16 Febbraio Feb 2018 0930 16 febbraio 2018

Annalisa: «Con il nuovo album 'Bye Bye' dico addio alla vecchia me»

Conquistata la terza posizione a Sanremo 2018, la cantante ci racconta l'esperienza all'Ariston e lancia il suo sesto disco.

  • ...
Annalisa Bye Bye

Salire sul podio, una figata pazzesca. Le lacrime, tutte vere. La felicità, totale, e non solo per la terza posizione. Più semplicemente, Annalisa, a Sanremo 2018, era felice di esserci. Come se si fosse esibita su quel palco per la prima volta. «Però ho evitato accuratamente di leggere e sentire commenti, giudizi e opinioni sulla mia canzone durante l’intera settimana. Sarei andata in ansia totale. Sapete come sono le donne, ci spariamo un sacco di pippe». Di una cosa è certa: non esiste 'dispiacere' nel suo vocabolario per non aver vinto il Festival. E infatti guarda avanti, anzi, ha già il vento in poppa con Bye Bye, il nuovo album uscito oggi e che contiene Il Mondo Prima Di Te, brano classificatosi terzo dietro la coppia Ermal Meta-Fabrizio Moro e gli Stato Sociale. Al disco si affianca un nuovo tour in giro per l’Italia con due anteprime: il 10 maggio a Roma e il 14 a Milano. In attesa dei suoi live, Annalisa incontrerà il pubblico, per quella che sarà un’agenda fittissima: da oggi fino al 3 marzo sarà a Torino, Roma, Milano, Marghera, Brescia, Napoli, Bari, Palermo, Catania, Stezzano, Firenze, Bologna e infine Genova, nella sua Liguria dov’è nata e cresciuta.

«MAMMA, VOGLIO LA CHITARRA ELETTRICA»

In realtà il paese della sua infanzia si chiama Carcare, località di montagna vicino Savona di cinquemila abitanti. Classe 1985, genitori entrambi professori, il papà di matematica e mamma di inglese, entrambi amanti della musica. Vinili in casa dappertutto, giradischi e casse giganti Anni '60, regalo di nozze che diedero a quella piccola peste dai capelli rossi che cercava sempre di accentrare le attenzioni su di sé a costo di farti dei dispetti, una direzione fin troppo chiara. A sei anni si innamora della chitarrona rosa dei Dire Straits. Così la madre la iscrive a chitarra classica, non esattamente la stessa cosa ma i genitori, è cosa risaputa, sanno cosa è meglio per i propri figli. Dopo la chitarra è il momento del flauto traverso. «Lo scelsi io, mi piaceva e mi piace ancora». Poi arriva il canto. E una vocal coach: Danila Satragno, corista e fisarmonicista di Fabrizio De Andrè, il mito di Annalisa. E come il principe libero, i primi palchi sono sempre lì, in Liguria, Savona in particolare modo, dove fa indigestione di Police, Depeche Mode, Muse, Coldplay, Radiohead e… Mina: «La voce più bella di tutte».

LA MUSICA COME LA SCIENZA

Laurea nel 2009 in Fisica, una tesi che non ti aspetti, quella sulla pompa di calore geotermica, con una spiegazione: «Volevo dimostrare che la scienza, come la musica del resto, non è qualcosa di lontano o incomprensibile ma creazione del nuovo, immaginazione legata al quotidiano». Da qui però a immaginare che dopo la laurea potessero susseguirsi Amici, sei album compreso quest’ultimo, quattro tournée, una serie infinita di premi tra cui dischi di platino e dischi d’oro, tre trasmissioni tv come conduttrice, una presenza anche in un film e ben quattro partecipazioni a Sanremo, ce ne passava.

DOMANDA: Annalisa, magari hai pure pensato: dai che il quarto tentativo può essere la volta buona. E invece…
RISPOSTA:
Macché. Io ero felicissima già da prima che declamassero la classifica.

D: Giura.
R: Faccio di meglio. Ti rivelo un retroscena.

D: Partiam forte.
R: Senti questa. Di solito quando danno la classifica finale tutti i cantanti vengono chiamati e fatti aspettare nella cosiddetta «Red Room», in modo tale che poi i primi tre votati siano già pronti per salire sul palco nel momento finale. Ebbene, io non ci sono neanche andata!

