1 Febbraio Feb 2018 1747 01 febbraio 2018

The Post, Maria Pia Di Meo: «Io, la voce di Meryl Streep»

In occasione dell’uscita del nuovo film di Spielberg, una delle firme vocali più prestigiose del doppiaggio ci racconta il suo rapporto in video con l'attrice. E i segreti del mestiere.

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Maria Pia Di Meo

Martedì pomeriggio. Scelgo dalla mia rubrica il numero per chiamare Meryl Streep. Dopo qualche squillo risponde una voce dolce, leggermente influenzata, ma inconfondibile. Si, è proprio lei: è la madre in lotta per la custodia del figlio in Kramer contro Kramer, è la romantica Francesca de I ponti di Madison County, è l’inflessibile Margaret Thatcher di The Iron Lady. In realtà dall’altra parte non c’è Meryl Streep, ma è come se ci fosse perché Maria Pia Di Meo con il suo raffinato talento e la sua voce duttile e vellutata, ora piacevolmente arrochita dall’età e dalle tante ore trascorse nelle buie sale di doppiaggio, porta sempre con sé le interpretazioni della grande attrice, così come trattiene le tracce delle tante dive del passato che per anni sono state affidate alle cure della sua voce e della sua bravura. Audrey Hepburn, Julie Andrews (sarebbe già stato sufficiente il solo personaggio di Mary Poppins per riuscire a farla rimanere nel nostro immaginario), Shirley MacLaine, Jane Fonda, Barbra Streisand a Catherine Deneuve grazie alla sapiente abilità di questa signora del doppiaggio hanno impresso per sempre le loro interpretazioni nella nostra memoria. Con buona pace di quelli che, con un certo snobismo, considerano il doppiaggio l’adulterazione intollerabile di un’opera cinematografica, è grazie al lavoro certosino di professionisti come Maria Pia Di Meo, che il pubblico italiano per anni si è potuto emozionare guardando un film, venendo sedotto dal fascino misterioso del cinema.

DOMANDA: The Post è il 40esimo film in cui doppia Meryl Streep. Insomma, il vostro sodalizio è ormai rodato.
RISPOSTA: Sì, il mio primo incontro con Meryl Streep risale al 1978 quando Valerio Zurlini, attraverso un provino, mi scelse per doppiarla ne Il cacciatore di Michael Cimino. Da lì in avanti, a parte poche eccezioni, ho sempre continuato a doppiarla io. Non posso che dirmi felice e onorata di continuare a seguirla nella sua carriera durante la quale ha dimostrato di essere davvero uno, nessuno e centomila. Darle voce è sempre una sfida perché passa dal comico al drammatico con straordinaria bravura e da lei imparo sempre qualcosa sulla costruzione dei personaggi.

D: Vi siete mai incontrate?
R: Due anni fa, quando venne a Roma a ritirare un premio alla carriera all’Auditorium. Fu lei a volermi conoscere. La cosa che mi è rimasta più impressa è stata la sua gentilezza. Ero imbarazzatissima perché era addirittura lei a fare i complimenti a me. Come tutte le persone di grande valore ti mette completamente a tuo agio e sa gratificarti. D’altra parte non si potrebbe recitare così bene se non si avessero dentro di sé determinati valori e una grande sensibilità. Da lei dovrebbero imparare certe nostre attrici che si sentono delle dive, ma che in realtà non sono niente di che.

D: Cosa l'ha colpita di Katharine Graham in The Post ?
R:
È una donna che, dopo il suicidio del marito, si ritrova a essere l’editrice del Washington Post e a dover fare delle scelte molto difficili, fino ad arrivare alla decisione di pubblicare dei documenti riservati riguardanti la guerra del Vietnam che per anni erano stati tenuti nascosti. Mi ha molto colpito il fatto che sia combattuta dal dubbio e dall’incertezza, ma che incarni anche una femminista ante litteram.

D: Difficoltà nel doppiaggio?
R:
Nessuna. Si tratta di un personaggio di poche parole che si esprime con modi molto trattenuti. Mentre è stato molto difficile doppiare la Streep ne I segreti di Osage County, un bellissimo film dall’impianto teatrale uscito qualche anno fa e che, purtroppo, è stato poco fortunato, ma che consiglio davvero di vedere. Lei interpretava una madre molto dura, drogata e con un cancro alla gola. Quel ruolo è stata una delle sfide più faticose della mia carriera.

D: Riguardando Mamma Mia! mi sono accorto che la voce non è la sua. Cosa è successo?
R: Purtroppo non c'è sempre continuità. A volte i film vengono inviati a una diversa società di doppiaggio. In quel caso vennero richiesti dei provini perché dall’America volevano una vocalità simile a quella della Streep quando cantava. Io in quel periodo ero a Milano. Erano anche disponibili ad aspettare che rientrassi a Roma per fare il provino, ma mi rifiutai perché trovai ridicola questa motivazione. Quando si canta il timbro cambia e non si ha la stessa tonalità di quando si parla normalmente. Venne quindi scelta un’altra attrice (Rossella Izzo, ndr) che secondo loro aveva una voce simile al canto della Streep. Personalmente non credo molto al fatto che i provini siano stati scelti in America, ma ad ogni modo questo è quanto mi hanno detto.

