamo sentito alcuni esperti.

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Leone Lucia Ferragni

È appena arrivato, ed è già una star. Non poteva essere altrimenti, essendo figlio di uno dei rapper più famosi d'Italia, Fedez, e (a detta di Forbes) della influencer più importante al mondo, Chiara Ferragni. Leone, già conosciuto come Leo, Leoncino e Baby Raviolo, è venuto al mondo il 19 marzo 2018 al Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, ma è come se lo avesse fatto sugli smartphone di migliaia e migliaia di follower, quelli dei genitori, che hanno seguito la gravidanza social post per post su Instagram.

I BABY INFLUENCER

Il piccolo Leone non ha ancora un profilo Instagram. Ci sono account fake e pagine create da fan della coppia e di riflesso del neonato, ma niente di ufficiale. Tuttavia, tutto lascia presagire che presto anche baby Lucia Ferragni avrà un account tutto suo: se Nathan Leone (pure lui) Di Vaio, figlio dell'influencer Mariano, ha 222 mila follower, può il primogenito di Chiara Ferragni, la quale è molto più influencer di Mariano, stare a guardare e limitarsi a poppare? La risposta è no. «Anche il loro cane, Matilda, ha un account seguito da oltre 230 mila persone. Non mi stupisce e certo non mi scandalizzerebbe vedere presto un profilo ufficiale del figlio», confessa a LetteraDonna Domitilla Ferrari, Marketing & Communication director di Webranking. Nell'attesa di sviluppi, è bene ricordare che i profili creati da genitori famosi per i figli non sono certo un fenomeno italiano: basti pensare che Alexis Olympia Ohanian Jr, primogenita di Serena Williams, e Boomer Robert Phelps, orgoglio di papà Michael, vantano rispettivamente 295 e 786 mila follower su Instagram.

È SOLO BUSINESS

In questi casi il piacere di condividere con il mondo la gioia della nascita di un figlio, le sue facce buffe, le gambe cicciotte e i primi passi non è, inutile girarci attorno, il motivo per cui i genitori creano un profilo social per il figlio: si tratta esclusivamente di business. «Chiara Ferragni, imprenditrice in gambissima, ha avuto l'abilità straordinaria di trasformare il racconto di se stessa e delle sue passioni in un affare da milioni di euro. Ovviamente, tutto ciò che ruota intorno al suo universo ne viene coinvolto, incluso Leone per il quale, immagino, avrà ricevuto centinaia di richieste di sponsorship già da prima che nascesse», spiega l'esperta di Facebook Marketing Veronica Gentili, secondo cui «gli scatti e le stories create in questo caso potrebbero valere decine se non centinaia di migliaia di euro». Più cauto Rudy Bandiera, Digital Coach e Tedx Speaker, che preferisce «non quantificare quanto potrebbe fruttare una pagina del neonato perché i guadagni in ottica di influence marketing sono indiretti, più che derivanti dal canale stesso».

L'EFFETTO BOOMERANG

Nessuno può dare lezioni a Chiara Ferragni su come esporre la propria vita sui social e farne un business. D'altra parte, è dai tempi di The Blonde Salad che non sbaglia niente. E anche durante la gravidanza è stata perfetta, come spiega Domitilla Ferrari: «Da quando l'abbiamo vista dormire con la bocca aperta sul divano in una storia su Instagram di Fedez è diventata una di noi, ha iniziato a giocare con l'ironia, a prendersi in giro. Oggi è più simpatica, per quanto truccata in sala parto, di quando era solo bella e irraggiungibile, e i vestiti che indossa possono stare bene anche a me: ora la sua presenza online è molto più... influente». Veronica Gentili, però, mette in risalto le insidie della creazione di un eventuale profilo social di Leone, nonostante il piccolo riceva già valanghe di like suigli account dei genitori: «È possibile che l'effetto 'mercificazione del bebè' possa giocare a loro sfavore per quanto riguarda la reputation sui social».

IL PROBLEMA CULTURALE

Come sottolinea Rudy Bandiera, questo sarebbe il male minore. «La sovraesposizione della coppia non mi turba, perché da adulto ognuno ha il diritto di scegliere la propria strada, ma c’è un motivo fondamentale per cui non è bene pubblicare foto di bambini sui social, ed è antropologico ed educativo, più che tecnologico», spiega il digital coach. «Se come genitori iniziamo a pubblicare in loop i nostri figli sui social, cresceranno con l’imprinting educativo secondo cui la loro immagine non è di fatto loro, se altri (i genitori) l'hanno usata senza chiedere il permesso. Di conseguenza, quando saranno adulti, non si sentiranno 'culturalmente' tenuti a chiedere il permesso per utilizzare e condividere immagini di terzi». Gli affari sono affari, ma «dove finisce la vita da copertina e inizia quella più autentica, fatta di capelli spettinati, litigate e notti in bianco? Quanto vive davvero la propria vita e quanta invece ne passa a pensare al miglior modo di trasformare quel momento in un tweet o un post?», si domanda Verona Gentili, preoccupata per tutti i bambini che diventano (più o meno) star dei social. «Quanto saranno felici, una volta cresciuti, di sapere che ogni minuto più o meno importante della loro vita è stato pubblico? Quanto può incidere questa iperesposizione sulla crescita e sull'equilibrio di un bambino? Sono tutte domande che restano aperte e che non avranno risposta sull'immediato, ma che ci spingono a ragionare sulle derive negative della spettacolarizzazione digitale della propria esistenza».

LA PRIVACY E GLI HATER

A tal proposito, LetteraDonna ha contattato Maria Rita Parsi, che da psicologa si allinea alle preoccupazioni espresse dagli esperti di social marketing: «La nostra è una società vergognosamente priva di privacy. Instagram non è l'album delle foto di famiglia, che fai vedere ad amici e parenti: è una piazza pubblica, aperta a tutti. Personalmente non sarei felice, crescendo, di vedere che ogni mio piccolo passo è stato alla portata di chiunque. Se i genitori sono liberi di fare quello che vogliono con le loro foto, dovrebbero invece prestare più attenzione alla vita privata dei figli, che non hanno modo di opporsi alla pubblicazione delle loro immagini». Anche perché sul web si aggirano molti hater, che non si fanno certo problemi a mettere nel mirino i più piccoli: basti pensare agli insulti (tra cui «brutta come la morte») ricevuti da Blue Ivy, figlia di Beyoncé e Jay-Z, nel 2016 dopo la sua apparizione agli MTV Video Music Awards: «Sto scrivendo un libro sugli hater, che si chiamerà Odiatori. La rabbia, la voglia di vendetta e il desiderio di calunniare che ci sono sul web sono la cartina di tornasole di come gira il mondo adesso. Stiamo parlando di poveretti che proiettano i loro problemi sui social, facendo male a loro stessi e agli altri». Tra di essi, ci possono essere anche i bambini. Per cui, cari genitori, famosi e non, influencer o follower, fate per favore più attenzione. E ricordatevi che un like non sempre vale la candela.

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