D: Cioè eri talmente certa che non avresti mai raggiunto il podio che non ti sei neanche presentata in questa «Red Room»?
R:
Proprio così! Sono rimasta in camerino. «Tanto non sarò mai tra i primi tre», pensavo. Quando poi ho capito che ero terza ho iniziato a urlare e saltare per la gioia ma sempre nel camerino, quindi sono scesa in fretta e furia, e infatti quando finalmente sono salita sul palco per ritirare il premio, i festeggiamenti a me dedicati erano praticamente già finiti!

D: Insomma, sei una veterana, avendo partecipato già a quattro festival, eppure non hai ancora capito come funziona.
R:
Ma in realtà è sempre molto faticosa come settimana. Devi essere in perfetta forma quando ti esibisci ma anche durante il resto della giornata bisogna stare molto attenti per sfruttare ogni opportunità di raccontare il proprio progetto con le parole, con i social, con tutto quello che hai a disposizione.

D: E magari quando sali sul palco per te è sempre la prima volta.
R:
Ma non lo dico tanto per dire. Per me è davvero così. Soprattutto la prima e l’ultima volta sono sensazioni che mi sembra sempre di non aver mai vissute, tanto sono forti. Ancora una volta è stata un’esperienza stupenda, e queste non sono affatto parole di circostanza.

D: Parliamo dei vincitori: Ermal Meta e Fabrizio Moro hanno portato una canzone impegnata, con un messaggio importante. Secondo posto per gli Stato Sociale, etichettati un po’ come i nuovi Gabbani. La sensazione è che per vincere, oggi, scrivere e cantare una bella canzone non basti più.
R:
Ma io credo che in realtà non possa mai bastare saper cantare bene e basta. Serve molto altro, dedizione, sacrifici, sudore. Tornando alla tua domanda però penso che tutto dipenda dalla tipologia di cantante che ciascuno di noi è. Fabrizio ed Ermal sono cantautori impegnati e la loro canzone portava con sé esattamente il messaggio che loro avevano in mente. La stessa cosa vale per gli Stato Sociale, che hanno messo sul palco uno spettacolo ammiccante, divertente. Sono d’accordo con il paragone con Gabbani. Per come sono fatta io, il messaggio che volevo dare è esattamente quello che avete ascoltato, ho portato un po’ di mio vissuto e un po’ del modo in cui ho vissuto. Il Mondo Prima di Te trasmette ottimismo e un po’ di leggerezza.

D: Canzone che ritroviamo nel tuo album, che porta con sé una collaborazione importante, quella di Michele Canova alla produzione artistica.
R:
Gli ho chiesto una cosa tanto semplice quanto importante: di aiutarmi cioè a capire in quali ambiti sono più brava. Ho scritto tantissimo, qualcosa come settanta canzoni. Abbiamo spremuto e asciugato tutto quello che c’era da spremere e asciugare, per rendere questo album il più essenziale ma nello stesso tempo ricco possibile. Parte fondamentale del nostro lavoro è stato mettere insieme la parte strumentale e l’elettronica, senza che quest’ultima fosse preponderante, oltre a fare in modo che tutto ciò che riguardava l’arrangiamento fosse sempre di accompagnamento alla voce.

D: Mi sono perso. Puoi fare un esempio?
R:
Quando si ascolta Ed Sheeran, la sua voce prevale su tutto, come se ci fossero in sottofondo soltanto pochi strumenti. In realtà nei suoi pezzi c’è un lavoro enorme anche a livello musicale, anzi: capita a volte che ci sia un’orchestra intera! Mi sono concentrata soprattutto su questo e il risultato sono i 13 pezzi che trovate nel disco, che peraltro vedo qui per la prima volta. Aspetta un attimo, ora voglio prenderlo e aprirlo…

D: Fai piano, che così sembra quasi che la prima fan del tuo disco sia proprio tu.
R:
Ma un po’ lo sono. Guarda, ci tengo a mostrare questa cosa: non ci sono solo i nomi di chi ha contribuito all’album, ci sono anche i loro volti a mo’ di selfie. In particolare quelli dei musicisti, bravissimi, che hanno registrato gran parte del loro lavoro negli Stati Uniti, negli studi di Canova a Los Angeles. Io invece ho registrato qui, a Milano.

