Elezioni 2018

Elezioni 2018

19 Marzo Mar 2018 1340 19 marzo 2018

Francesca Barra: «Addio politica, combatterò con la mia penna»

In campagna elettorale con il Pd in Basilicata ha perso. E ci racconta un'esperienza più dura del previsto, fatta di insulti e attacchi personali. L'intervista.

  • ...
Francesca Barra

Scrivere libri, commentare politica, attualità e sport, viaggiare per lavoro e per passione: «Tutte declinazioni del mio lavoro che per me sono ossigeno». Francesca Barra, dopo l’esperienza della campagna elettorale come candidata per il PD in Basilicata, torna alle origini. Ad aspettarla, oltre alle passioni di sempre, la lotta al cyberbullismo e all’odio online, due temi di cui ha avuto esperienza diretta anche durante il percorso politico appena concluso. L’esposizione mediatica per la campagna elettorale le ha procurato, oltre alle solite polemiche, anche alcuni attacchi pubblici da parte di colleghi e personaggi noti, fra i quali Selvaggia Lucarelli, che pochi giorni prima del voto ha firmato un articolo molto critico nei confronti della candidata del PD. Nel pezzo in questione sono state messe in discussione sia le sue credenziali professionali che quelle personali, ma a domanda diretta, Barra ha preferito non rispondere. Ha replicato però a buona parte delle accuse che le sono state rivolte in quell’articolo allargando il discorso ai colleghi che hanno scritto contro di lei, dei quali dice: «I veri giornalisti non scrivono per questioni personali».

D: Sembra che, qualunque cosa faccia, susciti polemiche.
R:
Sono sempre stata «divisiva» sin da bambina perché prendo posizione e ho opinioni decise, atteggiamento che spesso infastidisce chi la pensa diversamente da me. Io però non offendo né aggredisco nessuno, perciò di solito quando le persone mi conoscono, poi si ammorbidiscono.

D: Non le viene mai la tentazione di rispondere per le rime?
R: Ho avuto genitori con idee politiche opposte alle mie, che mi hanno lasciata libera di esprimermi senza castrarmi, ma ho anche imparato fin da ragazzina a rispettare chi non la pensa come me, Si può parlare di tutto, ma c’è differenza tra un confronto e uno sputo e la civiltà si misura proprio su questo piano. Gli odiatori non hanno questa capacità né questa libertà, mi dispiace per loro, ma ci tengo a rimarcare questa differenza.

D: Stavolta gli attacchi sono arrivati soprattutto da colleghi e personaggi pubblici
R: Guardi, ogni giorno una persona può svegliarsi e scrivere qualsiasi cosa. Io sono una giornalista iscritta all’Ordine, ho superato un esame per esserlo e credo nella deontologia di questa professione che amo e ho scelto. Non ho commesso reati, nessuno mi ha mai denunciata, non faccio irregolarità nè bassezze. I miei detrattori, soprattutto quelli che scrivono per invidia, livore, vendette e dinamiche di potere evidenti a tutti, possono dire lo stesso?

D: Vuole rispondere a qualcuno degli attacchi che le hanno rivolto?
R: Mi hanno accusata di analfabetismo per un apostrofo mancante: dati i ritmi elettorali, ho dovuto delegare alcuni aspetti della campagna, e me ne assumo la responsabilità. Comunque nella mia vita ho scritto sette libri, inchieste, firmato prime pagine di giornali, davvero qualcuno può pensare che il problema sia stato una mia lacuna grammaticale? Poi hanno detto che sono stata radiata, ma ho già pubblicato una smentita dell’Ordine dei giornalisti e una richiesta di rettifica.

D: Una volta ogni tanto parliamo di attacchi professionali e non personali.
R: Non si limitano mai solo al curricula. Hanno detto che mia figlia non è figlia del padre e hanno scritto che in campagna elettorale non facevo altro che farmi selfie, cosa mai accaduta. Anzi veramente uno l’ho fatto, nell’ultimo giorno della campagna, con un elettore di 87 anni e soltanto dopo aver letto quell’accusa. L’elenco è lungo, pensi che hanno scritto perfino che sono originaria di Bernalda anziché di Policoro, nemmeno la pazienza di verificare un’informazione così semplice. Secondo lei devo continuare, ne vale la pena?

D: Probabilmente no, vogliamo passare alla situazione attuale del Pd? Secondo lei cosa deve fare Renzi?
R: Credo sia giusto che i politici siano coerenti e non tradiscano le promesse fatte in campagna elettorale. Personalmente collaborerei con le persone per bene a prescindere dalla loro appartenenza politica ma sì, lo so, questo è un ragionamento più da giornalista.

D: E com’è andata, da giornalista-candidata, la corsa che ha portato al voto?
R: Durante le prime settimane non avevo uno staff e non c’era nessuno che organizzasse o mi accompagnasse agli eventi. Uscivo di casa la mattina prestissimo, rientravo di notte, rispondevo personalmente a tutti al telefono. Ho studiato per dare risposte certe, consultato leggi, letto tantissimo, nessuno mi aveva spiegato come muovermi, dove andare né in che modo gestire la campagna, nemmeno economicamente. È stato uno sforzo fuori dal comune.

D: Un’esperienza al limite, per una non addetta ai lavori.
R: Sì, ma ero entusiasta e animata dalle migliori intenzioni. Ho anche fatto il comizio in piazza, nonostante tutti mi consigliassero di lasciar perdere perché ormai le piazze fanno paura. Ma a me no, e ho deciso di rischiare, pensando che se non fosse venuto nessuno avrei comunque parlato, magari in direzione di una finestra aperta.

D: Candidarsi è un rischio. Perché ha deciso di farlo?
R: Per amore. Pensavo che, per temperamento, dedizione ed esperienza giornalistica, avrei potuto essere utile alla mia regione.

D: E invece?
R: Durante la campagna elettorale ho ascoltato discorsi su strane strategie, cattivi chiacchiericci, ho letto attacchi strumentali da alcuni colleghi e spazzatura condita di falsità da parte di altri. Speravo di riuscire a sradicare queste dinamiche, ma è impossibile.

D: Quindi lascia la politica?
R: Sì, assolutamente. È l’unica esperienza professionale che ho fatto per la quale nutro un po’ di rimpianti: un giorno potrò raccontare meglio le motivazioni di questa scelta. Tornerò a fare la rompiscatole con i politici e a portare avanti le mie battaglie con la penna, e con la mia onestà intellettuale.

D: Come la lotta agli haters…
R:
Esattamente. Qualche giorno fa si è tolto la vita uno studente di 17 anni e la sua mamma sostiene che si tratti di una reazione ad atti di bullismo. Dobbiamo svegliarci e prevenire, perché è evidente che non abbiamo ancora trovato una soluzione efficace.

D: Lei avrebbe delle ipotesi risolutive?
R: Multe salate o l’interdizione dai social scoraggerebbero ad utilizzare questo spazio come fosse un vomitatoio. Un luogo dove persone frustrate commettono reati senza nascondere nemmeno le proprie generalità. Dovremmo sanzionarli come avverrebbe in uno spazio reale, è l’impunità è il vero alibi degli odiatori.

D: Sembra semplice da applicare, perché i tempi sono così lenti?
R: I soprusi online vengono ancora sottovalutati, perché si pensa che la Rete sia una dimensione astratta. Ma la mortificazione, il dolore e la morte che ne derivano non hanno nulla di virtuale, sono tremendamente reali. È violenza a tutti gli effetti, che miete vittime e lascia cicatrici nell’anima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso