28 Dicembre Dic 2017 1249 28 dicembre 2017

Masterchef, Cannavacciuolo: «Vi spiego perché piangere fa bene»

Con l'arrivo di Antonia Klugmann, Antonino non è più il giudice matricola. Ma continua a capire l'emozione dei concorrenti.

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Antonino Cannavacciuolo Masterchef 1

Lo chiamano gigante buono, e a vederlo dal vivo si capisce perché. Antonino Cannavacciuolo è grande, grandissimo, ma ha il sorriso di chi vive la vita con gioia. Grazie all'ingresso di Antonia Klugmann tra i giudici di Masterchef, non è più la matricola del gruppo. E un po' ne è felice.

Lo chef torna in tv la sera del 28 dicembre con la registrazione della seconda puntata del cooking show di SkyUno, dopo una settimana di polemiche legate alla visita dei Nas nel suo Bistrot a Torino (avvenuta pochi giorni dopo la nostra intervista) e la multa da 1.500 euro comminatagli per l'assenza sul menù di asterischi che indicassero come alcuni prodotti fossero congelati e la mancata tracciabilità di altri ingredienti usati per i piatti. Accuse da cui Cannavacciuolo si è difeso, ammettendo gli errori e provvedendo a correggerli, ma che l'hanno portato a un silenzio social non ancora spezzato.

La tv dà visibilità, nel bene e nel male. E se, per sua stessa ammissione, gli ha permesso di far crescere gli affari e la sua attività, lo espone anche a critiche più aspre di quelle che arrivano nei confronti di colleghi meno esposti. Per lo chef napoletano è il terzo anno a Masterchef, in un contesto in continua evoluzione: «Tutta la nazione sta crescendo, si avvicinano anche tante persone che prima non cucinavano, chi si iscrive sa già cucinare», spiega Cannavacciuolo. «La cosa bella è che all'inizio vedi ragazzi timidi che vogliono trasmettere qualcosa ma non ce la fanno perché hanno paura. Poi il programma va avanti e loro crescono, sconfiggono le loro paure».

DOMANDA: Si è rivisto in qualcuno dei concorrenti? Le è mai tremata la mano?
RISPOSTA:
Io ho subìto molto l'emozione, è una cosa che ti frega. Te ne devi accorgere e reagire. All'inizio davo molto di più quando lo chef non era in cucina: quando arrivava lui, verso le 10.30-11, incominciavo a rallentare. Era la paura di sbagliare, l'ho sconfitta con il sacrificio e lo studio.

D: E la sua fisicità le fa un po' da scudo di fronte all'emozione?
R:
No, ma l'emozione c'è ed è una cosa bellissima. Spesso la si fa passare come una debolezza della persona, ma in realtà penso che sia un punto di forza. Piangere non è da tutti e fa bene.

D: Che giudice sarà?
R:
Sarò un giudice normale. Se uno va bene va bene, se va male va male. Quando dobbiamo ridere ridiamo, quando dobbiamo arrabbiarci ci arrabbiamo. Con le solite battute in napoletano. Ma il segreto sarà il gruppo, che con l'arrivo di Antonia è cresciuto ancora.

D: Ecco, cosa ha portato la Klugmann a Masterchef?
R:
Intanto io la devo ringraziare perché non sono più l'ultimo arrivato. Lei viene scoperta oggi in tv, ma è una grandissima professionista che ha già detto tanto per la cucina italiana. Nel 2006 è stata nominato migliore cuoca d'Italia, ha portato tanto a Masterchef. Una persona con cui si può parlare di cucina e anche per noi è stata motivo di studio e aggiornamento.

D: Quest'anno più arrabbiature o più commozione?
R:
Ci sono i momenti in cui si arrabbiamo e quelli in cui ridiamo alle battute di Joe, un personaggio straordinario, ringrazio sempre il giorno in cui l'ho incontrato. Un grande imprenditore con più di 30 ristoranti che ha dato tantissimo al settore. Voi ci vedete solo il giovedì sera, ma noi stiamo 24 ore insieme.

D: E viaggiate tanto.
R:
Sì, quest'anno si vedranno dei luoghi magici, anche lontani dall'Italia. Abbiamo toccato luoghi e persone bellissime, con le loro storie.

D: Ora è uno degli chef più apprezzati d'Italia, ma se non ci fosse stato papà le cose sarebbero andate diversamente. Cosa avrebbe fatto se non avesse fatto lo chef?
R:
Non ho nessuna difficoltà a dirlo: al secondo posto delle mie passioni c'è la pesca. Per me salire su un peschereccio, stare là in mezzo al silenzio del mare è una cosa bellissima. La cucina e la barca sono due posti in cui mi dimentico di tutto.

D: Come vive sul Lago d'Orta un napoletano che per sua stessa ammissione sogna in napoletano e parla l'italiano come un italiano parla l'inglese?
R:
Orta mi ha dato tanto, parliamo d'acqua e mi permette di pescare. Poi appena posso vado a ricaricarmi a Napoli, ho delle batterie belle grosse.

D: Nella sua vita e nel suo lavoro è sempre stata determinante la sinergia con sua moglie.
R:
Eravamo due ragazzi sprovveduti di 22 e 23 anni, con la voglia di mangiarsi tutto. Ci siamo messi in azienda e abbiamo lavorato dalle 8 del mattino fino alle 4 di quello dopo, tutti i giorni dell'anno. Ogni tanto ci guardavamo negli occhi e ci dicevamo: «Un giorno ce la faremo».

D: Non ne avete mai dubitato?
R:
Ci sono stati momenti in cui abbiamo avuto paura di non farcela, ma alla fine abbiamo vinto. Mi ricordo i periodi più difficili, quando non potevamo nemmeno permetterci di andare in ferie perché dovevamo pagare i debiti e mettere da parte risorse per comprare nuove attrezzature e aggiungere un dipendente ogni anno.

D: Che rapporto avete con le guide e le stelle?
R:
Le guide servono. Voi e noi, attraverso la tv, abbiamo fatto diventare stelle i cuochi, ma le stelle sono dei viaggiatori e dei clienti. Si danno e si possono pure perdere.

D: Come è successo a Carlo Cracco. Colpa della tv?
R:
Anni indietro tanti colleghi hanno perso le stelle e non facevano televisione. È stato un caso che a perderla sia stato Carlo, e se la perderò io non sarà per colpa della tv, che invece mi permette di crescere nel mio lavoro: una volta avevo 10 dipendenti, ora ne ho 25, prima avevo gli attrezzi semplici, adesso compro i migliori.

D: La tv fa crescere gli affari e anche le fan?
R:
Più che di fan parlerei proprio di tifosi, come una squadra di calcio. Far crescere un'azienda significa far crescere la clientela, perché se manca quella manca tutto.

D: A proposito di squadre di calcio: il Napoli è primo in classifica e Hamsik ha superato Maradona come gol.
R:
Lui è la nostra punta di diamante, se comincia a segnare pure lui, coi suoi 7-8 gol a campionato, il Napoli ha una soluzione in più. Ci servono i suoi gol.

D: Le sue pacche sulle spalle fanno male davvero?
R:
Ma no, servono solo a dare la carica.

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