20 Marzo Mar 2018 1253 20 marzo 2018

Studentesse morte in Erasmus, il padre di Elena Maestrini chiede ancora giustizia

Il 20 marzo 2016 lo schianto in Catalogna. Tredici vittime ma nessun colpevole: la magistratura ha provato ad archiviare il caso due volte. «Faremo ricorso».

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Elena Maestrini

Un cartello al collo con le fotografie dei volti delle 13 vittime per chiedere giustizia su una vicenda che oggi, a due anni esatti da quel tragico schianto in Catalogna, non ha ancora un responsabile. Era il 20 marzo 2016, e a Freginals, quando sull'autostrada Valencia-Barcellona morirono 13 studentesse Erasmus, tra cui sette italiane: Elisa Valent, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi, Elisa Scarascia Mugnozza, Serena Saracino e Francesca Bonello.
Gabriele Maestrini, padre di Elena, di Gavorrano (Grosseto), non ha scelto una data a caso per denunciare al governo spagnolo i punti oscuri di una storia che è costata la vita alla sua unica figlia e ad altre sei giovanissime ragazze italiane. Alla vigilia dell’anniversario dell’incidente consumato sulla strada di ritorno da Valencia verso Barcellona, non è riuscito a tenere dentro il dolore rimbalzato più volte di fronte al muro di gomma della magistratura spagnola.
Una magistratura che ha già provato ad archiviare il caso due volte per mancanza di indizi sull'autista. Così il 19 marzo, nel giorno della Festa del Papà, incurante della pioggia incessante, ha viaggiato dalla Toscana fino a Roma per dare vita a una protesta silenziosa sotto i cancelli dell’ambasciata spagnola.

Elena Maestrini.

DOMANDA: Gabriele, ci racconti del perché il 19 marzo ha deciso di manifestare a Roma.
RISPOSTA: Sono ormai due anni che Elena non c’è più. Ho voluto esternare il mio dolore al governo spagnolo, per il semplice fatto che dopo questo lungo periodo c’è ancora un’istruttoria aperta. Hanno cercato di archiviare come incidente stradale questa tragedia per ben due volte, e noi entrambe le volte abbiamo fatto appello perché è palese che l’autista si sia addormentato durante la guida. Noi non vogliamo che lui venga riconosciuto come unico responsabile. Vorremmo piuttosto che emergesse la cattiva gestione e organizzazione del viaggio: non ci si può permettere di mettere alla guida di un autobus per una gita di 24 ore un unico soggetto, senza verificare che abbia la possibilità di riposare.

D: L’accusa quindi è rivolta all’ Erasmus Student Network, l’associazione che aveva organizzato il viaggio a Valencia per assistere alla celebre 'Noche de las Fallas'?
R: Noi genitori vorremmo cercare di fare emergere le concause che hanno generato o comunque aggravato la tragedia. In tanti hanno parlato di viaggio low cost, ma le ragazze hanno fatto una gita organizzata da ESN, un’associazione para-universitaria riconosciuta dalla comunità europea. A sua volta ESN è accreditata presso l’università di Barcellona. Le nostre figlie non si sono di certo affidate a un tassista abusivo o a un’autista di contrabbando. Andavano curati con più attenzione certi aspetti. Ripeto, si trattava di un viaggio di 24 ore, il fatto di non avere un secondo autista è una cosa inconcepibile.

D: Che cosa, a suo avviso, non torna nelle indagini?
R: È stato dimostrato dalla polizia catalana, con la registrazione di 70 aumenti di velocità negli ultimi cinque minuti di guida, che l’autista aveva dei momenti di poca lucidità. A questo si aggiungono le testimonianze di alcuni ragazzi sopravvissuti, che hanno visto l’uomo aprire il finestrino del pullman per prendere aria in volto. Inoltre è accertato che la strada avesse dei sistemi di sicurezza passivi e probabilmente un punto di raccolta acque profondo 40 cm ha fatto rovesciare il mezzo sul guard rail, trucidando nell’impatto le ragazze. Questo non lo diciamo noi, ma una relazione della polizia catalana che è agli atti, e che racconta di un pullman in perfetto stato e di una strada non bagnata, cosa che invece contraddice in modo inequivocabile la versione dell’autista, interrogato solo dieci mesi dopo dal fatto su nostra sollecitazione.

D: Crede che il governo spagnolo non abbia interesse a ricercare un responsabile che risponda penalmente della vicenda?
R: L’indagine non sta portando a un’incriminazione, hanno provato già due volte ad archiviare il caso. E noi per due volte ci siamo opposti facendo appello. Non vorrei peccare di malizia, ma in questa tragedia non c’è nessuna vittima spagnola, e quindi forse non c’è neanche interesse o attaccamento da parte della Spagna a fare luce sulla morte di questi ragazzi. Forse è un pensiero cattivo, vorrei essere al di sopra di questi ragionamenti, però non riusciamo a capire come mai in due anni, nonostante ci siano delle documentazioni ufficiali non di parte, siamo ancora al palo. A questo punto, qualora la faccenda dovesse essere nuovamente archiviata, faremo ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo.

D: E dalle istituzioni italiane, invece, che riscontri avete avuto?
R: Da parte del governo italiano c’è stata vicinanza. Ieri mattina è arrivata una email dell’ambasciatore italiano a Madrid, che esprimeva solidarietà nei nostri confronti. Loro non possono esercitare grandi pressioni, ma almeno mantenere alta l’attenzione. Ho avuto contatti anche l’europarlamentare Silvia Costa, che il 20 marzo presenterà un’interrogazione a Bruxelles in occasione dei due anni dalla tragedia.

D: È riuscito a portare la sua denuncia alla presenza dell’ambasciatore spagnolo il 19 marzo?
R: Nelle tre ore che ho trascorso fermo davanti all’ingresso ho avuto la visita soltanto di due signore spagnole, che parlavano un italiano carente, alle quali ho spiegato le ragioni del sit-in. So per certo che l’ambasciatore è stato messo al corrente della mia presenza, ma non sono stato ricevuto né ho avuto nessun tipo di contatto con lui nella mattinata di ieri.

D: Era la stessa in cui si celebrava la Festa del Papà.
R:
Sono un papà come tanti altri, un papà che ha voluto essere lì per gridare senza voce il mio dolore. Elena era la nostra unica figlia. L’unica speranza che ci fa andare avanti è credere che i nostri parlamentari riescano a cambiare qualcosa per la tutela e la sicurezza dei viaggi culturali dei nostri ragazzi. Purtroppo le cose succedono, ma per la dinamica dei fatti sta di certo che questo non sarebbe dovuto accadere.

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