17 Gennaio Gen 2018 1124 17 gennaio 2018

Violenza assistita, Maria Rita Parsi: «Una legge non basta»

Riguarda il 65% dei figli cresciuti in contesti di abusi. E ha conseguenze gravissime sui ragazzi che diventeranno uomini. La psicoterapeuta: «La politica se ne frega».

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Maria Rita Parsi

In Italia una donna su tre è vittima di violenza domestica. E in più della metà dei casi, i figli assistono coi loro occhi ai soprusi subiti dalle loro madri. Si chiama violenza assistita, e ha conseguenze gravi quanto quella fisica. L'allarme è stato lanciato durante il corso di formazione per giornalisti Stop alla violenza di genere. Formare per fermare, organizzato con il supporto non condizionato del Gruppo Menarini e in collaborazione con il Dipartimento delle Pari Opportunità. Un tema importante e sensibile, di cui si parla poco, che riguarda il 65% dei figli cresciuti in contesti di violenza familiare.
«Da tempo sappiamo che in tutti i Paesi del mondo picchiare i bambini è un classico, a prescindere dalle diverse leggi e dalla carta dei diritti dei bambini, ma della violenza assistita nessuno parlava», ha spiegato la professoressa Maria Rita Parsi a LetteraDonna. Docente, scrittrice, psicologa e psicoterapeuta, la Parsi è stata membro del Comitato di Coordinamento contro l'abuso sessuale dei minori e partecipante di diritto all'Osservatorio per l'infanzia e l'adolescenza del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e nel 2012 è stata eletta al comitato Onu per i diritti del fanciullo. Spiega come il movimento femminista parli da decenni di un problema troppo a lungo ignorato dall'opinione pubblica, indica nella politica una delle responsabili e avverte: «Una legge sul reato di violenza assistita non basta».

DOMANDA: Il 65% è un dato impressionante.
RISPOSTA:
Non è impressionante per niente. Lo è solo perché ora finalmente lo diffondono, ma sono anni e anni che il tanto odiato, soprattutto dalle donne, movimento femminista lo denuncia.

D: Insomma, il problema c'è sempre stato ma lo ignoravamo?
R:
Sì. Il movimento femminista ne cominciò a farlo durante gli Anni '60, ma è sempre rimasto isolato. E la violenza assistita dà conseguenze non meno gravi di quella subita.

D: Quali?
R:
Intanto c'è la violenza sulle donne in gravidanza, che viene passata al feto, maschio o femmina che sia. Bambini che rimangono traumatizzati per legami profondissimi chimici e fisici con la madre che non si possono negare. Si arriva a una nascita traumatica, a primi mesi di vita difficili da 0 a 12, e queste cose diventano basi di un palazzo che al primo scossone crollerà.

D: In che modo?
R:
Violenza assistita significa rendere impotente chi assiste. E può generare tre atteggiamenti: il primo è la depressione, chiudersi in una bolla perché non si riesce a sopportare l'insopportabile. Poi c'è l'atteggiamento da aguzzino: ciò che mi è stato fatto lo rifarò, sarò brutale soprattutto con chi rispecchia la mia impotenza, quindi fenomeni di bullismo e baby gang, in cui si sceglie di essere aguzzini e non vittime, di dominare e non subire: tutti risultati di copioni familiari in cui si è vissuto. Il terzo è quello di diventare vittima per sempre, di andare a cercarsi gli aguzzini.

D: Succede spesso?
R:
Ultimamente c'è stato l'ennesimo caso di una donna ammazzata di botte. Ovviamente mi dispiace per lei, ma mi chiedo come venga in mente a tutte queste donne di difendere i propri aguzzini. È vero che le donne adottano comportamenti passivi che alimentano questo meccanismo, perché il gioco è a due e la speranza di chi si pone come vittima è che si salverà, cambierà e redimerà l'uomo. Nessuno parla mai dell'aggressività passiva, il dimenticare, i lapsus, il non fare, ma sono meccanismi che vanno studiati. Ciò fa sentire le vittime colpevoli, intimamente reagiscono per rispondere al trauma giustificando l'aggressore. Ma nutrono sentimenti profondi di odio.

D: Come si può spezzare questa catena?
R:
Alle donne dico tre cose: la prima è che le nemiche delle donne sono soprattutto le donne. La seconda è che se stessero dalla parte delle donne i meccanismi sarebbero già profondamente cambiati perché, terzo punto, l'educazione dei bambini parte da noi, dalle madri, dalle tate, dalle insegnanti. Le donne devono capire che questa forza di popolare il mondo, che gli uomini non hanno, deve diventare motivo di un'alleanza tra loro. Come dice Mia Martini ne Gi uomini non cambiano, gli uomini che nascono sono figli delle donne.

D: Sembra un circolo vizioso che non si interrompe mai.
R:
Nei maschi vedere aggredire la madre significa che probabilmente un giorno entrerà in depressione e diventerà a sua volta un carnefice, nelle femmine vuol dire diventare vittime. Oppure, terzo punto, ci sono tanti uomini che diventano protettivi. Se l'universo maschile e quello femminile vivessero nel rispetto, nell'alleanza, potremmo usufruire tutti di questo Paradiso Terrestre che ogni giorno umiliamo con la violenza.

D: Manca la percezione di questi rischi?
R:
Completamente. Chi ne parla? Chi parla della vita prenatale, del tempo dell'attesa, del parto? Parlano della loro politica, dei loro giochi di potere. Qual è l'interesse per la vita che hanno questi cialtroni, questi mediatori di burocrazia e di tasse? Gente che non dà nessuna speranza a nessuno, come si fa a sperare che le famiglie diano speranza ai figli quando crescono in ambienti come questi?

D: Quindi alle spalle di tutto questo ci sono mancanze della politica.
R:
Il discorso è questo: non so se abbiamo speranze finché non c'è un'educazione che parta dalle radici, un costume che parta dal cuore, che parli con gli insegnanti e i genitori, che faccia mediazione culturale, che educhi al teatro, all'arte, a tutte le forme della bellezza che ostacolano l'angoscia di morte. La violenza assistita non è solo la violenza dei padri sulle madri, non è solo quella che i minori vendono nelle serie tivù, in stile 'piccoli gomorristi crescono', ma anche l'ingiustizia sociale della politica che non si interessa di loro.

D: Una delle proposte fatte dagli esperti è quella di introdurre il reato di violenza assistita. Basterà?
R:
La legge senza presenza di educazione è tutta fuffa. Ovviamente sono favorevole all'introduzione di questo reato, ma servono finanziamenti per affiancarla a un'attività scientifica e di mediazione senza cui diventa tutto inutile. Questo Paese è pieno di leggi bellissime. La legge Basaglia è una gran legge, ma non ha aiutato i malati psichici e le loro famiglie perché non è mai stata attuata.

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