13 Marzo Mar 2018 1830 13 marzo 2018

Francesca Cavallo racconta Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli 2

Il primo libro, tradotto in 42 lingue, è diventato un bestseller mondiale. Ma alle autrici non è bastato: «Servono più voci femminili. La parità? Tra 217 anni».

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Bambine Ribelli 2

Invece del cavallo bianco, Agata Christie aveva un cagnolino, George Washington, a cui da piccola raccontava tutte le storie che le passavano per la testa e che poi un giorno avrebbe pubblicato nei suoi libri. Anne Bonny non sognava principi azzurri ma una ciurma, magari non troppo ubriaca, per attraversare sulla sua nave pirata i mari del Nord mentre Audrey Hepburn, da ragazzina, non solo non abitava in un castello, ma era talmente povera che era costretta a mangiare i bulbi dei tulipani per non morire di fame. Della serie: formula che vince non si cambia. Tornano le storie della Buonanotte per bambine ribelli: una seconda edizione Mondadori con 100 nuovi ritratti di donne straordinarie a misura di piccole lettrici: poetesse, chirurghe, astronaute, giudici, acrobate, imprenditrici, vulcanologhe, tanto per citarne alcune.

UN FENOMENO MONDIALE

Troppo grande il successo del primo libro, il più letto in Italia nel 2017 e milioni di copie vendute in tutto il mondo. Troppo forte la richiesta dei lettori di ogni angolo del globo per avere nuove storie da leggere. Già, perché il primo lavoro editoriale di Francesca Cavallo ed Elena Favilli è stato tradotto in 42 lingue diverse, un fenomeno mondiale che ancora oggi continua ad avere successo: si trova nella Top 5 della narrativa per ragazzi, e al momento siamo a 500 mila copie vendute solo in Italia. «Non potevamo immaginare un risultato del genere, ma è proprio per questo che siamo subito usciti con una seconda edizione, l’idea non era certo di pubblicare in così poco tempo», ci racconta in questa intervista Francesca Cavallo, una delle autrici ed editrici del libro più finanziato nella storia della crowfunding attraverso Kickstarter, piattaforma di raccolta fondi online che ha raccolto più di un milione di dollari in appena 28 giorni e in 70 Paesi diversi. Ecco perché Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli è un caso editoriale più uno che raro ma che parte, in fondo, da un’idea molto semplice.

FAVOLE DI DONNE VERE

Proporre cioè, al posto delle solite favole, storie vere, personaggi veri, donne straordinarie che hanno realizzato i propri sogni credendoci per davvero, affrontando ogni ostacolo che la vita ha messo loro davanti. In tutto 100 piccole favole moderne, e il coraggio di incrociare la formula del genere biografico con quello fiabesco, per rendere le storie tutt’altro che fredda ed enciclopedica, ma fruibile, interessante e alla portata di tutti. Il risultato è un’importante scoperta: quello che davvero piace, che il lettore sia un adulto o un bambino, sono i dettagli che rendono i protagonisti delle storie simili a chi legge, che poi è l’ingrediente segreto che da millenni alimenta ogni forma di narrazione. Bebe Vio, un’altra delle donne presenti nel libro, insegnava ai suoi amici come lavarsi i denti senza usare le braccia. Virginia Hall, spia della Seconda guerra mondiale americana, diede un nome alla sua gamba di legno mentre Sophia Loren, prima di diventare la grande attrice che è stata, veniva soprannominata «stecchino» perché magra come un chiodo. In tutto, come detto, 100 donne, ciascuna accompagnata da un ritratto realizzato da 60 illustratrici di ogni parte del mondo. A conferma che si tratta di un progetto globale, a tutti gli effetti.

DOMANDA: Francesca, ve l’avranno già chiesto in tanti ma non fa niente. La prima curiosità è: che cosa ti leggevano da piccola prima di addormentarti?
RISPOSTA:
Devo dire che le mie erano favole sui generis. Nel senso che mio padre mi raccontava storie inventate in cui era lui il protagonista. Partiva da episodi realmente accaduti, ma ovviamente molto 'romanzati'. E poi le classiche favole di Esopo.

D: Tipo la volpe e l’uva. O la lepre e la tartaruga.
R:
In questo senso siamo stati molto tartaruga nelle pubblicazione del primo libro, essendo sia io che Elena anche editrici indipendenti c’è voluto del tempo per passare dalla semplice idea alla pratica.

D: Decisamente più lepri invece per il secondo volume.
R: Ci abbiamo messo appena cinque mesi. D’altronde avevamo già tutto pronto, dal formato alla copertina. Sostanzialmente mancavano solo le storie.

