16 Marzo Mar 2018 1200 16 marzo 2018

Cosa succede ai lavoratori de Il paradiso delle signore?

Senza accordo con i sindacati niente riprese a Torino. Il segretario CGL: «Le spese per la realizzazione in esterna saranno altissimi: scelta incomprensibile».

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Il Paradiso Delle Signore

Se prima il futuro della fiction Rai Il paradiso delle signore era incerto, ora lo è un po’ di meno. Niente riprese a Torino dopo che l’assemblea dei lavoratori ha votato contro la bozza dell’accordo raggiunto con i sindacati. L’idea iniziale era la realizzazione delle riprese nel capoluogo piemontese in dieci mesi. Ma la proposta dell’azienda, che richiedeva nove ore di lavoro al giorno per cinque volte a settimana e ulteriori recuperi il sabato, non è piaciuta alle associazioni di categoria. «Compensi inadeguati e orari di lavoro esagerati», è stata la loro risposta. Altro motivo di scontro è il costo delle riprese, molto più alto del previsto perché - a detta delle sigle - se avverranno in una città diversa saranno utilizzate risorse di un’altra ditta che prenderà l’appalto. Pur cambiando location non esiste possibilità di appoggiarsi agli altri centri (presenti a Roma, Napoli, Milano, Bologna, ecc) i quali non lavorerebbero a tali condizioni. Da viale Mazzini si parla comunque di un’occasione persa per tutti.

COSTI ALTISSIMI PER LA SERIE IN ESTERNA

Lara Calvani, segretario generale SLC CGL Torino, afferma che le spese per la realizzazione della terza stagione in esterna saranno altissimi. «Una scelta antieconomica e incomprensibile. I prezzi più alti dipendono dal contratto collettivo nazionale delle troupe che ha costi maggiori di base. Per il sesto giorno di lavorazione le maggiorazioni arrivano al 400%. Analoghe produzioni sviluppate esternamente hanno prodotto in passato un valore di circa dieci milioni di euro. Se fossero stati assunti i professionisti dai bacini, nel rispetto delle leggi vigenti, avrebbero speso molto meno. La Rai appalta all’esterno con cifre impressionanti, l’anno scorso si sono toccati i 400 milioni», spiega.

«ASSURDO NON AVERE GIORNI DI PAUSA»

Un’opportunità persa per la città e forse una grande delusione per tutti. Le ore di lavoro - da nove a dieci contando la pausa - sarebbero state spalmate su 180 puntate da trasmettere nel palinsesto 2018-2019. La tv pubblica, come ormai è noto, aveva proposto 25 euro al dì da aggiungere allo stipendio, più una tantum. Ma per il sindacato piemontese, che sostiene di aver trovato posizioni molto rigide dalla società, non è andata proprio così. «La prima richiesta presentata da noi non era per l’incremento di retribuzione ma per l’assunzione del personale necessario per agevolare i turni. La Rai si è presentata con un piano che richiedeva una presenza ampiamente maggiore rispetto all’orario contrattuale. Parlavano di dieci ore per 38 settimane l’anno, ma sarebbe stato inevitabile impiegare anche il sesto giorno. Proponevano di derogare alle ferie estive, sfruttando soltanto una settimana, a fronte di un compenso non corretto. È assurdo non avere giorni di pausa con quei ritmi che comportano l’aumento dei rischi di infortuni», afferma il segretario.

NECESSARI UN CENTINAIO DI LAVORATORI

Scenografi, cameraman, registi e aiuto regia: per realizzare la serie erano stati richiesti 75 lavoratori, anche se per il sindacato con la produzione all’esterno si arriverà a un centinaio, il 25% in più.
Per Torino una situazione già nota. «Le ultime serie girate sono state Non uccidere e Romanzo famigliare. La registrazione della prima partiva sempre con una base di dieci ore. Ma anche lì lo straordinario individuale è arrivato a tre e mezza, quindi di media sono più di 13. La legge stabilisce che quello è il limite. La seconda è stata prodotta con circa 180 ore di extra per tutto il periodo di lavorazione, ma le puntate erano solo sei» dichiara la Calvani.
A questo punto vien da sé pensare che gran parte delle fiction siano accomunate da simili inconvenienti, ma il sindacato replica: «Non sarebbe giusto generalizzare e dire che siano tutte così. Ci sono realtà che vanno avanti senza problemi, come Un posto al sole. In questo caso la mole di lavoro ruota tutto attorno ai turni, distribuiti su quattro giorni di attività. Per farlo a Torino sarebbe stato necessario assumere personale, visto che negli ultimi dieci anni non sono stati colmati gli organici a fronte delle uscite per pensionamento».

UN MODELLO LAVORATIVO FUORILEGGE

Paradossalmente alla città non manca nulla: la direzione generale, l’orchestra sinfonica, il centro ricerche, la radio.
Ma a questo punto una domanda sorge spontanea. Il centro piemontese ne risentirà? «Da tempo solleviamo il problema dell’abbandono del polo Rai. Manca la tecnologia necessaria per produrre in tutti gli studi in HD, ci saranno forse tre telecamere in alta qualità. È un peccato perché tutto si potrebbe usare in maniera più proficua», sostiene la Calvani. E dopo che la Rai e l’amministrazione comunale si sono detti «sconcertati» per quanto successo il segretario risponde: «lo sono più di loro. Non voglio entrare in polemica ma un’istituzione che rimane stupita perché i lavoratori non accettano un modello lavorativo che va oltre le leggi di Stato mi lascia senza parole. Non danno certo un buon esempio».

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