Elezioni 2018

Elezioni 2018

7 Marzo Mar 2018 1738 07 marzo 2018

Lorella Zanardo: «Di Maio e Salvini, ora una Ministra delle Pari Opportunità»

Da Il Corpo delle Donne sono passati 10 anni. «Ma anche senza Berlusconi al governo le cose non sono molto cambiate». L’attivista commenta l’esito delle elezioni.

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Lorella Zanardo (2)

Comparve in Rete nel maggio del 2009. Un documentario di circa 25 minuti, reperibile su YouTube e alla portata di chiunque. Fece il giro di scuole e dei teatri. E un anno dopo, nel 2010, uscì anche un libro, edito da Feltrinelli. Con lo stesso titolo. Quando Lorella Zanardo, insieme a Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, pubblicò Il corpo delle donne al governo c’era ancora Silvio Berlusconi. Erano gli anni degli scandali sessuali, del «bunga bunga», di Ruby Rubacuori, delle Olgettine e di Patrizia D’Addario. Ma anche delle offese, in diretta televisiva, a Rosy Bindi, evidentemente colpevole di non essere abbastanza avvenente.
Zanardo, docente, attivista e scrittrice femminista, soprattutto attraverso le immagini televisive, scelse di raccontare come i media mostravano e trattavano i corpi femminili. E come il modello maschile aveva influenzato anche il modo di pensare della gran parte delle donne che stavano al di là dello schermo.
A quasi dieci anni dalle due pubblicazioni, e a poche ore dall’esito elettorale, LetteraDonna ha chiesto alla scrittrice di commentare il risultato delle ultime elezioni. Soprattutto sui temi legati al femminile, come il Ministero delle Pari Opportunità.

Non so se vi aspettate che dica qualcosa a commento delle elezioni. Non ho molto da dire. Se non che ai dibattiti tv di...

Geplaatst door Il corpo delle donne op maandag 5 maart 2018

DOMANDA: Si aspettava un risultato elettorale di questo genere?
RISPOSTA: Sì, ne ero quasi certa. Essendo un’attivista per i diritti delle donne, il mio motto, a cui tengo tantissimo, è: «la Rete per informare ma gli incontri dal vivo per cambiare il mondo». Da nove anni ho una pagina Facebook (Il corpo delle donne, ndr), un account Twitter e un blog molto frequentati. Però quattro o cinque volte a settimana mi muovo e faccio incontri dal vivo, con adulti ma anche nelle scuole. Quindi, stando sempre sul territorio e in mezzo alla gente mi ero accorta di una grandissima insoddisfazione. In qualche modo, lo sapevo.

D: Elezioni che hanno visto anche Silvio Berlusconi, ancora una volta, tra i protagonisti.
R: Qualche settimana sono stata intervistata sia dal New York Times che dalla CBS canadese. Mi chiedevano di commentare come avrei visto l’eventuale ridiscesa in campo di Berlusconi, come capo di Mediaset e quindi di un certo tipo di televisione, che all’estero è molto criticata. Ho risposto che era vero che avevo fatto un documentario contro l’oggettivazione del corpo femminile, ma a essere onesta, ho dovuto anche dire che, negli ultimi cinque anni dove non abbiamo avuto un governo Berlusconi, le cose non sono cambiate tantissimo.

D: Cosa si aspetta, quindi, dalla politica che ha vinto?
R: Che, finalmente, la questione delle donne sia trattata con grande serietà. Perché i diritti delle donne sono diritti umani e vengono presi, spesso, in questo Paese, come una barzelletta. Durante la campagna elettorale c’erano pochissime donne nei dibattiti televisivi. Io direi di occuparcene. Vedo poca protesta.

D: In che senso?
R: Quando ho «protestato» verso Corrado Formigli e il suo programma, non criticando il giornalista, la trasmissione, lui l’ha presa male. Non capisco il perché: chi protesta dovrebbe essere ringraziato perché fa trasparire una critica che, se corretta, può aiutare il pubblico. Ho sollevato una questione che è sotto gli occhi di tutti e non mi riferisco soltanto a Formigli ma anche a Giovanni Floris, Enrico Mentana e Bruno Vespa, che qualche sera fa aveva il salotto pieno di uomini e c’era solo una donna. Non è una critica al singolo, ma una brutta abitudine.