D: Per la prima edizione avete rinunciato all’offerta milionaria di un editore americano. Anche per il secondo libro avete detto no a qualcuno?
R:
Ebbene sì. Abbiamo preferito ancora una volta l’indipendenza, anzi: la novità è che abbiamo consolidato ulteriormente la nostra attività di editrici, scegliendo di occuparci direttamente del libro in lingua inglese a livello mondiale, rinunciando a Penguin, l’editore in Gran Bretagna del primo volume.

D: Al di là dei lettori che tramite i social (500 mila contatti su Facebook, 60 mila followers su Instagram) vi hanno chiesto nuove storie, come mai avete deciso di pubblicare così in fretta? In fondo il primo libro è ancora oggi tra i più venduti in assoluto.
R:
La verità è che c’è ancora molta fame di storie declinate al femminile. Io ed Elena siamo sempre state grandi lettrici, sin da piccole. E quindi siamo immerse da tempo in un mondo in cui le donne sono difficili da trovare, soprattutto nei libri per bambini ma non soltanto. Inoltre ci troviamo in un mondo che sembra quasi abbia accettato questa cosa, anzi: tende a considerarla quasi normale. Con il nostro libro spingiamo le bambine a immaginare loro stesse in ruoli attivi, e questo nuovo modo di raccontare loro delle favole sta funzionando, i numeri ci danno ragione.

D: Ultimamente l’argomento è più che mai attuale in realtà.
R:
Vero, ma non basta. Anzi, è solo un’impressione perché la realtà dei fatti è appena venuta in superficie. Secondo il World Economic Forum, avanti di questo passo la parità economica tra sessi verrà raggiunta tra 217 anni. Nelle redazioni, negli uffici, sono ancora gli uomini a comandare e a decidere. Questo è il motivo per cui ascoltare più voci femminili possibili è un’esigenza molto forte. Non è un caso che questo libro, e questa formula, piaccia anche ai grandi.

D: Quali sono le storie più apprezzate di questa nuova edizione?
R:
Piace tantissimo il ritratto della spia con la gamba di legno, Virginia Hall. Ma anche la ragazza che addestra le aquile e Lowri Morgan, ultra-maratoneta che abbiamo conosciuto e incontrato a Londra quando abbiamo presentato il libro. Una grande emozione, per me ed Elena ovviamente, ma anche per lei.

D: Come raccogliete le informazioni? E di quanti membri è composto il vostro staff?
R:
In tutto siamo 14 ma il team creativo è composto da me, Elena, più un art director e un managing editor. Abbiamo raccolto le informazioni attraverso un misto di ricerca storica e giornalistica. Ovviamente ci sono più fonti accessibili per quanto riguarda i personaggi storici. Quelli invece più giovani o comunque contemporanei richiedono una ricerca più giornalistica, anche attraverso materiale video. Segue infine un lungo processo di fact checking per assicurarci che quanto raccolto sia tutto vero. Il nostro è uno stile fiabesco ma non c’è nulla di inventato.

D: Con il secondo libro c’è una novità: il podcast.
R:
Abbiamo voluto ampliare l’offerta rivolta alle Rebel. Sono 11 episodi della durata di 15-20 minuti circa. Ognuno dedicato a una donna presente in uno dei due libri. Di fatto è una versione estesa, a cui aggiungiamo retroscena e aneddoti che per motivi di spazio non abbiamo inserito nel volume, letti e raccontati da donne straordinarie, il cui ritratto potrebbe apparire in una terza edizione, se mai ci sarà.

D: Per esempio?
R:
Attrici, una delle quali è Tessa Thompson, famose imprenditrici, giornaliste, la cantante dei Kills Alison Mosshart. Il tutto viene accompagnato da musiche originali e da un sound design specifico. Non è un talk show radiofonico, ma una produzione studiata e confezionata ad hoc.

D: Tra le varie critiche alla prima edizione, il fatto che il linguaggio fosse troppo complesso, più adatto agli adulti che ai bambini. Avete corretto il tiro?
R:
Per niente. Lo stile è rimasto identico. Ovvio che rispettiamo l’opinione di tutti ma per noi più di ogni altra cosa conta l’orda di bambini che ha trasformato il libro in un rito quotidiano. A qualcuno può sembrare anomalo il fatto che ci rivolgiamo ai più piccoli in maniera così diretta e così poco paternalistica, ma questo è lo stile di Timbuktu, la casa editrice che con Elena abbiamo fondato in California.

D: Attraverso la quale, parole vostre, state lavorando per «ridefinire i confini delleditoria tradizionale». Cosa significa?
R:
Vuol dire che la nostra è una casa editrice indipendente innovativa. Che mette l’e-commerce al centro della strategia di distribuzione, essendo noi sia autori, sia editori che distributori. Questo ci permette di avere una linea diretta con i lettori, i negozi e le librerie. Si tratta di un modello che stiamo sperimentando in maniera ibrida: nessuno lo ha mai fatto nella storia dell’editoria.

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