22 Marzo Mar 2018 0900 22 marzo 2018

Il metodo Montessori nel libro di Cristina Tébar

Dopo il successo del suo blog, l’autrice spagnola arriva in libreria con un saggio in cui spiega perché il Metodo nato più di cento anni fa è ancora attuale.

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Cristina Tebar Libro Metodo Montessori

Sono trascorsi quasi 110 anni dalla prima pubblicazione del Metodo della Pedagogia Scientifica, che riassume il pensiero di Maria Montessori, scienziata, educatrice , tra le prime donne in Italia a laurearsi in Medicina.
Vissuta tra il 1870 e il 1952, elaborò un metodo rivoluzionario per l’istruzione del bambini, oggi adottato in tutto il mondo, ponendo al centro del suo sistema pedagogico le esigenze dei più piccoli. A riportarlo sotto i riflettori il volume Come sono diventata una mamma Montessori e ho trovato la felicità, della spagnola Cristina Tébar (dal 22 marzo in libreria, Garzanti). Madre di due figli, dal 2013 autrice del blog Montessori en casa, l’autrice racconta la sua scelta di vita montessoriana, arrivata quando «il mondo intero va a gambe all’aria, costringendoti a riprogrammare le tue priorità e a riorganizzare la tua scala di valori», in una parola, con la maternità. L’autrice ripercorre i i capisaldi alla base del Metodo e ne spiega i passaggi, anche quelli che, all’inizio, sembravano contraddittori. Cinque (semplici) punti per approcciarsi a questo sistema educativo.

OGNI BAMBINO È UN MAESTRO

Il pilastro del metodo è un'idea rivoluzionaria: riconoscendo al bambino la funzione di maestro, anche di se stesso, per la Montessori è in grado di sfruttare pienamente tutto ciò che la natura ha predisposto per la sua crescita. Lo è anche degli adulti, perché offre loro la possibilità di scoprire le «leggi di sviluppo» alle quali, se non ostacolato, il piccolo sta rispondendo. Un piano individuale, che può realizzarsi solo a determinate condizioni esterne favorevoli. Il concetto è fortemente legato a quello di normalizzazione, che, almeno all’inizio, ha fatto un po’ storcere il naso alla Tébar. All’autrice sembrava assurdo come un metodo educativo basato su un ideale di crescita indipendente potesse cadere nel rischio di una standardizzazione. In realtà, la normalizzazione non è altro che il processo con cui il bambino può trovare il suo stato normale grazie a un ambiente esterno che non ne ostacoli lo sviluppo. In caso contrario si parlerà di «bambino deviato» o «contaminato». Termini che oggi possono essere percepiti negativamente, ma che, inseriti nel giusto contesto, non lasciano dubbi sul loro effettivo significato.

NON ESISTONO BAMBINI CATTIVI

La «deviazione» di cui parla Maria Montessori si riconduce facilmente anche all’idea che esistano bambini buoni o cattivi. «Quando nasciamo siamo tutti esseri puri e buoni per natura e tutto il nostro potenziale è destinato a fare del bene», sottolinea la Tébar. Sono le esperienze e l’ambiente circostante che possono allontanare il bambino dalla strada che dovrebbe seguire per continuare ad essere una persona buona. «È come se una pianta fosse collocata in un punto in cui non riceve tutta la luce di cui ha bisogno. Qualcosa dentro di lei le suggerisce di fare il possibile per ottenere di più… È possibile quindi che cresca nella direzione da cui proviene la luce, con un fusto non perfettamente dritto, ma adottando la forma necessaria perché le sue foglie ricevano la luce… Chiunque la veda si renderà conto che c’è qualcosa che non va, e con un po’ di buon senso capirà che la soluzione non consiste nell’agire sulla pianta, ma nel fare qualcosa all’ambiente in cui vive».

GENITORI PREPARATI

Nella crescita di ogni bambino il ruolo dell’adulto è centrale. «Deve adattarsi ai bisogni del bambino e renderlo indipendente per non essergli d'ostacolo e non sostituirsi a lui nelle attività attraverso le quali avviene la sua maturazione», scriveva Maria Montessori. Non c’è bisogno che un adulto abbia una formazione montessoriana per fare questo, sottolinea Cristina Tebar, anche se non è semplice, perché un genitore partecipa naturalmente dei successi dei figli e li sostiene nelle sconfitte, ma soprattutto tende a interferire nei momenti cruciali dell’apprendimento, anche se con le migliori intenzioni. L’ideale sarebbe osservare da lontano e anche partecipare, sì, ma lasciare al bambino la padronanza di quel momento di scoperta e crescita. «L’interruzione impedisce al bambino di sviluppare la sua capacità di attenzione, distraendolo da qualcosa che per lui aveva un’importanza molto più grande di quanto la maggior parte di noi possa immaginare, qualcosa su cui stava lavorando», spiega l’autrice. La concentrazione dei più piccoli, a volte, è talmente profonda da perdere il senso del tempo e degli stimoli esterni. Un’esperienza di flow (fluire) per dirla con lo psicologo Mihály Csíkszentmihályi. «Pare che ci sia un rapporto diretto fra la capacità di vivere esperienze di flow e la felicità», sottolinea la Tébar. «Si tratta di una felicità retrospettiva, che non si prova sul momento bensì quando usciamo dallo stato di raccoglimento e di concentrazione».

CASTIGHI, PREMI E CONSEGUENZE

Premiare per un successo o punire per un capriccio non sono soluzioni possibili secondo Maria Montessori, perché è senza entrambi che il bambino sviluppa automotivazione e autodisciplina. Cosa fare, allora? Utilizzare conseguenze logiche e naturali che, in realtà, sembrano la stessa cosa ma mandano messaggi completamente diversi. Il castigo, infatti, è un’imposizione esterna, vissuta come qualcosa di negativo, mentre la conseguenza aiuta a riflettere e a comportarsi nella maniera giusta. Un esempio: se un bambino rifiuta di riporre i giocattoli dopo aver giocato in giardino la soluzione non è: «Vai in camera tua, non uscirai per due giorni a giocare», ma: «Potrebbe piovere, la tua bambola preferita si rovinerebbe e non potresti più giocarci».

L’IMPORTANZA DEI MATERIALI

Un altro consiglio: dare ai bambini giochi realizzati con materiali naturali, che incuriosiscano, più fragili rispetto a quelli indistruttibili in plastica, che spingano ad avere più cura dell’oggetto, scaffali a misura di bambino, per prendere i giochi senza dover sempre chiedere a un adulto sono punti cruciali del Metodo, che possono essere messi in pratica anche a casa da chi non ha avuto una formazione montessoriana e ha figli che frequentano scuole con diversi metodi educativi.

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