5 Febbraio Feb 2018 1027 05 febbraio 2018

«Come non darla... vinta»: il libro su sesso e potere di Elena Ballerini

Dall'avvocato del diavolo al potente in avaria: analizza diverse tipologie di uomini che sfruttano la propria posizione. E spiega il modo più indolore per rifiutare un'avance.

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Elena Ballerini

«Esiste un solo potere che domina su tutti: il sesso è un potere che non grida ma sussurra e per questo alle donne riesce molto facile utilizzarlo. Quando invece il modo per utilizzarlo meglio è quello di non servirsene affatto».
Si intitola, provocatoriamente, Come non darla... vinta: è il primo libro di Elena Ballerini, conduttrice televisiva e volto di Mezzogiorno in Famiglia, che ha deciso di inoltrarsi nelle dinamiche contemporanee di sesso e potere, analizzando una vasta tipologia di uomini potenti in cui è facile imbattersi per una donna che vuole fare carriera: Potenti in avaria, avvocati del diavolo, produttori seriali sono alcuni. «Uomini che vi vogliono perché voi volete qualcosa. Respingerli è un gioco per ciniche determinate».
Nonostante il libro, edito da Imprimatur, non tratti di molestie sessuali ma di avance e ricatti morali per ottenere i propri obiettivi, è curioso che lo scandalo Weinstein non abbia nulla a che vedere con l'idea dell'autrice.

DOMANDA: Come è nata l'idea di un libro su sesso e potere?
RISPOSTA:
Ho firmato il contratto con l'editore una settimana prima che scoppiasse il caso Weinstein, diventato di grande attualità. L'idea mi è venuta perché quello delle avances da parte di uomini di potere è un tema che riguarda tutte noi donne, non soltanto nel mondo dello spettacolo. Succede anche alle ragazze che cercano un posto come impiegate, ma storie come quelle non hanno risonanza. Voglio specificare però non ho mai parlato di molestie: penso che le molestie fisiche vadano denunciate in opportune sedi legali.

D: Il tuo libro infatti parla di avances, non di molestie. Hai avuto esperienze personali in questo senso?
R:
Sicuramente. Io come molte altre donne cercavo un mio spazio nel mondo e nel farlo mi sono dovuta imbattere in questo tipo di problematiche. Sì, abbiamo raggiunto la parità dei sessi, ma nel mondo in cui viviamo comandano ancora gli uomini. Lo strumento più importante per fermarli è la conoscenza: dobbiamo capire chi abbiamo di fronte.

D: Capita che le avance sfocino anche in molestie psicologiche.
R:
Io non credo che siano denunciabili, c'è sempre la possibilità di dire «non mi interessa, arrivederci». Se vengo spinta contro un muro e non posso reagire, lì non posso scegliere. Ma quando c'è un potere di scelta, chi magari ti dice: «Oggi fai la segretaria, domani potrei darti un posto in ufficio stampa», non ti sta molestando. Ci ha provato, ha buttato un amo.

D: Chi è il Mangiafuoco nel libro di cui parli simbolicamente?
R:
Mangiafuoco è un potente abituato a potersi servire del proprio potere per ottenere ciò che vuole. Probabilmente era un frustrato sessuale da giovane. Crede che basti attanagliare qualcuno con proposte o sogni credibili per ottenere i propri obiettivi.

D: Però è anche vulnerabile.
R:
Sì, Mangiafuoco ha sempre dei punti deboli, quindi dobbiamo saper trovare la sua umanità e giocarci. Non con tutti, ma con molti questo gioco riesce.

D: Davanti a un'avance sul lavoro si può e si deve dire di no. Ma qual è il modo migliore per farlo, e per farsi meno male?
R: La situazione migliore è arrivare a non dire questo no. Evitare che si ponga la domanda diretta. È difficile che un'avance arrivi da un momento all'altro improvvisamente, ci sono precisi segnali comportamentali e fisici che si manifestano tempo prima. Quindi non dobbiamo arrivare a quel no, oppure trasformarlo in un'atmosfera goliardica in cui viene dato un due di picche. E poi dobbiamo essere molto furbe.

D: Cioè?
R:
Ricordiamoci che l'uomo è un predatore, se io mi comporto da preda e scappo, non faccio che aumentare il suo istinto da predatore. Non dobbiamo metterci in fuga, ma renderci sempre difficilmente accessibili.

D: Spostandoci sul tema più serio delle molestie: che idea ti sei fatta delle denunce a macchia d'olio che stanno uscendo in tutto il mondo?
R: Non riesco a giudicare queste ragazze che hanno denunciato dopo tanto tempo perché non posso sapere quello che hanno subito né come l'hanno vissuto. Quindi mi tengo distante da giudizi morali di sorta.

D: Nonostante sia stata una delle prime a parlare, Asia Argento è stata molto attaccata, soprattutto in Italia.
R:
Nelle sue interviste io ho visto grande dolore, e il dolore non va mai giudicato. Lei ha raccontato di uno stupro, un'aggressione sessuale lascia anche gravissime conseguenze psicologiche.

D: Cosa pensi di Me Too?
R: Credo che quello che è successo possa diventare un incentivo a denunciare immediatamente, per dire alle donne «parlate». E di sicuro è un campanello d'allarme che è scattato per gli uomini, credo che questo serva.

D: E del caso Brizzi?
R: Situazioni come quelle sono davvero difficilissime da analizzare, vorrei avere più elementi per avere un'opinione. Aspettiamo che siano i processi, se ci saranno, a parlare.

D: Tornando al tuo libro, c'è una categoria che descrivi dopo la carrellata delle tipologia di uomini che affronti: quelle che la danno.
R:
Esatto. E secondo me non sono pericolose per nulla.

D: Perché no?
R:
Perché non ci tolgono nulla in fondo. Il problema è il loro. E la libertà di essere è inviolabile, per questo mi tengo lontana da giudizi morali.

D: E le donne pericolose chi sono?
R:
Secondo me lo sono molto di più le donne di potere rispetto a quelle che la danno.

D: Se però parliamo di situazioni in cui due donne devono affrontare un colloquio o un provino e una 'rivale' dice di sì al capo e viene presa, in questo caso una delle due è pericolosa, no?
R
: In ultima istanza però si dirà che era più brava lei, è sempre giustificabile una scelta di quel tipo. Il merito in tanti ambiti è totalmente discrezionale. Noi dobbiamo emergere in una società in cui comanda il sesso ma con altre capacità, senza il sesso.

D: Alla fine del libro scrivi: «Essere liberi significa poter scegliere senza le recinzioni del falso perbenismo collettivo. Se il sesso è il potere che domina su tutti, poterlo scegliere sarà il piacere più grande». Non credi invece che quelle che dicono di sì per fare carriera siano tutt'altro che libere?
R: Esattamente, chi lo sceglie per altre ragioni non sta scegliendo il sesso ma sta scegliendo il potere, quella non è libertà. Si incatenano al potere del sesso. Io dico: siete liberissime di farlo, però non siete libere.

D: Nel tuo libro ci sono più riferimenti alle fiabe: Mangiafuoco, Lucifero, Cappuccetto Rosso... Come mai questa scelta?
R:
Perché in questa nuova era le donne non sono solo più principesse ma hanno dovuto imparare a essere delle eroine. Nel diventarlo forse hanno un po' perso il gusto della fiaba. Una volta dovevamo essere salvate dal principe, mentre oggi dobbiamo salvarci da sole.

D: Qualche femminista ti contesterebbe...
R:
Io amo tantissimo la categoria femminile ma non mi sento una femminista. Mi sento più per la parità dei sessi assoluta, quella sì.

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