D: Il titolo del disco è Bye Bye. Chi stai salutando?
R:
La vecchia me stessa, forse. Il tema centrale è il cambiamento ed è difficile per e cercare di capire quando sia avvenuto. Diciamo che mi sono accorta di essere cambiata a cambiamento già avvenuto. Credo c’entri la maturazione, banalmente quando arrivi ai trent’anni il tuo ruolo cambia, in famiglia e nella società. Cambiano le priorità, in particolare quello che vuoi fare.

D: Tu cosa vuoi fare?
R:
Voglio essere felice come vogliono esserlo tutti. E questo mi ha portato a riflettere.

D: Cosa hai scoperto?
R:
Vale la pena cercare di accontentare tutti? Vale la pena essere pazienti con determinate persone o determinate situazioni e spenderci del tempo? Ho capito che la risposta è no. Sforzarsi di fare qualcosa solo perché non bisogna starsene con le mani in mano, almeno per me, non è sempre la scelta giusta. A volte è meglio non farlo proprio. Magari così sbaglio, ma almeno sono me stessa.

D: Assomiglia un po’ a qualcosa del tipo: prima cercavo di fare cosa mi diceva la testa, ora seguo più l’istinto.
R:
Sostanzialmente è così. Ma è evidente che rispetto al mio primo album, pubblicato appena finito Amici, sono cambiate tantissime cose. Ascolto magari qualche parere in meno e mi fido più di me stessa, e della mia squadra ovviamente. L’importante è aver chiaro l’obiettivo e dove si va. Io faccio musica per stare bene ed essere felice innanzitutto, e poi per far sentire bene anche gli altri.

D: Tu quando sei felice?
R:
Quando canto, ovviamente, ma non sono così banale. Sono felice anche a casa mia, sono felice con gli amici, quando torno dalla mia famiglia ogni tanto. Mi rende felice avere degli animali in casa, e ovviamente mi rende felice questo progetto.

D: Canti mai a casa tua?
R:
Scrivo, canto e registro anche. Lo faccio mentre cucino, mentre sono sul divano in pigiama, mentre tengo in braccio il gatto. Sono i momenti in cui mi sento maggiormente serena e questo si sente soprattutto nella mia voce. Quando sono in studio è difficile resettare tutto e pensare: okay, adesso bisogna cantare bene. Ho lavorato molto su me stessa per fare in modo di mantenere la serenità non solo nei miei luoghi preferiti ma anche altrove.

D: Il gatto quando canti scappa o rimane?
R:
Rimane, ovviamente. Anzi, canta anche lui.

D: E magari lo fa meglio lui.
R:
No, dai. Spero proprio di no!

D: Una cosa è certa: dai l’impressione di divertirti di più adesso rispetto a prima, quando canti.
R:
Assolutamente è così. Prendi anche solo questa intervista: due anni fa sarei arrivata già paranoiata al massimo. Adesso invece per me è come essere nel salotto di casa mia a fare due chiacchiere riguardo quello che penso e quello che ho fatto. A ripensarci, mi faccio un po’ tenerezza su com’ero. Adesso invece penso: ma chi se ne frega di tutte quelle paranoie che mi facevo. Ora me la godo di più.

D: E stai iniziando anche a fare scuola. Sei tutor ad Amici, veterana a Sanremo, scrivi canzoni anche per altri artisti (una su tutte: Gianna Nannini). Inoltre hai già fatto televisione, anche come conduttrice. Ti è mai passata per la testa l’idea di condurlo, il Festival?
R:
Non voglio darmi limiti, questo è poco ma sicuro. Quello che dici sono tutte cose che mi piacerebbe un sacco fare. Non escludo alcuna possibilità di crescere e di fare qualcosa di nuovo finché non arriva qualcuno a dirmi: no guarda, lascia perdere perché non sei proprio capace! Diciamo che mi piace fare qualcosa in cui mi sento competente, e la musica, come la scienza, le sento molto mie. Però al momento sono concentratissima con la mia musica. E al momento basta e avanza.

D: Al momento.
R:
Al momento.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso