29 Gennaio Gen 2018 1812 29 gennaio 2018

Romanzo Famigliare, Giancarlo Giannini: «Con le donne si lavora meglio»

Dall'esperienza sul set con Francesca Archibugi allo scandalo molestie («Denunciare dopo 20 anni? Lo trovo ridicolo»): intervista a uno dei protagonisti della fiction di Rai Uno.

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Giancarlo Giannini Romanzo Famigliare

Venerdi 26 gennaio, tardo pomeriggio. Ho quasi una sorta di timore reverenziale a rispondere alla chiamata del numero che compare sul mio iphone. Tuttavia, non indugio che qualche secondo su questo sentimento. «Sono Giancarlo Giannini», s’identifica il mio interlocutore. In questa laconica presentazione è contenuta tutta la storia immensa di un pezzo da 90 del cinema italiano ed internazionale, sul piccolo schermo con l'ultima puntata di Romanzo Famigliare il 29 gennaio. Con grande emozione (non lo nego) gli spiego che per poter registrare la nostra conversazione devo richiamarlo da un numero fisso. Lui dà il suo assenso, sebbene tradendo una sanguigna impazienza che accolgo come un invito implicito a fare in fretta per lasciarlo ad altri impegni che immancabilmente lo attendono. Lo richiamo alla velocità della luce e finalmente poco dopo iniziamo un’intervista che, purtroppo, per quasi tutta la sua durata deve lottare contro una comunicazione accidentata.

DOMANDA: In Romanzo Famigliare ha collaborato per la prima volta con Francesca Archibugi. Come si è trovato?
RISPOSTA: Erano anni che volevamo fare un film insieme. Quando mi ha proposto questo sceneggiato sono rimasto colpito dal personaggio che aveva intenzione di affidarmi e ho accettato subito la parte. È accaduto tutto con grande semplicità. Mi sono divertito ad interpretare questo signore potente che combatte contro una malattia il cui progredire richiedeva, da una scena all'altra, un preciso gioco mimico che mi complicava un pò il lavoro rendendomelo però allo stesso tempo anche più divertente.

D: Il pitone nell'ufficio a cui da da mangiare è stata un'idea di Francesca Archibugi oppure è frutto di una sua proposta per caratterizzare meglio il personaggio?
R: È un'idea di sceneggiatura. Credo possa considerarsi un riferimento alla malattia del mio personaggio, tanto è vero che quando io do da mangiare al serpente il topolino, quest'ultimo non viene mangiato, ma si scontra con il suo musetto contro quello del serpente. Non saprei però ricondurlo ad una simbologia ben definita. Forse è un mistero che deve rimanere tale. Come sosteneva Hitchcock, il cinema non deve spiegare tutto.

D: Nel corso della sua lunga carriera quali differenze ha notato quando a dirigerla c’è una donna?
R: Ritengo che non ci sia una grande differenza. La cosa più importante è la bravura. Devo dire però che con le donne spesso si lavora meglio perché, oltre ad essere più gentili nel rapportarsi con il cast e la troupe di un film, sono molto più attente alla descrizione della psicologia maschile. Forse perchè racchiudono in sè un mistero che l'uomo non può arrivare a penetrare. Da questo punto di vista le donne sono già perfette, mentre l'uomo è spinto ad andare alla ricerca della perfezione altrove e questo può spiegare perché nei diversi campi artistici, dalla musica alla pittura al cinema, ci siano soprattutto uomini. Le donne non hanno bisogno di andare alla ricerca della perfezione perchè hanno il potere di dare la vita attraverso il miracolo della nascita, un evento straordinario che rende la perfezione già insita in loro.

D: Quindi un film o una fiction diretti da una donna hanno un valore aggiunto?
R: Non parlerei di un valore aggiunto in generale solo perché c’è una donna alla regia, ma guarderei sempre piuttosto a chi dirige il film.

D: E per quanto riguarda la sua esperienza con la Archibugi?
R: Nel caso di Francesca c’è sicuramente un valore aggiunto dovuto al fatto che lei non solo ha diretto la serie, ma ne ha anche scritto la storia, sentendo profondamente dentro di sè le problematiche legate al mondo dei giovani di cui ha scelto di occuparsi. È l'autrice della storia in tutto e per tutto: questo è il vero valore aggiunto, oltre naturalmente alla sua bravura.

D: Come si è trovato con il resto del cast e, in particolare, con la giovane Fotinì Peluso?
R: Ho sempre un buon rapporto con tutti gli attori con cui lavoro. In Romanzo Famigliare sono stati scelti molto bene e sono davvero tutti molto bravi. Per quanto riguarda la ragazzina protagonista ho avuto poche scene con lei, ma dal giudizio della gente che sta seguendo la serie mi sembra sia stata molto brava. Devo dire che anche per me è stata una rivelazione abbastanza sorprendente, tenendo conto anche del fatto che era la prima volta che interpretava un personaggio così importante. Credo che possa avere davanti a sè una lunga carriera.

D: Anche se lavorare nel mondo dello spettacolo potrebbe essere rischioso. Cosa pensa dello scandalo molestie?
R: Guardi, credo che si stia davvero esagerando. Questa è una storia vecchia come il mondo che non riguarda soltanto il cinema, ma tanti altri ambienti. La violenza contro le donne è un fatto terribile e sempre da punire, ma adesso non esageriamo per favore.

D: A cosa si riferisce?
R:
Se andiamo avanti di questo passo tra poco non si potrà davvero più nemmeno uscire tranquilli con una donna o farle la corte perchè magari un gesto affettuoso, come il toccare una spalla, o un semplice sguardo gentile, magari un pò più prolungato, verranno scambiati per una molestia o magari indurranno le donne a pensare che ogni uomo le voglia stuprare. In Canada e in America la situazione ormai è fuori controllo.

D: Crede che i media, pur sconfinando in alcuni casi nel sensazionalismo, abbiano comunque il merito di aver portato all'attenzione del pubblico un tema come quello delle molestie magari troppo sottovalutato in passato o accettato passivamente?
R: Io credo che anche lì si stia alzando solo un grande polverone. Faccio molta fatica ad accettare il fatto che dopo 20 anni, improvvisamente, una donna si svegli e accusi pubblicamente un uomo di aver abusato di lei. Personalmente lo trovo ridicolo. Mi dica perché non è andata prima dalla polizia a denunciarlo. La risposta che queste donne hanno dato in molti casi è: «Ero troppo giovane», ma forse adesso sei troppo vecchia. In questa situazione per me c’è anche tanta fantasia.

D: Quindi le donne nel cinema non sono vittime di un sistema di potere maschile che le ha sempre penalizzate?
R:
Lina Wertmüller con Pasqualino Settebellezze ha ottenuto quattro nomination all'Oscar e avuto una carriera straordinaria. Quello che voglio dire è che se ci sono talento, carattere, volontà e voglia di fare che si tratti di attori o di attrici, di registi o di registe, uomini o donne, tutti possono tranquillamente arrivare.

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