D: Immagino sia frustrante quando dopo tanti anni e tanti film si richiede ad un doppiatore di sottoporsi a un provino per dare voce a un attore con cui ormai vive in simbiosi…
R: Ha ragione, è assurdo. Accadde la stessa cosa con Il diavolo veste Prada. Anche in quell’occasione mi rifiutai di fare il provino: bastava andare a riascoltarsi tutti i miei precedenti doppiaggi. Per quel film fecero il provino non solo ad una marea di doppiatrici, ma anche a tutte le più grandi attrici del teatro italiano. Alla fine venne scelta Mariangela Melato, attrice meravigliosa, ma che aveva un modo di recitare talmente personale e riconoscibile che non si adattava per niente alla Streep. Lei doppiò circa metà film, dopodiché, ad un certo punto, fui chiamata io. Non mi dissero però che il film era già stato doppiato. Io feci finta di nulla, ma sapevo benissimo che la Melato non era piaciuta.

D: Si risente un pò quando La definiscono, riduttivamente, ‘la voce di Meryl Streep’?
R: Sì, perché il doppiaggio non è solo voce, ma è recitazione. Non si tratta solo di seguire un attore o un’attrice dal punto di vista tecnico, ma di interpretare nuovamente nella nostra lingua ciò che loro hanno fatto nella loro lingua. E tutto questo in tempi ormai sempre più stretti, quasi sempre in colonna separata (registrazione solitaria attraverso la quale un doppiatore incide le sue battute separatamente da tutti gli altri suoi colleghi, ndr) e in pochi turni, per cercare di fare più scene possibili e contenere i costi. Mi creda, non è per niente facile.

D: Cosa pensa della recente rivendicazione femminile nel mondo dello spettacolo della quale proprio Meryl Streep è diventata una fiera portavoce?
R: Penso che sia una battaglia giusta. Le donne non solo devono avere gli stessi diritti, ma devono soprattutto essere rispettate per i ruoli che ricoprono a tutti i livelli e in tutti gli ambiti. Purtroppo la nostra è un’emancipazione che non è mai avvenuta del tutto. Ci vorrà ancora molto tempo.

D: Nel doppiaggio, un settore dove la bellezza non conta nulla, ritiene che le attrici siano più rispettate e valorizzate?
R: Assolutamente no. Io personalmente doppio pochissimo, un po’ per mia scelta, ma anche perché non mi sento pienamente valorizzata dal mondo del doppiaggio. È come se io, doppiando Meryl Streep, non potessi poi fare anche altri personaggi, il che è assurdo perché, in quanto attrice, sono in grado non solo di cambiare voce e tonalità, ma anche di adattarmi a caratteri e personaggi diversi l’uno dall’altro. Purtroppo questa è una situazione che accade anche a tante altre bravissime attrici che non vengono tutelate e valorizzate in alcun modo e che per questo lavorano molto poco.

D: Quindi talento e merito contano poco?
R: Le raccomandazioni e le protezioni particolari ci sono anche da noi, come del resto in ogni ambiente di lavoro. Da parte mia mi vanto del fatto di non aver mai fatto in tanti anni di carriera una sola telefonata per avere una spinta. Oggi la situazione è peggiorata perché ci sono moltissimi direttori di doppiaggio incompetenti che non sono in grado di riconoscere chi ha realmente valore e ci sono professionisti molto bravi dal punto di vista tecnico, ma molto carenti dal punto di vista della recitazione.

D: Come mai, secondo lei?
R:
Manca un background teatrale che nel passato tutti i doppiatori avevano: pensiamo, ad esempio, ad Andreina Pagnani o a Rina Morelli. Io stessa per tanti anni ho fatto teatro, e la differenza si sente. Il teatro è un quid che permette all’attore-doppiatore di aggiungere alla sua interpretazione quel guizzo emozionale in più per arrivare al pubblico in modo autentico. Anche per questo molti vecchi doppiaggi sono ancora oggi qualitativamente superiori ed è il pubblico stesso a farci sempre più caso, molto più che in passato.

D: Quanto pesano i tempi frenetici di lavorazione su questo abbassamento di livello?
R: Tanto. Questo purtroppo è un altro grande problema di questo settore. Quando si tende troppo al risparmio anche il prodotto finale immancabilmente ne risente. In questo mestiere è fondamentale saper trasmettere emozioni, ma occorre essere messi nelle condizioni di farlo. Ormai siamo arrivati al punto che più sei bravo, più si pretende, ma non deve essere così. Io però sono una che non si lascia condizionare da questo modo di fare e pretendo sempre il rispetto di certe condizioni. Se non ci sono, non accetto il lavoro.

D: Si riferisce, in particolare, al rispetto di alcune condizioni economiche?
R: Sì, certo. Quando i committenti si rivolgono a me io dico loro quello che voglio per doppiare un certo film perché se dovessi andare con il sistema di un tot a riga, come purtroppo si è pagati nel doppiaggio, sarebbe una cosa da ridere. Le nostre paghe sono davvero ridicole. Anche per questo mi è capitato a volte di non accettare alcuni film.

D: Lei è anche direttrice di doppiaggio. Le capita mai di subire delle pressioni per scegliere un determinato attore al posto di un altro?
R: No. Faccio la distribuzione delle voci come ritengo più giusto e se mi sembra che un attore o un’attrice non siano adatti ad interpretare un determinato ruolo semplicemente non li scelgo. Ma purtroppo non siamo tutti così.

D: Le capita di essere riconosciuta?
R: Certo. Mi è capitato spesso di entrare in un negozio e che la mia voce destasse subito curiosità. Quando dico che doppio Meryl Streep mi fanno grandi sconti!

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