Otto Marzo

Festa della Donna

7 Marzo Mar 2018 1800 07 marzo 2018

8 marzo, lo sciopero di Non una di meno: «In piazza contro il maschilismo»

Astensione dal lavoro produttivo e da quello domestico, per mostrare a come sarebbe il mondo senza le donne. Un'attivista del collettivo ci spiega la manifestazione.

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Non Una Di Meno Sciopero 8 Marzo

L'8 marzo del 2017 scesero in piazza unite per la prima volta, cinque mesi dopo essersi formate nel novembre 2016 come Rete Non una di meno, trasformando la Festa della Donna in una giornata di sciopero, il primo grande sciopero femminista nella storia d'Italia. Anche quest'anno torneranno a protestare, astenendosi dal lavoro produttivo e da quello domestico, per mostrare a tutti cosa significa un mondo senza donne. Uno sciopero ancora più grande, previsto in 200 città e decine di Paesi. A Milano si parte da Largo Cairoli alle 9.30 del mattino e in Piazza Duca d'Aosta alle 18, a Roma l'appuntamento alla stessa ora in Piazza Vittorio Emanuele II, e al corte della capitale si uniranno anche Asia Argento e Miriana Trevisan, che mesi fa denunciarono di aver subito molestie sessuali da Harvey Weinstein e Giuseppe Tornatore.
«Si fa prima a dire quali sono le ragioni per non protestare che quelle per protestare», ha spiegato a LetteraDonna Andriana Loredan, 20 anni, membro del collettivo femminista GRRRamigna che aderisce a Non una di meno: «Il sistema economico sociale e culturale in cui viviamo è maschilista, il sessimo è sistematico».

8 MARZO A ROMA, TUTTI GLI APPUNTAMENTI • PASSEGGIATA FEMMINISTA A LA SAPIENZA - ore 9.30 presso la città universitaria,...

Geplaatst door NON UNA DI MENO op woensdag 7 maart 2018

LAVORATRICI E CASALINGHE, UNITEVI

Allora, forse, è meglio partire dalla forma di protesta, lo sciopero, spesso criticato anche dalle donne stesse: «Ho visto un articolo pubblicato sulla pagina Facebook di un'utente che esprimeva fastidio nei confronti della nostra scelta perché in quanto donna lavoratrice la forma dello sciopero le causa una serie di problemi». Critiche già mosse nel 2017, alle quali Loredan replica sostendo che ci sono tanti modi per aderire la protesta: «Un anno fa tante commesse che non avendo un contratto a tempo indeterminato non potevano scioperare, decisero di astenersi dal sorriso e dall'accondiscendenza verso i clienti». Anche perché si tratta di uno sciopero che non riguarda solo il lavoro retribuito, ma anche tutto quello che le donne fanno a casa, dalla cura dei bambini a quella degli anziani, «un lavoro che per la stragrande maggioranza è portato avanti dalle donne». L'intento è quello di rendere visibile l'importanza del lavoro femminile con uno sciopero che per la prima volta in decenni non è organizzato dai sindacati, sebbene molti di loro abbiano aderito. E la richiesta è quella che anche gli uomini scioperino dal lavoro per poter restare un giorno a casa al posto delle donne, ribaltando i ruoli di genere socialmente imposti.
Il contesto è quello di una crisi economica che ha portato a una costante precarizzazione del mercato del lavoro e a tagli del welfare che vanno a pesare soprattutto sulle donne: «Quest'anno il tema centrale della nostra protesta è quello della violenza economica, perché con il maggiore impoverimento e la precarizzazione del lavoro femminile le donne sono sempre più dipendenti dagli uomini e questo rende molto più difficile uscire dalle situazioni di violenza».

LE FIRMATARIE DI DISSENSO COMUNE NON ADERISCONO

Rispetto al 2017, poi, è nato il movimento #MeToo, per denunciare le molestie sessuali sul luogo di lavoro. Non una di meno ha lanciato un appello perché dal #MeToo si passi al #WeTooGether: «Si è portata l'attenzione sul tema delle molestie sul lavoro, ma il Me Too non è sufficiente, c'è bisogno di un Wee Together, per passare dalla condivisione delle proprie esperienze singole a un discorso di rapporti di potere che ci arrivano dalla società, c'è bisogno di solidarietà». Una solidarietà che non è arrivata da parte di Dissenso Comune, la lettera firmata dalle attrici del cinema italiano: «Hanno deciso di non aderire allo sciopero. Non sappiamo esattamente perché, ma temiamo che il motivo sia legato a un femminismo che vuole essere soltanto elitario e che ha avuto il pregio di sottolineare la natura pervasiva del sessismo nell'industria dell'intrattenimento ma è mancata la volontà di creare ulteriore solidarietà. Un'alleanza in occasione dell'8 marzo sarebbe stata efficace».
Dall'altro lato della barricata, poi, c'è una politica incapace di ascoltare, una politica che «ha tagliato 50 milioni dai fondi per i centri anti-violenza», una politica assente che esce da una campagna elettorale «a dir poco disdicevole e improntata su un razzismo che trasforma il problema della violenza di genere da un fenomeno strutturale che ha a che fare coi rapporti di potere anche in politica a un fenomeno di carattere emergenziale».

SOLUZIONI CONCRETE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Ed è per questo che Non una di meno ha stilato il suo piano anti-violenza: «Da novembre 2016 si sono costituiti otto tavoli di lavoro per redigere qualcosa che non fosse solo una lista di querele, ma la scrittura collettiva di migliaia di donne che si sono riunite e hanno deciso di mettere insieme le soluzioni che loro vorrebbero portare per scardinare la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere in assoluto. Una cinquantina di pagine con numerose proposte, dal reddito di autodeterminazione a un'educazione laica e femminista che non perpetri stereotipi di genere, chiediamo che il lavoro non sia precarizzato e che l'accesso all'aborto sia effettivamente quello garantito dalla legge, senza un'obiezione di coscienza al 65-70%. Perché per combattere la violenza fisica, lo stupro e lo stalking bisogna andare alla base della piramide e alle origini culturali del problema, dai micro-machismi del cat calling per strada alla disparità di salario, fino all'inefficacia dei tribunali sui casi di violenza sulle donne. E noi lo faremo costruendo nuovi consultori femministi e sportelli sindacali femministi aperti a chiunque ne ha bisogno come quello che abbiamo aperto nel nostro collettivo».

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