19 Gennaio Gen 2018 1905 19 gennaio 2018

Chi era Mario Francese: il racconto di Francesca Barra

Il giornalista vittima della mafia è protagonista della nuova puntata di Liberi Sognatori, la fiction in onda su Canale 5.

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Mario Francese Liberi Sognatori

Mario Francese stava per compiere 54 anni quando fu ucciso. Stava per varcare la porta di casa, dove lo aspettavano la moglie e i suoi quattro figli. Pagò un impegno straordinario contro la mafia, un coraggio enorme, lui che fu l'unico a intervistare la moglie di Totò Riina e tra i primi a raccontare il fenomeno mafioso nei suoi dettagli.

Eppure, per troppi anni, il suo nome è stato dimenticato. Domenica 21 gennaio questa storia, la storia di un eroe italiano, viene raccontata nella seconda puntata della serie Liberi Sognatori, in onda su Canale 5 alle 21.15. E se tanti italiani avranno modo di conoscere la vita di un grande cronista, il merito è anche di Francesca Barra, che nel 2011 pubblicò il libro Quarto comandamento, raccontando la storia di Francese e della lotta della sua famiglia per ottenere giustizia. «Pietro Valsecchi, il produttore, lesse il mio libro e ne opzionò i diritti», racconta la conduttrice, «poi l'opzione è scaduta e hanno fatto il film con la famiglia, ma io sono comunque orgogliosa».
Anche lei scoprì Francese per caso: «Conducevo La bellezza contro le mafie su Radio 1, venni a conoscenza della sua storia e mi feci dare subito il numero del figlio. Poi volai a Palermo e rimasi lì, scrivevo in hotel la sera, di giorno stavo con loro, visitavo i luoghi di cui mi parlavano, è stato il lavoro di maggior coinvolgimento e sensibilità che abbia mai fatto. Conoscerli mi ha indotto a provare il loro dolore e non mi capacitavo di come una figura così essenziale fosse stata dimenticata da tutti».

DOMANDA: Mario Francese è stato un giornalista coraggioso. Quali sono i suoi meriti principali?
RISPOSTA:
Il coraggio di fare nomi e cognomi, di dare la denominazione mafia laddove sembrava un fenomeno arginato, la determinazione nel lavorare con così tanto impegno mettendo davanti a tutto lo spirito di servizio tanto ben descritto da Giovanni Falcone, lo spirito di verità, testa china sulle carte, andando personalmente a reperire le fonti. Il suo metodo, e quello dei giornalisti che hanno vissuto gli anni di ascesa della mafia, ha fatto scuola a tutti noi, e lui è certamente uno dei primi e più grandi maestri.

D: Intervistò persino la moglie di Riina, l'unico a riuscirci.
R:
Ninetta Bagarella. La intervistò e lei si fece convincere a raccontarsi. Questo è un potere, una dote che in pochi hanno: quello di riuscire a indurre la persona di fronte ad aprirsi. Si chiama empatia e capacità di ascolto.

D: A lui viene dedicata la seconda puntata di Liberi Sognatori. Quanto era libero e quanto sognatore Francese?
R:
Il sogno, quello di un Paese libero e vero, è per forza l'arma di chi esercita questa professione. Oggi siamo abituati a pensare che i giornalisti facciano solo opinione e scrivano editoriali, che si confrontino facendosi la caccia uno con l'altro, facendo prevalere l'io al racconto dei fatti. Ma ciò che arma un giornalista è il sogno di poter mostrare un mondo più vero con la propria penna. Per quanto riguarda la libertà, lui ha potuto raccontarla, e purtroppo ha pagato con la vita questa scelta.

D: Un uomo irrequieto, coraggioso in ogni sua scelta. E con il fuoco sacro del giornalismo e della notizia.
R:
Il sacro fuoco, in tutti i lavori, è la prima scintilla. Tu lo sai dentro di te che è quello che vuoi fare. Io so bene cosa significhi mettere da parte, andare a ricercare le storie, l'ho fatto per tanti anni. Poi a un certo punto la mia professione ha preso un'altra direzione, ma penso che quando ce l'hai dentro ti rimane sempre quell'ostinazione, ne fai una questione di principio. Per me è così, e questa ostinazione mi condiziona anche nella vita di tutti i giorni.

D: Non deve essere semplice vivere accanto a un uomo minacciato. Che ruolo ebbe la moglie di Francese nella sua vita?
R:
Credo che lei, come i figli, come chiunque gli sia stato vicino, abbia compreso che era l'unico percorso che lui poteva compiere. Non si può diventare un ostacolo a un sogno e alla libertà. Nessun uomo del genere china la testa, e chi ama un uomo così non può non saperlo.

D: Per anni il suo omicidio fu dimenticato, il processo archiviato. Si dovette attendere il 2003 per una sentenza di condanna definitiva. Perché?
R:
Io dico sempre che il perché bisognerebbe chiederlo alle persone che l'hanno permesso. Non è distrazione, l'ignoranza intesa come il voler ignorare un fatto, è un male. I giornali e la magistratura hanno permesso per tanti anni che la storia rimanesse nell'oscurità, ma per fortuna i figli non hanno smesso di combattere e hanno incontrato giudici e giornalisti che hanno contribuito a rendergli onore.

D: Dimenticare sembra una brutta abitudine di questo Paese.
R:
È capitato anche con Peppino Impastato: senza il film I cento passi di Giordana il suo sacrificio sarebbe rimasto confinato a un ristretto ambito territoriale, mentre oggi anche mio figlio di 12 anni ti sa dire chi è Peppino Impastato.

D: Lei nel libro parla del ruolo avuto dal figlio nel perseguimento della verità.
R:
Era un bambino quando hanno ucciso suo padre sotto casa, il dolore di questa famiglia è stato lacerante. Soltanto l'amore di un figlio che ha visto soffrire e impegnarsi suo padre può trasformarsi in un'ostinazione simile a quella messa da Mario Francese nel suo lavoro. Tutta la famiglia è stata armata da un profondo dolore che non si può spiegare a parole. Ho raccontato tante storie di vittime di mafia, e posso dire che quello dei famigliari è un dolore da fine pena mai.

D: Qual è oggi il ruolo della memoria, del ricordo delle vittime di mafia?
R:
Non c'è futuro senza memoria. Un Paese che dimentica i propri eroi quotidiani è un Paese che non può avviarsi a un futuro migliore. La memoria è un allenamento per il domani, importantissimo anche per le nuove generazioni che altrimenti non comprenderebbero cosa significhi lottare per un ideale e per la verità.

D: Operazioni come Liberi Sognatori sono decisive nel recupero della memoria?
R:
Sì, purtroppo sì. La gente legge poco e si informa poco, quindi le immagini sono il contributo più immediato. Mi auguro con tutto il cuore che questo film sia il più grande dono che questa famiglia riceverà, perché nessuno merita di essere dimenticato. Figuriamoci gli eroi come Mario Francese.

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