D: Qualcuno potrebbe dirle che, in fondo, si tratta solo di televisione.
R: Questo è un tema fondamentale. C’è una regola che dice: «If she can see it, she can be it»: Se lei, la ragazza che sta crescendo, lo può vedere, allora lo può diventare. In tutto il mondo studiano quanta influenza hanno i media sulla crescita di chi è a casa. Mi aspetto, in futuro, di vedere donne in tv, intervistate, nei talk show ma non solo come intrattenimento, come donne pensanti che spiegano. Noi siamo all’82esimo posto della classifica del Gender Gap, stilata dal Wolrd Economic Forum, e tutti gli altri Paesi europei sono nei primi 20.

D: A proposito di questo. Qualche leader si è mostrato più attento di altri, secondo lei?
R: Il giovane Luigi Di Maio ha presentato in anticipo la sua squadra e questa è stata una cosa che ho apprezzato tantissimo. Ma vorrei approfittare di questa intervista per chiedere al capo politico del M5s e anche a Matteo Salvini di considerare una Ministra alle Pari opportunità. Non è una questione di sinistra, ma di tutti. La vergogna di questo ultimo Governo è stato non avere una ministra brava, esperta, appassionata. Questo non è un trampolino per far carriera, servono donne che abbiano la passione dei diritti delle donne.

D: Come giudica, invece, il ritorno di Berlusconi e il suo risultato così deludente?
R: Credo che il risultato elettorale abbia mostrato la necessità di volti nuovi. Molti analisti parlano di «voto di protesta» se non, addirittura, di voto di rabbia. Io, però, sul territorio vedo anche tanto dolore, che manca nell’analisi. Ci sono periferie abbandonate e quasi nessuno ha parlato degli anziani, che sono la maggioranza nel nostro Paese. Fossi io ministra, sarebbe la prima cosa di cui vorrei occuparmi.

D: L’unico a parlare di anziani è stato proprio Berlusconi.
R: Sì, è verissimo. Ho apprezzato quando lui ha promesso che avrebbe fatto un ministero dedicato. Al posto di Di Maio o Salvini non scarterei questa idea.

D: Tornando a Berlusconi: si aspettava di rivederlo nella competizione elettorale dopo il 2011? In fondo, per lui, fu un periodo piuttosto cupo.
R: Sì, certo. Noi di mestiere, da quando è uscito Il corpo delle donne, abbiamo creato un’associazione che si chiama Nuovi occhi per i media, dove ci occupiamo di educazione ai media. Guardiamo tantissimi programmi tv, visti soprattutto da ragazzi e ragazze, e li analizziamo. Perché mi aspettavo un ritorno di Berlusconi nonostante tutto?

D: Ce lo spieghi.
R:
Perché in questi anni non è stata fatta la legge sul conflitto di interessi e bastava guardare i programmi delle sue Reti. Berlusconi ha un suo network, Mediaset, che attraverso i suoi programmi di grande successo porta avanti anche la costruzione del suo personaggio. In questi anni ha sempre continuato a farlo e nessuno, dall’altra parte, ha detto che era un po’ strano.

D: Il partito +Europa di Emma Bonino, che da anni si batte per i diritti civili e i diritti delle donne, non ha superato la soglia del 3%. Secondo lei è perché gli italiani non sembrano così interessati ad argomenti come questo?
R: +Europa si è presentato un mese prima e giustamente ha avuto pochissimo modo di spiegare. Delle donne ha parlato poco, sono risultati più forti altri temi. Anche se Emma Bonino se ne è sempre occupata. A noi tanti temi sembrano importanti ma, ripeto, non ci dimentichiamo di che cos’è l’Italia.

D: Com’è l’Italia?
R: Un Paese con il 70% di persone con analfabetismo funzionale. È la percenutale più alta d’Europa. Io lo dico onestamente: non c’è tema più urgente di questo. Quindi, se questa è l’Italia, il partito di Emma Bonino aveva delle promesse articolate che, chiaramente, arrivano, in questo momento, solo a una élite. Bisognerebbe semplificare, che però non vuol dire banalizzare. Come un’azienda quando lancia un prodotto e fa una campagna pubblicitaria, sa chi c’è dall’altra parte: se hai un target di 15enni non usi un linguaggio da filosofo.

