8 Marzo Mar 2018 1802 08 marzo 2018

La Femen che ha contestato Berlusconi: «I seni sono le nostre armi»

Con Melodie abbiamo parlato di politica, ribellione, molestie sessuali, #MeToo e tanto altro ancora: «I corpi diventano politici quando protestiamo».

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Femen Melodie Silvio Belusconi

Nel 2013 c'erano Inna, Oksana ed Elvire ad aspettarlo nell'atrio della scuola Dante Alighieri a Milano, mischiate fra i giornalisti con la scritta «Basta Berlusconi» sul petto nudo. Cinque anni dopo, il 4 marzo 2018, un'altra attivista del movimento femminista ucraino Femen - Melodie - è riuscita ad arrivare ancora più vicino, a pochi centimetri da Silvio Berlusconi all'interno della sezione 502 dove stava per votare alle elezioni politiche. «Time's up, sei scaduto», ha urlato la frase che aveva scritto sul seno. «Era molto impaurito e ha reagito da codardo qual è. Berlusconi è noto per i suoi scandali sessuali, le sue frequentazioni con prostitute. E non dimentichiamo il Rubygate. Sono saltata sul tavolo perché per una volta Berlusconi aveva bisogno di una donna sopra di sé che non aveva pagato», ha detto l'attivista a Un Giorno Da Pecora. Di lei, ovviamente, si è parlato tanto. Il video che la ritrae in piedi con il seno scoperto e le braccia sollevate è diventato virale. «I seni sono le nostre armi e i corpi diventano politici quando protestiamo», ci ha detto la donna. Ma per ogni Femen, pronta a denunciare il sistema patriarcale, i ricatti e le minacce di morte sono sempre dietro l’angolo.

DOMANDA: Mélodie, perché contestare Silvio Berlusconi?
RISPOSTA:
Il 4 marzo non era solo il giorno delle elezioni italiane, ma anche la ricorrenza internazionale della lotta allo sfruttamento sessuale. È stata l’occasione perfetta per annunciare che il suo tempo era scaduto, così com’è superata l’era del sessismo. La nostra azione è anti-maschilismo.

D: Già nel 2013 tre donne avevano protestato contro il leader di Forza Italia. Perché sempre lui?
R:
Perché continua a voler tornare al potere. È noto per i suoi commenti sessisti e per le feste insieme alle minorenni. Non dimentichiamoci del caso Rubygate e delle questioni sullo sfruttamento femminile.

D: Ha senso rischiare anni di reclusione, espulsioni e molto altro per tentare di cambiare il mondo, che per voi è totalmente maschilista?
R:
Noi donne siamo già state violentate, assassinate e vendute. Cosa abbiamo da perdere? Come ha detto Zora Neale Hurston: «Se taci sul tuo dolore, ti uccideranno e ti diranno che ti è piaciuto».

D: E perché protestare in maniera così provocante? Senza indumenti o a seno scoperto. Potrebbe sembrare un controsenso.
R:
Il topless è d'obbligo per le Femen perché il corpo femminile è l’oggetto della compressione patriarcale. Reclamiamo ogni diritto su di esso. Lo usiamo come chiave per la cancellazione del sistema. I seni sono le nostre armi e i corpi diventano politici quando protestiamo. Gli avversari si infastidiscono perché guardano una donna nuda che non hanno pagato.

D: Quindi a quali principi vi ispirate?
R:
La secolarità, perché garantisce la libertà di parola. Poi l’uguaglianza di genere e l’insubordinazione, che sono fondamentali.

D: Vendita del corpo femminile e prostituzione sono temi che contestate sempre.
R:
La prostituzione è uno dei tre capisaldi del patriarcato che combattiamo, insieme alla dittatura e alle imposizioni religiose. Nelle società vecchie le donne erano schiacciate.

D: Al movimento aderiscono 300 persone. Da dove si comincia?
R:
È molto facile unirsi a Femen. È sufficiente contattarci via e-mail a joinfemenfrance@gmail.com o agli altri indirizzi, a seconda dello Stato che si sceglie.

D: Come rimanete in contatto? Ognuna agisce per conto proprio alle manifestazioni?
R:
Non riveliamo mai informazioni sulla nostra tattica, ma posso dire che nessun attivista agisce solo: i nostri gesti sono il risultato di decisioni comuni.

D: È vero che ricevete minacce di morte?
R:
Sì. Senza andare troppo lontano la stessa Asia Argento ha dovuto lasciare l'Italia per questo motivo. Anche Laura Boldrini riceve minacce di morte per sostenere posizioni femministe.

D: Esistono Femen italiane?
R:
Non abbiamo ancora una filiale sul territorio, ma è necessario crearla.

D: Da noi la pagina Facebook dell’organizzazione è stata cancellata. Come mai?
R:
Non lo sapevamo. Magari i sostenitori di Berlusconi l’avranno segnalata: cercano di mettere a tacere le nostre voci.

D: Le altre contestazioni celebri, a Parigi contro i Le Pen o a Madrid per Trump, hanno avuto un seguito?
R:
No, non è successo nulla dopo.

D: Entro il 2017 volevate organizzare una rivoluzione femminista. Ci siete riuscite?
R:
A dire il vero ci stiamo lavorando.

D: Esistono punti in comune con il movimento #metoo?
R:
Certo, sosteniamo completamente la campagna. Denunciamo il sessismo e gli abusi sessuali sin dall’inizio. È molto importante che le voci delle donne siano ascoltate ancora di più dopo lo scandalo Weinstein.

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