2 Marzo Mar 2018 1358 02 marzo 2018

Benji e Fede raccontano il loro terzo album 'Siamo Solo Noise'

Dimostra quanta strada hanno fatto questi due ragazzi modenesi partiti da Youtube. Il merito è anche delle loro fan. Che per loro fanno follie.

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Benji E Fede

Il successo è qualcosa che si può costruire in diversi modi. Ci sono gli artisti lanciati dalla televisione, dai talent show e dalle etichette discografiche: tre veicoli diversi per arrivare al pubblico, che in questo modo impara ad ascoltarti, ad apprezzarti e di conseguenza ad ascoltare la tua musica e pagare il biglietto del tuoi concerti. Poi ci sono Benji e Fede. Venticinque e ventiquattro anni, entrambi di Modena, oggi escono con il loro terzo album: Siamo Solo Noise. Un percorso, quello dei due musicisti emiliani, completamente opposto a quello accennato in apertura. È grazie ai fan, infatti, che sono arrivati, nell’ordine, notorietà con il grande pubblico, piccolo schermo, grandi palchi e un’etichetta discografica importante (la Warner, dal 2014). Niente Amici di Maria De Filippi, né X Factor, né tanto meno Sanremo. Benji e Fede hanno fatto fortuna contando solo su se stessi, sul loro talento, sulla loro musica e ovviamente sul web perché è da qui che sono partiti. Ecco perché si sentono doppiamente riconoscenti verso il pubblico. Ed ecco perché continuano a gestire i loro canali social personalmente, come hanno sempre fatto.

Le sessioni di autografi e fotografie con i fan altrimenti chiamati eventi instore sono importanti almeno quanto i concerti, e non è un’esagerazione: «Serve una preparazione psicologica più che fisica, dato che il nostro rimane il lavoro più bello del mondo». Per la serie: non sarà certo qualche migliaia di persone affamate di selfie a metterli ko. O forse sì? «A volte ci alleniamo, abbracciamo la gente per strada, tra un fan e l’altro ci carichiamo come Rocky, non fa male! Non fa male!». A Milano si sono presentati in 4 mila. Roba che li ha tenuti in ballo fino a nove ore di fila. Un fenomeno sociale chiamato Fandom e no, non è una pratica sessuale, ma solo un termine anglosassone per definire una strettissima cerchia di appassionati che condividono un interesse comune: in questo caso l’interesse comune sono loro, Benji e Fede, per l’appunto. «A volte sono fin troppo appassionati. Ma d’altronde sono i rischi del mestiere».

DOMANDA: Sentiamo, fin dove si spingono i vostri followers?
RISPOSTA: È un po’ imbarazzante in realtà.

D: Poche storie. Siamo qui anche per questo.
R: (Fede)
Beh, una volta una ragazza ha scavalcato il cancello di casa mia e si è piazzata nel cortile con un telo per aspettarmi. Il problema è che io ero in casa e quando ho visto un’ombra aggirarsi in giardino mi è venuto un colpo!

D: E come si è giustificata?
R: (Benji)
Sosteneva che Fede le avesse dato appuntamento in centro a Modena per poi darle buca, ma scrivendole anche: «Dai, ci vediamo a casa mia». Una bufala, ovviamente, forse scritta da un profilo Facebook falso.

D: Altri aneddoti come questi?
R: (Fede)
A Padova abbiamo pubblicato una foto del nostro albergo e qualcuno è riuscito a risalire al nome cercando su Google tutti gli hotel della città, un’altra volta hanno suonato al citofono di Benji la sera di Natale mentre era a cena con la famiglia. Però questi sono casi estremi, finché capita una volta ogni tanto possiamo anche accettarli, come episodi. Certo, un minimo di privacy ci piacerebbe averla.

D: A volte fan così ossessivi possono diventare anche haters. Ne avete qualcuno?
R:
(Benji) Direi di no. Al massimo c’è qualcuno un po’ 'inacidito', che magari scrive un commento un po’ offensivo, tipo che la nostra musica è brutta, che siamo… gay, usando un altro termine però. Poca roba comunque.

D: Avete mai comprato followers su Instagram?
R: (Fede)
Decisamente no.

D: Provatelo.
R: (Fede)
Niente di più facile. Quando organizzavamo concerti in piazza attraverso i social e il web, prima di diventare 'famosi', venivano sempre a centinaia, gli stessi nomi e cognomi di chi metteva il proprio like sul nostro video o sulla nostra canzone. Con i fan finti tutto questo non poteva certo avvenire.

D: Insomma, ci tenete in modo particolare al vostro pubblico (in stragrande maggioranza femminile, ndr) e si vede.
R: (Fede)
È un rapporto diverso rispetto a quello più classico tra fan e artista, molto più familiare se vogliamo. C’è chi ci segue da sempre, che ci sostiene anche da prima dell’uscita del nostro disco d’esordio. Spesso diciamo che sanno cose su di noi di cui non siamo neanche a conoscenza, o che magari semplicemente non ricordiamo. Da una parte è una cosa bella, dall’altra, ora che ci pensiamo, è anche un po’ inquietante.

D: Veniamo allora al nuovo album: perché il titolo Siamo Solo Noise? Omaggio a Vasco?
R: (Fede)
Più che a Vasco, che rimane un mito, volevamo per l’ennesima volta dire grazie ai fan, il significato è: siamo noi e voi, insieme. Però assume anche un significato più letterale, perché in fondo è così che ci siamo fatti conoscere. Facendo noise, rumore, non essendo passati da nessun reality, o talent, ma facendoci pubblicità da soli, sul web e youtube.

D: Dietro uno dei vostri nuovi pezzi, Da Grande, c’è una bella storia da raccontare.
R: (Benji)
Bella ma anche casuale. Per Natale siamo andati al Policlinico di Modena al reparto dell’oncologia pediatrica. C’erano i bambini che avevano chiesto di noi e abbiamo accettato l’invito volentieri, portando pupazzi e suonando in mezzo a loro. Una bella esperienza, che ci è rimasta.

D: C’è dell’altro però.
R: (Fede)
Qualche settimana dopo eravamo in studio. Stavamo lavorando sul pezzo e abbiamo capito che aggiungere un coro di bambini potesse starci alla perfezione come accompagnamento. E così ci sono venuti in mente proprio loro, i piccoli che avevamo conosciuto al Policlinico. I genitori sono stati contentissimi e ovviamente anche i bimbi. È stato un gran bel pomeriggio. I genitori continuavano a dirci che per i loro figli si trattava di una grande rivincita, poter dire agli amici e ai compagni di scuola di aver cantato insieme con Benji e Fede per loro era il massimo.
R: (Benji) Senza considerare che si tratta di bambini ricoverati nel reparto oncologico. Quindi, mi rendo conto che è brutto dirlo, non si sa nemmeno se tutti loro avranno la possibilità di diventare grandi.

D: È questo che intendete quando dite che incontrare i fan è importante ed emozionante tanto quanto un concerto.
R: (Benji) Da una parte lo è. Dall’altra l’emozione di un live non te la può dare nessun’altra cosa. In questo senso non vediamo l’ora di suonare questo nuovo disco live, ogni album che realizziamo lo studiamo anche in modo tale da eseguirlo al meglio anche sul palco. C’è da dire che noi preferiamo le grandi platee, perlomeno dal punto di vista della tranquillità.

D: Cioè?
R: (Fede)
Siamo più a nostro agio quando davanti a noi abbiamo il grande pubblico (oltre 80 mila persone ai loro live sold out per due tour consecutivi, ndr). Quando invece ci esibiamo in un contesto più piccolo, come in un pub o una sessione in un ambiente più intimo, per noi cambia tutto. Vediamo le persone in faccia e questo ci crea un po’ disagio. Sì insomma, tendiamo a farcela sotto!

D: Eppure dite di essere cresciuti, sia musicalmente sia anche dal punto di vista dei testi.
R: (Fede)
Vero. Siamo più consapevoli di argomenti che prima non avremmo mai pensato di trattare. Buona Fortuna ad esempio è un omaggio a mio papà che non c’è più. Niente di Speciale ci è venuta quasi naturale, registrata alla terza volta che la provavamo ed è solo chitarra e voce. Una bella ballata che chiude perfettamente il disco.

D: Vi prendete decisamente meno sul serio con il pezzo On Demand che avete realizzato assieme a Shade.
R: (Benji)
Ci prendiamo in giro. Ci piace farlo, e il contesto è un mondo in cui ormai tutto è a portata di clic. E così ci siamo divertiti a immaginarci come sarebbe anche un’esistenza on demand. Nel video ci ritroviamo a partecipare a un talent per la prima volta, ovviamente veniamo scartati da una giuria composta, tra gli altri, da Diletta Leotta.

D: Vi piace vincere facile.
R: (Benji)
Come tutti. Per non parlare di Moscow Mule, che dovrebbe diventare una hit per l’estate. Si cresce ma restiamo sempre uguale a noi stessi, l’obiettivo era mettere su carta le emozioni del 2017 e trasformarle in musica, è quello che abbiamo fatto.

D: Tocchiamo allora un tema da «adulti»: le molestie nel mondo dello spettacolo. Che in qualche modo vi riguarda.
R: (Benji)
Riguarda il nostro ambiente ma per fortuna non ci ha mai visti protagonisti, nel bene e nel male. Personalmente trovo che sia un atteggiamento orribile e infamante nei confronti delle donne che le subiscono, ma anche nei confronti degli uomini che invece fanno il loro lavoro con onestà, senza approfittare di nessuno o nessuna in cambio di qualunque tipo di favore. Mi dà quasi fastidio parlarne, tanto trovo orribile questo comportamento.

D: D’accordo, prova superata. Torniamo al vostro pubblico: come si sta adattando a questa vostra crescita?
R:
(Fede) L’ideale è crescere con lui. Poi è ovvio che più passa il tempo e più si cambia, quindi bisogna mettere in preventivo il fatto di perdere qualche fan più giovane e magari conquistarne qualcun altro un po’ più adulto. Siamo convinti di aver fatto, con questo disco, un bel passo in avanti nel nostro percorso musicale.

D: Forse è anche l’unico modo, peraltro, per non passare di moda. Erano in tanti a considerarvi solo qualcosa di passeggero. E invece…
R: (Benji)
In realtà non abbiamo questo grande timore. Conosciamo le nostre potenzialità e la qualità del lavoro che ci mettiamo. Per noi non c’è stata un’esplosione improvvisa, arriviamo da quattro o cinque anni di musica insieme, di condivisioni sui social dei fan e di concerti in piazza prima di essere conosciuti.

D: Va bene: non siete una moda, non siete più dei ragazzini. Cosa siete insomma?
R: (Benji)
Siamo come ci ha definito una tua collega dopo averci visto scherzare tra di noi: «dei cazzoni». Che si sono conosciuti sul web sei anni fa, che hanno iniziato a fare cover su youtube, poi musica per teenager e ora fanno musica pop.

D: Il cui video del primo singolo del nuovo album, Buona Fortuna, è stato visto in rete nove milioni di volte in due mesi.
R: (Fede)
Merito dei nostri fan. Ma che ve lo diciamo a fare.

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