22 Marzo Mar 2018 1254 22 marzo 2018

Ambra Battilana su Harvey Weinstein: «Presto potrò dire tutta la verità»

La sua denuncia era stata archiviata. Ma ora il governatore di New York ha ordinato di riesaminare il caso. «Grazie alla pressione di Time's Up». L’intervista.

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Ambra Battilana

Ce lo aveva raccontato in esclusiva non appena era esploso il Weinstein Gate, a ottobre 2017. Per anni il potentissimo produttore hollywoodiano aveva molestato decine e decine di donne del mondo dello spettacolo, tra attrici e modelle, senza che nessuno l’avesse mai denunciato. Tranne una persona. Tranne lei, Ambra Battilana. Che dalla polizia, tre anni fa, ci era andata, dopo un incontro ravvicinato con Harvey e provvista di prove, per giunta. Una registrazione in cui lui ripeteva e ripeteva: «Sì, ti ho toccato il seno e sotto la gonna, e allora? Tu non sai chi sono io, sbrigati, andiamo a fare la doccia insieme, vieni nella mia camera». Quel nastro però, secondo la procura distrettuale di New York, non valeva niente. Caso archiviato, fu la decisione del procuratore capo Cyrus Vance. Caso archiviato, fino a oggi. Anzi, per la precisione, fino a martedì 20 marzo. Perché il governatore dello Stato di New York, Andrew Cuomo, ha ordinato al Mmnistero della Giustizia statale di riesaminare la decisione del District Attorney di non procedere contro Harvey Weinstein a seguito delle molestie della modella italo-filippina. «È essenziale recuperare la fiducia del pubblico», ha detto Cuomo, chiedendo che la revisione sia condotta in modo da non interferire con le indagini in corso contro Weinstein che - ha precisato - dovrebbero arrivare in porto nell'arco di circa 45 giorni».
La decisione del governatore è arrivata poche ore dopo l'annuncio della discesa in campo dell'attrice e attivista Cynthia Nixon, la Miranda di Sex and the City, che intende sfidarlo alle primarie democratiche, e fa seguito anche a una richiesta del movimento Time's Up, creato sull'onda dell'indignazione per le molestie di Weinstein, di indagare su Vance. Anche perché esiste un’inchiesta del New York Post secondo cui il procuratore avrebbe ricevuto contributi elettorali da parte del gruppo di Weinstein, intimidendo successivamente proprio Ambra Battilana, oggi 24enne, per screditarla il più possibile agli occhi della opinione pubblica, costringendola a lasciare gli Stati Uniti.

DOMANDA: Ambra, ti aspettavi che venisse riaperto il caso della tua denuncia contro Weinstein per essere riesaminato?
RISPOSTA:
Più che altro ci speravo. D’altronde sarebbe stato ridicolo non ascoltare così tante persone che oggi stanno vuotando il sacco sulla condotta di Harvey. Inoltre sono contenta che Time’s Up abbia dato un grosso contributo nel mettere pressione sul governatore Cuomo.

D: Pensi anche tu che se non ci fosse stata la richiesta del movimento, unita all’annuncio di Cynthia Nixon, non si sarebbe mai tornati sull’archiviazione della tua denuncia della procura?
R:
Sicuramente le cose si sono mosse molto più velocemente, c’è stata un’accelerazione. In fondo è così che funziona sempre. Dietro ogni iniziativa, o a una rivoluzione, serve sempre una scossa in grado di dare il via a tutto quanto. Chissà, magari quella scossa avrebbe potuto essere proprio la mia denuncia al New York Police Department se la procura distrettuale non avesse deciso di chiudere tutto. Per fortuna ci hanno pensato Asia Argento, Rose McGowan e tutte le altre modelle e attrici che si sono accodate, scatenando il putiferio. Quindi la risposta è sì, probabilmente le pressioni di Time’s Up hanno in qualche modo svegliato Cuomo e in generale l’opinione pubblica dal loro torpore.

