Festival Sanremo 2018

Festival di Sanremo 2018

6 Febbraio Feb 2018 1947 06 febbraio 2018

Sanremo 2018, Emanuela Trixie Zitkowsky: «La mia vita da scenografa»

Dalla scenografia futuristica progettata per il Festival ai segreti del mestiere: alla scoperta di un settore affascinante dello spettacolo fatto di fantasia e parità tra uomini e donne.

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Emanuela Trixie Zitkowsky Scenografia Sanremo 2018

Raggiungo telefonicamente Emanuela Trixie Zitkowsky a poche ore dalla prima del Festival 2018. In sottofondo si può udire una febbrile attività frammista ad una nervosa impazienza: è lei la signora della scenografia sanremese. La voce che mi risponde però è calma e disponibile e non lascia trapelare alcuna ansietà. Si avverte solo la tensione creativa che la anima e che spera di riuscire a comunicare anche al suo pubblico.

DOMANDA: Ha definito la sua scenografia come «una città del futuro dove la musica è protagonista». A cosa si è ispirata?
RISPOSTA: La scenografia è la sala di un auditorium i cui elementi architettonici si ispirano alla musica e aiutano il suono a divulgarsi all’interno di una città costruita dagli stessi elementi e nella quale, per l’appunto, la musica è protagonista. Ci sono grattacieli elicoidali che si torcono su sé stessi, gli archi acustici sono trasformati urbanisticamente e tutte le quinte sono lavorate come fossero dei legami in acciaio, a ricordare delle strade o delle vie che possono essere quelle della vita, della musica o dell’arte.

D: Il bianco abbacinante della struttura architettonica che tipo di problemi porrà al direttore della fotografia e alla regia?
R: Non porrà loro problemi particolari. Ci sarà solo da lavorarci un pò di più. La dominante è volutamente il bianco proprio per sottolineare la volontà di ricominciare da zero con la musica.

D: Che tipo di rivoluzione musicale ha immaginato Claudio Baglioni?
R:
Il direttore artistico più che una rivoluzione ha immaginato un recupero della musica e della tradizione italiana. Il festival di Sanremo nelle passate edizioni si è trasformato spesso in un festival della musica internazionale, mentre Baglioni ha intenzione di proporre, in tutto e per tutto, un festival della canzone italiana.

D: Ogni sera un colore diverso illuminerà tutta la scena. A questo riguardo, quanto l’ha influenzata il lavoro di suo padre Tullio, il primo in Rai a realizzare una scenografia a colori?
R:
Francamente non lo so, forse è già nel mio dna. Rispetto all’epoca di mio padre, noi disponiamo di una serie di tecnologie dell’impianto sceno-luminoso che, insieme al direttore della fotografia, ci permettono di colorare e di dare immagini ai volumi scenografici delle pareti che prendono vita anche graficamente.

D: Lei ha curato le scenografie di tante celebri trasmissioni televisive. Quali programmi le hanno dato le maggiori soddisfazioni?
R:
È come chiedere a una madre quale dei suoi figli ama di più: per me ogni lavoro è stato importante allo stesso modo. Non posso, comunque, non dirmi molto legata al Grande Fratello del quale ho curato tutte le 17 edizioni.

D: C’è un suo lavoro del passato che le è tornato utile come base di partenza per la progettazione scenografica di questo Sanremo?
R:
No, perché ogni lavoro offre l’opportunità di crescere e di rimettersi in discussione. Mi fa comunque piacere quando riconoscono alcune peculiarità rivelatrici della mia personalità perché significa che non ho creato solo un contenitore, ma sono riuscita a trasmettere delle emozioni.

D: Nel suo campo pensa che le donne portino un contributo artistico ulteriore rispetto agli uomini?
R:
Non riesco a fare questa differenza perché io mi sento soprattutto un professionista. Insegnando scenografia all’Accademia delle Belle Arti devo dire però che la parte femminile è molto più motivata e forte. Anche dalle iscrizioni vediamo che sempre più donne vogliono accostarsi a questo settore.

D: Quindi è un lavoro che richiede una sensibilità femminile?
R:
Per quanto mi riguarda, non ci trovo nulla né di femminile, né di maschile, anche se è vero che questo settore è stato per tanti anni una prerogativa principalmente maschile. Quest’anno mi sono ritrovata ad essere l’unica donna a seguire i lavori del Festival tra più di 200 persone che lavoravano alla scenografia, ma a volte è capitato anche il contrario. Credo che per fortuna stiamo cominciando ad assistere ad un livellamento delle differenze di genere in questo settore.

D: Le è capitato, a parità di qualità del lavoro svolto, di essere retribuita con un compenso inferiore rispetto ai suoi colleghi?
R:
Nel settore della scenografia siamo tutti liberi professionisti e abbiamo quotazioni che dipendono dal tipo di lavoro svolto e dal tipo di professionalità. Non mi è mai successo, i contratti sono gli stessi per tutti.

D: Quindi è la preparazione tecnica a fare la differenza?
R:
Assolutamente sì, ed è giusto che sia così perché la professionalità non dovrebbe avere sesso. Il nostro è un lavoro duro, con orari spesso impossibili sia per una donna che per un uomo. Mi piacerebbe che arrivassimo davvero a rendercene conto tutti. È capitato anche a me in passato di andare ad una riunione e di vedere tutti sorpresi perché di fronte a loro si era presentata una donna. Spero di non dover fare in futuro un’altra intervista in cui si parli ancora delle differenze nel lavoro tra uomini e donne.

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