1 Marzo Mar 2018 1940 01 marzo 2018

Scandalo molestie, Monica Guerritore: «Ora non ci sentiamo più sole»

Non ha mai ricevuto avance indesiderate - «in teatro conta solo il talento», ma sta dalla parte delle donne, sempre. «Meglio restare ai margini che passare per le forche caudine».

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Monica Guerritore

In tv, a Otto e mezzo, si è scontrata con Giorgia Meloni sul tema immigrazione. Sul suo profilo Facebook, da femminista, ha parlato della lettera Dissenso Comune, condividendone gli intenti ma mettendone in discussione un'impostazione che denota «quell'atteggiamento passivo che è il nodo centrale, il condizionamento antico dal quale le donne in prima persona devono liberarsi». Monica Guerritore è una donna che non ha mai avuto paura di esporre il proprio pensiero. Un'attrice formata dal teatro di Giorgio Strehler con una lunghissima carriera tra set cinematografici e palcoscenici. Dall'1 marzo è al cinema con Puoi baciare lo sposo, una commedia di Alessandro Genovesi in cui si parla di omosessualità e pregiudizi duri a morire nonostante le evoluzioni della società. «La funzione dello Stato è quella di portare avanti la civiltà e il pensiero collettivo», ha spiegato l'attrice a LetteraDonna, «ma quest'ultimo ha bisogno di un suo tempo per adattarsi». In questo processo, un ruolo centrale lo può avere anche il cinema, così come lo sta avendo nel costruire una cultura del rispetto della donna diversa. «Con quello che è successo, il mondo cambierà», e le protagoniste di questo cambiamento saranno le donne.

DOMANDA: In Puoi baciare lo sposo si parla di omosessualità e di come viene percepita nella società. Sarà un Vizietto aggiornato al 2018?
RISPOSTA:
No, non c'entra nulla col Vizietto. Ha più a che vedere con Indovina chi viene a cena? o La bella gente, un film di Ivano de Matteo che girai qualche anno fa con Elio Germano. Si parla della distanza che c'è tra la percezione di un diritto ideale e la sua messa in pratica quando la questione ci viene a toccare da vicino. Oggi nella società si comincia ad avere la convinzione che due persone dello stesso sesso possano unirsi, ma se capita a noi, nella nostra famiglia, rimane un evento con cui confrontarsi.

D: La società però è cambiata profondamente, ora c'è persino una legge sulle unioni civili.
R:
La società sta cambiando. Abbattere i pregiudizi è difficile. Lo fa più facilmente quando le arti visive come il cinema trattano questi argomenti e lo fanno in maniera umoristica, tenera, morbida, non drammatica.

D: Il film è ambientato a Civita di Bagnoregio, uno dei borghi più antichi d'Italia. Quasi come si volesse mettere in scena il contrasto tra antichità e moderno.
R:
Sì, esatto. Una delle cose interessanti del film è proprio questo. Il sindaco, Diego Abatantuono, sa che questo mondo sta finendo, simbolicamente sta morendo, il figlio che si unisce in matrimonio con un altro ragazzo fa sì che la madre decida di organizzare un grande evento che riempirà la piazza di musica, colori, ballo e danza, rendendo il borgo estremamente colorato, variopinto, moderno anche nella musica. Sono nozze che portano una vita nuova, come succede quando si affronta la novità e si entra in un territorio in cui non si era mai stati prima.

D: Nell'ultimo periodo il mondo dello spettacolo è stato esposto a continue denunce di molestie e scandali. Per una giovane attrice è pericoloso entrarci?
R:
No, assolutamente, credo lo sia di più stare su internet. O anche il pensiero che una giovane attrice ha dentro di sé, che può aprire le porte a sopraffazioni.

D: In che senso?
R:
Vede, è importante che le persone non vengano sedotte o spaventate da un'idea di potere a cui devono per forza accondiscendere.

D: Come si può agire concretamente per combattere questo sistema sessista?
R:
Bisogna cambiare il modo di pensare delle donne, non devono più riconoscere un potere maschile a cui non possono venir meno. Se qualcuno ha paura di qualcosa, si piega anche se non gli viene chiesto di piegarsi. Questo scandalo ha fatto sì che il nostro pensiero stia cambiando, che dentro di noi si dica «non sono più obbligata ad accettare l'idea che il maschio controlla e io devo sedurre», ci si può contrapporre virilmente anche essendo femmine.

D: Forse per troppo tempo si è ritenuto normale questo sistema, facendo passare in sordina queste pratiche e di fatto normalizzandole anche agli occhi delle donne che le subivano?
R:
È esattamente ciò che sto dicendo. Se io per migliaia di anni ho dovuto in qualche modo adattarmi a un mondo governato dai maschi è stato così perché erano più forti fisicamente, perché andavano a cavallo e a caccia. Il mondo maschile ha avuto una storia di predominanza fisica e tutto questo è andato bene fino a un certo punto. Nel mondo di oggi non c'è più bisogno della forza fisica, possiamo avere la parità. Oggi conta la testa, il pensiero, l'intelligenza, e tutto ciò non ha una predominanza neuronale maschile o femminile.

D: Nel corso della sua carriera le è accaduto di doversi difendere da avance indesiderate?
R:
No, mai. Perché tendenzialmente io vivo protetta in un ambiente come quello del teatro, dal 1974, quando cominciai a 15 anni con Strehler. In quell'ambiente non c'è trippa per gatti, o stai sul palco e ti fai sentire oppure nessuno ti può aprire la strada. Io poi ho sempre avuto un carattere molto forte e anarchico, penso che nessuno, vedendomi, avrebbe potuto provarci.

D: Secondo lei, perché in tanti puntano il dito contro le attrici che a distanza di anni hanno avuto il coraggio di denunciare chi ha abusato di loro?
R:
Perché non tengono in nessun conto l'aspetto emotivo e umano della vergogna che una può aver provato. Non solo per aver subito la molestia ma anche per non averla denunciata per paura che nessuno le avrebbe dato una mano, nessuno le sarebbe andato dietro, perché i tempi erano ancora dalla parte del maschio. Ecco perché qualunque cosa fosse successa è rimasta sepolta e solo nel momento in cui qualcuno è riuscito a tirar fuori il caso il gruppo si è fatto forza. Ora non ci si sente più sole.

D: Le era stato proposto di firmare la lettera manifesto Dissenso Comune?
R:
No, ma credo non sia venuto in mente. Non so se l'avrei fatto, la mia firma lascia il tempo che trova. Sono d'accordo sul lavoro di sensibilizzazione, questo sì, e ho scritto un post su Facebook per esprimere la mia opinione al riguardo. Forse ho un punto di vista ancora più femminista.

Su #dissensocomune Oggi Silvia Fumarola intervista Cristina Comencini (La Repubblica pg 33)e riporta : 'Il documento...

Geplaatst door Monica Guerritore pagina pubblica op zaterdag 3 februari 2018

D: Pensa che le cose cambieranno ora che i movimenti femministi stanno denunciando il problema?
R:
Sì, come succede con le unioni civili, ci spostiamo mano a mano e ciò che sembrava assurdo 5-10 anni fa diventa naturale col tempo. E così anche qui si diffonderà questa consapevolezza che il maschio non è un passaggio a livello che per aprirlo bisogna passare attraverso un letto. E comunque meglio restare ai margini che passare attraverso forche caudine indesiderate.

D: Al di là delle molestie, c'è un altro grosso problema di genere, la differenza percezione che si ha dello stesso lavoro se a svolgerlo è un uomo o una donna.
R: Non esiste parità tra generi nella percezione dei produttori. Non esiste nei compensi ma nemmeno nell'accoglienza dei progetti. Io attrice, regista, autrice di grandi successi teatrali, film e tv, non ho la stessa considerazione di qualunque maschio che ha un terzo della mia esperienza. In Italia sono pochissime le registe femmine e fanno prodotti di nicchia, piccoli film che parlano di sentimenti particolari, non c'è una Bigelow o una Foster, a nessuna donna si affidano 5-10 milioni di euro per un film.

D: È così anche in teatro?
R:
No. Lì l'attore vale per il successo che ha, sia maschio, femmina, transgender o gay. Se lo spettacolo è bello e incassa si guadagna in proporzione.

D: Molestie e sessismo sono presenti in tutta la società. Pensa che tv e cinema le accentuino?
R:
Il corpo delle donne, citando Lorella Zanardo, è stato svilito e ridotto a merce, e accompagna sempre un prodotto da comprare: in tv, al cinema, nella pubblicità. Uno specchietto per le allodole quasi senza sentimento. Parlo di cose come la lotta nel fango all'Isola dei Famosi, le piume sul culo di Drive In, roba deleteria perché scinde il corpo dal sentimento, dall'essere umano che lo indossa, che ha sentimenti, vergogne, paure desideri e lo trasforma in un oggetto da frustare, sculacciare, buttare nell'acqua, vestire e svestire.

D: E come si cura questa malattia?
R:
Vuole sapere dove si dovrebbe recuperare il corpo femminile? Nelle opere letterarie, nei libri, nei film, nei testi teatrali col racconto di cos'è un essere umano. Solo che anche nei film, in genere, le donne accompagnano il viaggio di trasformazione del protagonista che è quasi sempre il viaggio di un maschio. In Francia, Germania, Spagna, America, anche Israele ho visto film con bei personaggi femminili, ma in Italia? Chi racconterebbe al cinema il viaggio di una donna? In Italia, come dice Pirandello, questa non è una donna, è una madre. Una madre o la madonna, tutto il resto è prostituzione.

D: Pensa che col tempo riusciremo a cambiare i rapporti di forza tra uomini e donne?
R:
Sì, sicuramente, perché il mondo non si ferma. Le cellule non si fermano, sono anlagen, come si dice in tedesco, in divenire, cambiano continuamente. E la storia è così, si fa da sé e si sa dove andrà a finire: in corpi che si somiglieranno sempre di più, maschili o femminili, in anime racchiuse in un corpo o in un altro ma senza distinzioni.

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