D: Il movimento ricorda anche l’inchiesta del Post, che rivelò le donazioni al procuratore capo Cyrus Vance da parte dello studio di Weinstein, a cui seguì poi una feroce campagna denigratoria nei tuoi confronti. Che cosa accadde esattamente?
R:
Non erano intimidazioni dirette. Ma Harvey rilasciò diverse interviste in cui parlava di me come una ragazzina che voleva solo ricattarlo per ottenere il posto in un film di sua produzione. Poi i suoi avvocati tirarono fuori la vicenda che mi aveva vista coinvolta con Silvio Berlusconi ad Arcore. Insomma, con l’aiuto della stampa, Weinstein riuscì a demolire la mia immagine, e così anche la mia denuncia per molestie nei suoi confronti perse credibilità agli occhi della gente.

D: Fu allora che decidesti di andare via da New York?
R:
Anche per un altro motivo. Tramite l’entourage di Weinstein, i giornalisti americani risalirono alla mia vita privata, arrivando a trovare persino il posto di lavoro dove stava mio fratello. Non accadde nulla di particolare in realtà, ma il fatto che l’avessero trovato mi fece innervosire, ero spaventata, percepivo su me stessa un continuo senso di pericolo. Così mollai tutto e tornai nelle Filippine, dalla mia famiglia.

D: Non ti ho ancora chiesto come ti sei sentita, quando hai saputo che la procura aveva fatto cadere la tua denuncia per insufficienza di prove, nonostante la registrazione.
R: Mi è letteralmente crollato il mondo addosso. A mente lucida però ricondussi tutto a quanto accaduto in Italia, tre anni prima, quando mio malgrado mi ritrovai a una festa di Arcore finendo per diventare agli occhi di tutti un’olgettina, senza mai esserlo stato veramente.

D: Senza questo episodio, se vogliamo chiamarlo così, pensi che le cose sarebbero andate diversamente?
R:
Non è che lo penso io, fu proprio la procura distrettuale a spiegarmi che il motivo per cui avevano deciso di archiviare la mia denuncia era proprio il mio passato da olgettina. Della serie: «Questa è una che se le va a cercare».

D: Peraltro è tuttora in corso un processo, il cosiddetto Ruby Ter, che riguarda proprio i fatti di quella cena ad Arcore a cui tu eri presente, nel 2012.
R:
Ci sono diversi aspetti che devono essere ancora chiariti di quella serata. Spero che venga fuori tutta la verità. Sono stata riconosciuta parte civile, quindi se ci saranno dei colpevoli avrò diritto a un risarcimento. Spero che tutto si risolva in fretta perché ho bisogno di tranquillità, sono sempre stata onesta e voglio che tutto lo sappiano.

D: Notizia di questi giorni: la società di Weinstein è stata dichiarata in bancarotta. Contestualmente, la compagnia ha fatto cadere tutti i contratti che vincolavano le presunte vittime di molestie a non poter fare alcun tipo di dichiarazione contro di lui. In sostanza, adesso chi vuole può parlare. Anche tu firmasti qualcosa del genere.
R:
Sì, ma in questo caso si parla solo delle donne che lavoravano nella Weinstein Company. Tuttavia presto vedrò il mio avvocato negli States e scambierò due parole con lui anche riguardo questo argomento. Perché anch’io, in verità, non ho ancora potuto dire tutto su questa vicenda.

D: Sono diventati virali sul web i filmati in cui tantissimi attori di Hollywood, da Kate Winslet a Gwineth Paltrow, da Renee Zelweger a Meryl Streep fino a Leonardo di Caprio e Richard Gere, ringraziano commossi Harvey Weistein mentre ritirano Oscar e Golden Globe, definendolo una persona straordinaria e capace di fare solo del bene alle altre persone. Cosa ne pensi?
R: Sono certa che molte di quelle persone fossero a conoscenza della condotta di Harvey, ma penso anche che la gente, che sia famosa o meno, possa essere molto egoista quando si tratta della propria vita e del proprio successo. Non dimentichiamoci che Weinstein è stato un grandissimo produttore: ecco perché veniva ripetutamente ringraziato e celebrato ed ecco perché nessuno ha mai denunciato nulla per anni. In fondo, non è molto diverso per Silvio Berlusconi e i suoi dipendenti che lavorano a Mediaset, non trovate?

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