D: Laura Boldrini, Emma Bonino, Giorgia Meloni. Come giudica queste tre diverse personalità politiche in termini anche di comunicazione?
R: Bonino l’abbiamo sempre apprezzata perché le sue storiche battaglie per il divorzio e per l’aborto hanno portato a fare dell’Italia un Paese più civile. Di questo le saremo sempre grate. Di Laura Boldrini bisogna dire che, in questi cinque anni passati non c’è stato nessun politico che si sia battuto per i diritti delle donne più di lei. Chi è di destra e non lo ammette è un po’ disonesto. Giorgia Meloni ha idee politiche lontane dalle mie ma apprezzo il suo stile: è una brava comunicatrice. E, a differenza di molte donne di sinistra, ha in mente chiaramente il suo target di riferimento. Ripeto, abbiamo il 70% di analfabeti funzionali perché viviamo in uno stato che non ha investito sull’educazione degli adulti. Meloni è chiara ma non è banale.

D: Quali sono i programmi elettorali al femminile che l’hanno colpita di più?
R: Qui arrivano le note dolenti: io non li sto vedendo. Io non li sto leggendo e se c’è scritto tra le righe non conta perché deve essere una comunicazione chiara, deve essere uno dei primi punti di un programma politico, perché stiamo parlando dei diritti della maggioranza della popolazione. Faccio un appello a Di Maio e a Salvini a occuparsi dei diritti delle donne. Non vorrei parlare solo di violenza ma anche di occupazione femminile. Perché se io non ho un lavoro e sono sposata con un marito violento, magari con dei figli, ma non guadagno neanche 100 euro, non vado da nessuna parte.

D: Dei due vincitori chi l’ha convinta maggiormente in questo senso?
R: Salvini, per esempio, ha spesso banalizzato il tema delle donne, anche se forse non è nemmeno un maschilista. Ho anche sentito dire spesso in passato, sia dal M5s che da Renzi, di non aver bisogno del ministero perché nelle fila dei partiti ci sono tante donne. Non c’entra nulla.

D: Vorrebbe dare loro qualche consiglio?
R: Sì: appoggiatevi anche alle persone che sanno, a delle studiose. Non basta essere donna per occuparsi dei diritti delle donne, l’abbiamo visto anche nell’ultima legislatura. Ritengo Maria Elena Boschi una donna molto preparata (e non entro nel merito della simpatia politica), ma quando le è stata affidata la delega alle Pari opportunità si capiva chiaramente che non era appassionata a questi temi. Ci vuole competenza e passione. Serve poi un ministero con dei fondi, altrimenti è solo una figura di rappresentanza. Senza soldi non si fa nulla: bisogna finanziare i centri anti-violenza, fare i progetti nelle scuole dove si insegni l’autostima alle ragazze e l’educazione all’affettività tra i sessi.

D: La campagna elettorale si è contraddistinta soprattutto per linguaggi e toni violenti, in particolare nei confronti di alcune minoranze ma anche nei confronti di Maria Elena Boschi, Laura Boldrini o Francesca Barra.
R: Questo è lo specchio di un Paese dove chi fa politica non si fa carico dei processi educativi. I cittadini di un Paese civile non sono un effetto del caso ma sono il risultato di un processo. Anche in questo caso consiglio dei corsi per adulti, come si fa all’estero, per insegnare loro come si sta online. E a scuola dobbiamo educare i ragazzi e le ragazze a non usare l’hate speech (il linguaggio di odio, ndr).

D: Quando ci sarà spazio per un premier donna, secondo lei?
R:
Guardi, io nelle scuole lavoro tanto sui 14-19 anni e ho molta fiducia in loro. Trovo ancora tanti stereotipi, che sono quelli trasmessi dai media, ma appena iniziamo a ragionare, appena partono le immagini, appena spieghiamo loro l’uso della telecamera che oggettivizza, le risposte sono veloci e pronte. Molto è cambiato: i ragazzi vanno più all’estero e si rendono conto dei modelli. A proposito di giovani, sto lavorando a «Schermi, se li conosci li eviti», uno spettacolo teatrale che girerà nelle scuole da settembre e che parlerà di stereotipi attraverso le immagini. Il lavoro da fare è tanto, ma sono fiduciosa.

D: A proposito del suo documentario Il Corpo delle donne: c’è qualcosa che cambierebbe nella narrazione a nove anni dalla sua pubblicazione?
R: Lo scrissi insieme a due giovani uomini, che lavorano in tv. Non fu un contenuto prodotto da donne contro gli uomini, ma uno spartiacque. Non vorrei aggiornarlo: come ogni operazione creativa è così, fotografa un’epoca. Se io lo facessi adesso, chiaramente, lavorerei su altro materiale materiale. Alcune cose sono cambiate, qualcosa di buono c’è stato: le riprese oggettivanti, le feroci riprese dal basso ci sono molto meno.

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